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lunedì 9 maggio 2016

Recensione libro: Lo zen e l’arte di giocare a tennis - Il gioco interiore del tennis.

Lo zen e l’arte di giocare a tennis - Il gioco interiore del tennis.

Recensione doppia per questi libri che trattano con un approccio diverso lo stesso tema, il tennis (amatoriale o agonistico di quarta categoria).


Ovvero:

sono molto simili.
parlano entrambi di tennis.
le argomentazioni presentate portano a conclusioni simili seguendo uno stile diverso. Più pratico il primo, più teorico il secondo.

La prima domanda che viene in mente è: perchè li ho letti tutti e due?
Semplice: non sapevo avessero molte cose in comune.

Seconda domanda: li rileggeresti entrambi?
Si, ma a parti invertite.


Ho letto prima “Lo zen e l’arte di giocare a tennis”, poi “Il gioco interiore del tennis”.
Li leggerei invertiti perchè il primo è più pratico, con esercizi da fare sul campo di gioco.
Il secondo (il gioco interiore per intenderci) è leggermente più prolisso di spiegazioni ma poco pratico, puntando di più proprio alla parte mentale (interiore).
Spiega, spiega, spiega ma nel concreto esprime poco cosa c’è da fare.
Sono presenti pochi esempi pratici di come attuare la teoria.
Quindi invertendoli leggerei prima la teoria con il primo e la applicherei con il secondo.

Partiamo dall’argomento che è al centro di questi due libri: il tennis.
Cos’ha il tennis di particolare rispetto ad altri sport come il calcio o la pallacanestro?

A parte l’individualità in un caso (il tennis) e il gioco di squadra negli altri, differenza palese in questi sport che ho citato, penso di poterla riassumere molto bene con il seguente esempio.
Il tennis è, a livello emotivo, come il calcio quando si tira un rigore al novantesimo minuto o il basket quando si tira un tiro libero con punteggio in parità e tempo scaduto.

Nel tennis, ogni colpo viene messo sotto al riflettore, (soprattutto il servizio), viene sottoposto alla dura prova del “braccino corto” (termine usato in diversi sport quando sale la tensione o la paura di sbagliare).
Ogni colpo può essere analizzato e da ogni singolo colpo può dipendere una partita.

E’ vero, anche nel calcio la singola azione può determinare il risultato della partita, ma nel tennis questa singola azione si ripete centinaia di volte quando la pallina torna nella tua metà di campo.

Un passaggio sbagliato a metà campo non implica la perdita di una partita (a parte rari casi).
Un servizio sbagliato può spesso provocare un doppio fallo e la perdita di un game.

La seconda sostanziale differenza che ne deriva è che la parte mentale, l’approccio alla partita conta quasi (se non di più) del livello tecnico.

Nel tennis il fattore mentale è sotto la lente di ingrandimento e questi due libri cercano di spiegare e aiutare il giocatore a tenere sotto controllo la mente.
La tensione pre partita, che bloca lo stomaco, la paura di sbagliare che si ripropone non ogni 10 minuti ma ogni 2 o 3 secondi, ovvero ad ogni singolo colpo.

La variazione degli stati d’animo tra un cambio campo e l’altro.
Un servizio sbagliato che innesca un doppio fallo ed un’altro ancora.
Un game che dopo due errori gratuiti ti mette addosso molta pressione perchè NON devi e NON puoi più sbalgiare.

La mente che deve essere lasciata fuori dal campo che non deve pensare al passato o al futuro ma al qui e ora.
La mente che deve lasciar agire il proprio corpo che ha automatizzato i movimenti tecnici corretti e non deve essere istruito con nuovi input soprattutto in fasi delicate dell’incontro.

Molta enfasi e importanza viene data da entrambi i libri al qui e ora, concetto che viene ripreso spesso anche in altri campi, soprattutto nella psicologia dello sport.
Vivere il presente senza lasciarsi influenzare dalle da altri pensieri che poco hanno a che fare con quello che si sta facendo o da possibili o impossibili situazioni che si verificheranno nel futuro.
Con un esempio concreto, nel tennis, significa che tra un cambio campo e l’altro è necessario evitare di pensare al lavoro restando concentrati sul qui e ora (non sulla giornata lavorativa) oppure tra la prima di servizio e la seconda evitare di pensare “se sbaglio il prossimo servizio..”.


Per chi gioca a tennis troverà sicuramente molti comportamenti comuni in tanti giocatori amatoriali.

Nei due libri si parte dal concetto che mente e corpo sono due entità distinte ed anche il corpo è in grado di agire secondo proprie regole ed automatismi senza che la mente glielo ordini.

Un esempio preso dal libro e che spiega bene questi concetti è il seguente: quando alla mattina suona la sveglia non ordiniamo con la mente al nostro corpo di alzarci, voltarci, mettere giù un piede dal letto, mettere il secondo, ecc.. ecc.
Sono automatismi che il nostro corpo è in grado di eseguire.
Allo stesso modo dobbiamo lasciar agire il nostro corpo quando eseguiamo un dritto piuttosto che un rovescio senza far intervenire la mente per dire, apri prima, ruota le spalle, piegati sulle gambe, ecc. ecc.
Tutti questi ordini fanno perdere decimi di secondo preziosi che il nostro corpo avrebbe eseguito anche senza istruzioni e in automatico.

Il concetto alla base è che il corpo ha automatizzato i movimenti e la mente non deve interferire con esso per cercare di comandarlo.
La mente infatti cerca di prendere il controllo di tutto, soprattutto del corpo, mentre in realtà quest’ultimo è bravissimo ad eseguire i movimenti provati e riprovati in allenamento e che sono ormai automatizzati alla perfezione.

Il corpo è anche in grado di imparare dagli errori e di autocorreggersi senza che la mente dica come fare.

I due libri che secondo me si autocompletano, riportano molti esempi sui quali il tennista avrà modo di ragionare direttamente sul campo.

In sintesi due libri che non vi faranno diventare i nuovi Federer ma sicuramente potranno aggiungere un piccolo miglioramento al vostro gioco.
Non svelano nulla di nuovo, li trovo adatti ai giocatori di quarta categoria, principalmente livello amatore tendente all’agonista.

Dubito che Nadal abbia realizzato i suoi successi tramite questi libri, ma sicuramente qualche spunto per noi comuni tennisti lo si può cogliere.

Se proprio proprio volete leggerne solo uno, prendete quello con gli esempi, Lo zen e l’arte di giocare a tennis.

Buon match.



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lunedì 21 marzo 2016

Recensione libro: The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

Se siete interessati a capire fino in fondo il significato di “caccia alle streghe” questo è il libro che fa per voi.

Naturalmente non serve un libro di 300 e passa pagine per rendersi conto che quella contro Armstrong sia stata una punizione esemplare e un modo di ripulire uno sport che da anni, o per meglio dire, che da sempre è stato e probabilmente è ancora fortemente legato nei risultati al doping.

Non penserete mica che Armstrong sia l’unico ciclista che ha fatto uso di farmaci dopanti?
Il doping sta al ciclismo (in particolare al Tour de France) come Michael Jordan sta al basket.

Ovvero il doping, o per meglio dire l’abuso di sostanze dopanti, è sempre stato parte integrante del ciclismo e non esiste ciclista vincente che non ne faccia uso.
Leggendo di sport la pratica del doping è ormai diffusa in tutte le discipline a tutte le categorie, come evidenzia l’ultimo caso riferito a Maria Sharapova nel mondo del tennis.

Non è raro vedere spogliatoi pieni di tracce di sostanze dopanti anche a livello amatoriale.
Non mi riferisco a dosi di testosterone o anabolizzanti ma credo che a livello teorico non vi sia nessuna differenza tra assumere della cardio aspirina prima di una mezza maratona a livello amatoriale, o iniettarsi una dose di EPO prima di una tappa del Tour de France.
In entrambi i casi vuol dire assumere delle sostanze dopanti, ovvero che aumentano le normali prestazioni che si potrebbero ottenere dal nostro corpo in una determinata attività.
O ancora ricevere trasfusioni di sangue ossigenato prelevato precedentemente nei ritiri in montagna durante la preparazione estiva delle squadre di calcio.

Che differenza c’è tra la cardio aspirina e l’epo?
Nessuna, in entrambi i casi si cerca di migliorare le prestazioni con un aiuto esterno.
Si truffa se stessi, prima di tutto, per poter superare il proprio record personale.

L’abuso di sostanze, ovvero doparsi oltre il consentito (notare la differenza tra doparsi il consentito e doparsi oltre il consentito) è quindi presente in tutti gli sport, dalla boxe, al running, per passare alla formula 1 e il tennis.

Vince la squadra o l’atleta che riesce meglio degli altri a restare sotto i parametri consentiti senza farsi mai beccare in fallo.
Perchè il segreto è quello, utilizzare sostanze sotto i livelli consentiti, oppure utilizzare sostanze che non sono ancora state introdotte nell’elenco di quelle proibite.

Ho letto il primo libro di Armstrong, “Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita” e penso che questo sia il libro che meglio descrive Lance Armstrong.


Questo ultimo libro invece parla di un ciclista dopato oltre il consentito che vince 7 tour de France di fila, raffigurandolo come il male assoluto dello sport.

L’autrice del libro potrebbe sostituire il personaggio Armstrong con un qualsiasi altro nome e non cambierebbe niente (se non le vittorie).

Non si fa altro che mettere in evidenza l’arroganza della persona, il suo orgoglio e la sua cattiveria nelle relazioni con i compagni e atleti.
Il risultato è che nel lettore appassionato di ciclismo si instauri quasi una difesa di Armstrong, preso come bersaglio da tutti i poteri forti per ripulire lo sport.
Accanirsi contro di lui, fa pensare quasi più a gesti di invidia nei suoi confronti per quello che è riuscito a fare (sia chiaro, dopandosi, come tutto il mondo del ciclismo in quegli anni).
Invidia per le sue vittorie, per la sua potenza, per le sue prestazioni.

La Postal Service aveva più soldi per organizzare un programma doping migliore delle altre squadre?
E’ cosi ovunque, fa parte del gioco e dello sport ciclismo.
Se il doping fa parte del ciclismo, è naturale che la squadra che ha più soldi da investire ne tragga più profitto.
E’ come dire che il Real Madrid ha più soldi delle altre squadre e si può permettere di comprare giocatori più forti e vincere tutto e non è giusto che gli sia concesso farlo.

Quindi per invidia i tifosi delle altre squadre iniziano a accanirsi sui giocatori del Real Madrid per scoprire se abusano di sostanze dopanti in modo fuori dal consentito (naturalmente anche nel calcio se ne fa abuso).

L’alternativa, come già succede in alcuni sport americani, è mettere un tetto salariale massimo, una spesa massima che un club o una franchigia possono spendere (che nulla ha a che vedere con la farsa applicata in Europa per i club calcistici, dove se sforata, viene addebitata una multa).

Forse dovrebbero mettere un tetto massimo anche per il doping.
Puoi spendere solo tot soldi per doparti (pura provocazione naturalmente).

Postal, soldi, possibilità di più doping.
Real Madrid, soldi, possibilità di compare Messi.
Partendo dal presupposto che il doping è ciclismo, dove sta la differenza?

Naturalmente è una provocazione quella che sto facendo ma non trovo corretto ridurre una persona a zero quando tutto il mondo sapeva ed era colpevole allo stesso modo.
In oltre parliamo di una persona che nel bene o nel male ha ridato speranza a molti malati di tumore è stato dipinto come un eroe, come colui che risorge dalla malattia e vince.

Una speranza per tutti, anche se costruita, ma quando sei in certe condizioni anche questa speranza è indispensabile.

Allora andrebbe distrutta anche la Nike che lo sponsorizzava e proponeva il famoso spot “Di cosa mi faccio? Mi faccio il culo 6 ore al giorno in bicicletta”.

Come sempre molto più comodo e chiassoso prendere di mira una persona e punirla per tutti. Avendo letto due libri su Armstrong, per me resta un campione.
Nessun altro ciclista, dopandosi come ha fatto lui è riuscito a stargli davanti.

Anche Pantani, che di doping ne ha fatto uso e abuso, gli è rimasto dietro e nulla ha potuto contro una forza della natura (fisica e mentale) come Lance Armstrong.


Indice delle frasi: The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

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venerdì 27 febbraio 2015

Novak Djokovic: dieta. Gli alimenti che danno energia. Il punto vincente.

Novak Djokovic: dieta. Gli alimenti che danno energia. Il punto vincente.

Frasi Libro: Novak Djokovic: dieta. Gli alimenti che danno energia.

Gli alimenti che danno energia:

Carne, pesce e uova. Sono forse le alternative più ovvie dopo avere eliminato il grano e lo zucchero.
Mi piacciono il pollo, il tacchino e ogni tipo di pesce.

Verdure povere di carboidrati.

Frutta.

Cereali (senza glutine).
Riso integrale.

Noci e semi.
Le mandorle, le noci, le noccioline e i pistacchi.

Oli sani.
Mi limito all’olio d’oliva.

Legumi.
Adoro i ceci e le lenticchie.
I fagioli neri e rossi sono ricchi di fibre e sostanze nutrienti.
Evitate quelli in scatola, che spesso contengono troppo sale.


Mangio lentamente e in modo consapevole.

Dare al corpo istruzioni chiare.

Anzitutto, per produrre energia, la quale serve a far muovere le gambe, battere il cuore e, nel mio caso, sventolare la racchetta, i carboidrati sono la fonte primaria di energia per le nostre attività quotidiane.

Secondo, per curarsi e ripararsi, ovvero per sanare i danni provocati da un’allenamento intenso o da una lunga giornata estenuante in ufficio, il corpo usa le proteine (e altre sostanze nutritive) per rigenerare i muscoli, produrre nuove cellule sanguigne e reintegrare gli ormoni.

Regola numero tre: mantenere un atteggiamento positivo.

C’è un altro motivo per cui non guardo la televisione mentre mangio: perchè c’è ben poco di positivo da vedere.

Tra i frutti e gli ortaggi ricchi di carboidrati ci sono le patate, le banane, le pere, l’uva, il mango, le carote, le barbabietole, le cipolle.
Attenzione alla frutta secca: una tazza di uvetta contiene ben 115 grammi di carboidrati.

Regola numero quattro: più qualità che quantità.


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martedì 24 febbraio 2015

Novak Djokovic dieta. Il problema del glutine. Il punto vincente.

Novak Djokovic: dieta. Il problema del glutine. Il punto vincente.

Frasi Libro: Novak Djokovic: dieta. Il problema del glutine.

Il problema del glutine:

Il pane, naturalmente. e quindi anche i muffin, il pane degli hamburger, le tortillas, le piadine e persino il pane azzimo.

Ogni tipo di pasta a base di farina di grano, compresa la pasta verde agli spinaci e tutti gli altri tipi che contengono grano.

Dolci da forno come torte, ciambelle, biscotti e crostate.

Cracker, pretzel e tutti gli snack preparati con farina di grano.

Cereali per la colazione, anche i cornflakes, che apparentemente non contengono grano e invece ce l’hanno.
Rientrano in questa categoria anche i dolci per bambini e le varietà “salutiste” per adulti senza zuccheri aggiunti.

Bevande alcoliche ottenute dal malto come la birra.

Dove si nasconde il glutine.

Carne con farciture e ripieni: affettati, polpette e polpettoni, wurstel, salsicce, pollo iniettato di brodo e succedanei dei frutti di mare.

Certi prodotti a base di uova e noci: succedanei dell’uovo, prodotti a base di uova liofilizzate, frutta secca e burro d’arachidi possono contenere glutine.

Marinate e condimenti.

Certi latticini: state alla larga dal cioccolato al latte.

Formaggi lavorati: evitate i formaggi lavorati, i fiocchi di latte o i formaggi in crema prodotti con gomma vegetale, amido o conservanti di origine misteriosa.

Pane e cereali alternativi.

Alcuni preparati a base di frutta e verdura: le patatine fritte dei fast food.

Prodotti vegetariani: hamburger, chili e salsicce vegetali, o altre versioni vegetariane di questi alimenti, possono contenere glutine.

Dolci: alcuni ti pi di gelato (soprattutto i gusti arricchiti con impasto per biscotti).


Bevande: evitare il tè e il caffè istantanei. Rinunciate anche alla birra chiara e scura.

Fritture di carne e frutti di mare.

Cosa va bene:

Le vere uova, la vera carne, la vera frutta e verdura fresche vanno benissimo.

Quindi la mia alimentazione è molto semplice: verdure, legumi, carne bianca, pesce e frutta.

E’ molto semplice: meno zucchero consumate, meno insulina produrrete.

Vediamo di cosa è composto il nostro bicchiere di latte scremato:

Proteine: 8 grammi x 4= 32 calorie dalle proteine.
Grassi: 2 grammi x 9 = 18 calorie dai grassi.
carboidrati: 13 grammi (dagli zuccheri) x 4 = 52 calorie dalig zuccheri.
calorie totali: 102, di cui la metà dallo zucchero.

Il principio basilare per ogni buona alimentazione. La moderazione.

Tutto nella vita è questione di equilibrio e moderazione: cibo, esercizio fisico, lavoro, amore, sesso.

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Novak Djokovic: Frasi libro Il punto vincente.

Novak Djokovic: frasi del libro "Il punto vincente."
Andavo dove c’erano stati gli ultimi attacchi, pensando che probabilmente in quella zona non avrebbero bombardato di nuovo.
Giocavamo senza rete, sul cemento pieno di crepe.
La mia amica Ana Ivanovic si allenava in una piscina abbandonata.

Quando ti rendi conto che sei del tutto inerme, ti assale uno strano senso di libertà.
Vada come vada, in ogni caso non puoi farci niente.
Accettare fino in fondo il senso di impotenza è molto liberatorio.

In Serbia abbiamo un proverbio: “Se niente ti fa male, metti un sassolino nella scarpa e comincia a camminare”.


A proposito: una variante di questo test è molto efficace anche come gioco di prestigio con gli amici.
Chiedete a qualcuno di mettersi in posizione - braccio destro diteso in fuori, mano sinistra sullo stomaco - e mettete alla prova la sua forza.
Poi chiedetegli di posare un telefono cellulare sullo stomaco e riprovare.
La radiazione del cellulare induce nel corpo una reazione negativa e indebolisce il braccio, proprio come gli alimenti cui siamo intolleranti.
E’ una rivelazione che vi lascerà di stucco, e vi spingerà a pensarci due volte prima di tenere il cellulare nella tasca dei pantaloni.

Non è necessario vivere sotto una dittatura per essere vittime della paura.

Per sempre è un tempo molto lungo, come si dice dalle nostre parti.

La sconfitta peggiore non è il fallimento in sè, ma decidere di non provarci nemmeno.

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giovedì 19 febbraio 2015

Recensione libro: Novak Djokovic: Il punto vincente.

Novak Djokovic: Il punto vincente.

Avevo sentito parlare bene di questo nuovo libro e sulla scia di quello di Agassi, Open: la mia storia, del quale potete leggere una recensione a questa pagina, l'ho comprato con aspettative abbastanza alte.
Anzi, ad essere sincero, da appassionato di tennis, l’ho comprato con aspettative molto alte.
Del resto è un libro che ha la pretesa di aiutarci nei temi fondamentali dello star bene.

Ovvero, alimentazione, allenamento, riposo.

La triade dell’essere in forma e l’indispensabile per migliorarsi.
Posso dirlo?
Mediocre libro.
Scritto in prima persona, inizia raccontando qualche passaggio dell'infanzia di Novak, dei primi allenamenti sotto i bombardamenti della N.A.T.O. su Belgrado.
Della sua crescita sportiva e di come, tra i primi venti al mondo, non riuscisse ad arrivare tra i primi dieci se non addirittura al numero uno.
Interessante come specifica che essere il decimo al mondo oppure il primo al mondo è come parlare di una Ferrari o di una Fiat.

Ma questo fa parte di tutti gli sport.
Basta pensare un Marc Marquez confrontato con Mike Di Meglio.
Non che Mike sia un fermone, però ce ne passa.
Tornando al libro, e alla posizione numero venti di Novak, svenimenti e fatica fisica durante i tornei bloccavano la sua ascesa.
Fino a che, il miracolo del cambiamento dell'alimentazione (sembra un pò surreale ma sostiene sia così).
Scopre un'allergia al glutine e cambia la sua alimentazione, cosa che lo trasforma da numero venti a numero 1 al mondo in un anno.
In realtà, nulla di nuovo.
Già i nostri nonni dicevano, siamo quello che mangiamo.

E se pensiamo che l’alimentazione ci fornisce energia per svolgere le nostre attività, ha senso pensare che se introduciamo alimenti che non sopportiamo fisicamente, ne consegue una prestazione fisica sotto le nostre possibilità.

Sarebbe come fare rifornimento a una macchina diesel con della benzina super.
Il motore non gira.


E' anche vero che stiamo parlando di un professionista, ovvero di uno che fa dello sport la sua vita.
Ed era comunque numero venti al mondo.
Probabilmente per noi, comuni mortali, noi della partita a calcetto del venerdì sera, non ci accorgeremmo di niente.


E fin qui, gli spunti sono molto interessanti.

Veniamo però alla parte che mi ha lasciato insoddisfatto.
Fatta questa introduzione di qualche capitolo, inizia un ripetitivo mantra sull'alimentazione, sui presunti complotti delle case farmaceutiche, sulla pratica di yoga, meditazione ecc. ecc.
Trovo il tutto interessante ma scritto in maniera un pò banale e molto superficiale.
Sembra quasi un'autocelebrazione di quanto lui sia stato bravo a cambiare, a fare, a migliorarsi.

Cazzo, io mi domando, ma sei circondato da esperti e mai nessuno ti ha fatto fare un cazzo di esame di intolleranze / allergia a determinati alimenti?

Oltre al fatto che sono presenti 30 pagine di ricette!
Mi sembrano eccessive, neanche fosse il libro di "Cotto e mangiato".
Lui si sveglia presto, si allena, mangia bene, insomma un pò un mister perfettino.
Ribadisce l'importaza della triade, dormire, allenamento, alimentazione, nozioni che puoi trovare ormai anche sull'ultimo dei siti web indicizzati a cazzo su Google.
Infine il top della banalità viene raggiunto quando vi, ci, ricorda l'importanza dell'amicizia.
Ma va?
Pensavo che la vita da lupo solitario incazzoso che mangia patatine fritte e merendine dalla mattina alla sera fosse il segreto per diventare numero uno al mondo nel tennis.
Per concludere, scrive un paragrafo sulla meditazione.
Libri e libri sono stati scritti sulla meditazione e non basterà comunque leggerli tutti per capire cosa voglia dire meditare, e lui, con un paragrafo ci spiega come fare!?

Detto questo due cose interessanti le ho trovate.
Nel senso che alla fine è un libro che ha anche un paio di spunti che in modo semplice e chiaro, parlano di quello che andrebbe fatto.
Ormai ci sentiamo ripetere un pò ovunque di seguire una corretta alimentazione, di praticare dell'attività fisica e ultimamente, a queste pratiche, si sta inserendo quella della meditazione.
Trattare in un libro di qualche pagina l'argomento meditazione vuol dire non aver capito molto di cosa significa, o buttare li un paio di frasi tanto per.. parlare dell’ultima moda.

Sminuire la meditazione con 20 pagine e due posizioni yoga mi sembra molto "beccatevi anche questa di moda" e sarete contenti.

Ci sono monaci buddisti che meditano ore e ore in ambienti dedicati, in società completamente differenti dalle nostre e noi dovremmo prendere questa pratica e inserirla nel nostro stile di vita.
Ma soprattutto ci vuoi far credere che 4 posizioni, in una decina di pagine del tuo libro possano coprire un argomento talmente complesso come la meditazione?
No, non ci siamo.

Fermiamoci ai consigli base e i due punti fondamentali di questo libro sono:
1) un'alimentazione corretta, attività fisica e lo star bene non devono essere un obiettivo ma uno stile di vita, una strada da percorrere per ragigungere gli obiettivi.
Ovvero tramite uno stile di vita sano (che non deve essere il fine ma il mezzo) per arrivare ai propri obiettivi (lavoro, vita, sport, ecc. ecc.)

2) STOP a quel vortice di pensieri negativi che si affollano nella testa in maniera inutile.Per come la vedo io, il pensiero negativo, l'essersi alzati con la luna storta ci sta.
E' normale un pò per tutti avere le palle girate ogni tanto e non vedere sempre il bicchiere mezzo pieno.
Questo ci sta, ma quello che non ci deve stare, in questi momenti, è iniziare a creare discorsi e visualizzare situazioni che magari non avverranno mai.
Immaginazione Vs Realtà.
Spiega questo in maniera molto semplice in un passaggio che vi riporto come frase del libro:

"E poi ci sono le piccole battaglie: i litigi immaginari con persone che quel giorno non vedrai neppure, o su argomenti che non verranno mai fuori."

Per concludere, se volete una lettura veloce e non impegnativa, qualche consiglio sullo stile di vita da mantenere, è un libro che si può leggere ma non aspettatevi di diventare numeri uno al mondo nel circuito ATP.


Le frasi del libro di Novak Djokovic sono a questa pagina.

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martedì 1 aprile 2014

Frasi Libri: Tom Clancy: Contro tutti - 2.

Le frasi del libro: Tom Clancy: Contro tutti.

Non era la prima volta che informazioni parziali comunicate troppo tardi causavano problemi durante un’operazione sul campo, e senz’altro non sarebbe stata l’ultima.
I malintesi tra agenzie come l’FBI e la CIA poi erano all’ordine del giorno, ed era molto irritante.

Il peso di tanta responsabilità era una sensazione familiare, soffocante, ma si rifiutava di credere che la storia si stesse ripentendo.
Eppure era proprio così: sarebbe accaduto ancora, perchè l’universo aveva un macabro senso dell’umorismo.

"Quello che è accaduto non potrà mai essere cambiato, non importa quante volte tu proverai a rievocarlo.
Lo capisci? Il ricordo non cambia le cose. Non si può reinventare ciò che è già stato".



Ma un'altra parte di Rojas si oppose ferocemente a quell’idea.
Tutto doveva continuare come sempre.
Sua moglie non aveva mai saputo la terribile verità, e non doveva saperla nemmeno suo figlio.
Rojas si sciolse dall'abbraccio e fissò Miguel negli occhi con uno sguardo profondo, mentre un brivido gli correva lungo la schiena.
Si, la bugia equivaleva alla morte.
Mica scemo, il bastardo.
Zuniga conosceva l'arte della guerra di Sun Tzu: "Non attaccare un nemico attestato più in alto di te; se ha una collina alle spalle, non contrapporti a lui.
Quando finge di fuggire, non inseguirlo".


Quello era un indice particolarmente importante perchè le imprese di Rojas ne costituivano il quarantatrè percento.
I suoi investimenti fruttavano parecchio e in quel trimestre i profitti delle sue aziende erano aumentati.
Allora perchè Rojas fissava la sua tazza di caffè con aria sconsolata?
I motivi erano tanti... Aveva mentito a suo figlio.
Soffriva ancora per la perdita della moglie.
E i suoi affari, amati e odiati allo stesso tempo, erano a rischio.
Cosa gli stava accadendo?
Aveva sudato e faticato per fondare il suo impero, senza mostrare alcuna debolezza.
Gli attacchi dei suoi avversari non lo avevano mai scalfito, anzi, li aveva sempre ripagati con la stessa moneta.
Aveva i soldi.
Aveva le armi.

Ma in fondo non era migliore o diverso da quelle mezze cartucce che spacciavano droga ai giardinetti, dai teppistelli che per pagarsi i propri vizi scippavano nonnine indifese.

Era un cadavere ambulante con indosso un elegante trench antiproiettile.
Viveva in una reggia, ma per arrivare dov'era aveva venduto l'anima al diavolo, e un pò se ne rammaricava.

Le frasi del libro: Tom Clancy: Contro tutti.

La pagina principale del blog a questo indirizzo.

martedì 25 marzo 2014

Pensieri frasi libri - Tom Clancy: Contro tutti.

Frasi Libri: Tom Clancy: Contro tutti - 1.

Le frasi del libro: Tom Clancy: Contro tutti.

Un detto dei maestri di Muay Thay, l’antica boxe thailandese, afferma: "il calcio perde contro il pugno, il pugno perde contro la ginocchiata, la ginocchiata contro la gomitata, la gomitata contro il calcio".

La SAD doveva la sua esistenza all’Office of Strategic Services (OSS), un’agenzia attiva durante la seconda guerra mondiale, gestita dallo stato maggiore congiunto, che rispondeva direttamwente al presidente Franklin D. Roosevelt.
L’OSS non era soggeta al controllo militare: opzione, questa, che all’epoca aveva suscitato numerose perplessità e suscitato scetticismo.
Il generale Douglas MacArthur, a quanto si dice, era molto riluttante ad avere con se agenti dell’OSS durante le operazioni da lui condotte.
Quando dopo la guerra l’agenzia fu smantellata, naque la CIA, creata dal National Security Act del 1947.

I cuscini, chiamati toshak, e il sottile stuoino al centro, un dastarkhan, erano parte della cerimonia quotidiana del tè.

Aveva sette o otto anni e portò agli ospiti una speciale bacinella e un bricco chiamati haftawa-wa-lagan.

Tornati nel salotto, si sedettero nuovamente e il ragazzino portò un korma, uno stufato a base di cipolla, insieme a chutney, sottaceti e naan, un pane azzimo cotto nei forni di terracotta.

E' la resa dei conti, al tramonto, che permette al coraggio e alla verità di sbocciare.


Era un travestimento semplice; quando lavorava nella fabbrica di esplosivi aveva imparato che più il progetto e la bomba erano semplici, maggiori erano le possibilità di successo.

Conclusa la preghiera del mattino, Rahamani stava sorseggiando del tè, in procinto di mangiare un pò di quel pane non lievitato che gli afgani chiamano roht, accompagnato da albicocche, pistacchi e denso yogurt bianco.

Sarebbe ricorso allo hudaibiya, la menzogna, così come il Corano esortava a fare con le ralazioni con gli infedeli.

La voce di Rahmani aumentò di tono quando citò il Corano: "A colui che combatte sulla via di Dio, ucciso o vincitore, daremo mercede immensa".
"Il Paradiso ci aspetta", aggiunse Samad, con un vigoroso cenno di approvazione.
"E anche se moriremo da martiri, per poi risorgere e subire di nuovo il martirio, combatteremo lo stesso. E' per questo che maiamo la morte".

Nessuno poteva cominciare la prima fase senza superare il corso di due settimane denominato INDOC.
Il primo test di resistenza comprendeva quanto segue:
- Percorso a nuoto di cinquecento metri in stile rana e/o alla marinara in meno di dodici minuti e trenta secondi.
- Minimo 42 flessioni in due minuti.
- Minimo 50 addominali in due minuti.
- Minimo 6 trazioni alla sbarra.
- Corsa di due chilometri e mezzo con pantaloni lunghi e anfibi in meno di undici minuti.

Le parole al centro della decorazione ricordavano loro il motto dei SEAL: "L'unico giorno facile è ieri".
"Mi stai dicendo che sai perchè si è ritirato?" Gli chiese Moore perplesso.
Carmichael annuì. "Si , lo so: non hanno affrontato un’ora alla volta, un esercizio alla volta. Hanno cominciato a pensare troppo al futuro e a tutti i giorni di sofferenza da affrontare, ed è stato per questo che sono crollati".

Gli agenti della BORTAC avevano il compito di tentare di arginare la coltivazione, la preparazione e il contrabbando di cocaina in un lungo elenco di Paesi tra cui figuravano Guatemala, Panama, Colombia, Ecuador e Perù.

"Non devi mai aver paura di nessuno, Jorge. La gente cercherà sempre di intimorirti, ma nessuno è migliore degli altri.
Alcuni hanno i soldi e armi.
E' questa l'unica differenza.
Non aver paura.
Bisogna essere guerrieri in questa vita".

La santa Muerte era la più popolare tra quei mercenari: custodivano delle vere e proprie reliquie.
Eleggere a loro salvatrice l’effigie scheletrica della Santa Vergine di Guadalupe, quando sembrava l’immagine stessa del Male, per lui era una totale idiozia.
Poi c’era San Giuda, il patrono delle cause perse: un imbecille aveva sperato di passare il confine infilando tredici chili e mezzo di marijuana in una statua del santo.
Che coglione.
Uno dei santi meno conosciuti era Ramon Nonato.

Le frasi del libro: Tom Clancy: Contro tutti.

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martedì 18 marzo 2014

Recensione libro: Tom Clancy: Contro tutti.

Le frasi del libro: Tom Clancy: Contro tutti.

Appena finito di leggere ho pensato: bel libro "ma".

Perchè?
I libri di Tom Clancy sono sempre scorrevoli ed avvincenti per quelli a cui piace il genere avventura / poliziesco / C.I.A. / F.B.I.
Insomma il genere Tom Clancy.

In questo libro si racconta della lotta tra la C.I.A. e i cartelli della droga messicani.

L'agente Moore sarà incaricato di distruggere il più imponente cartello della droga messicano, il cartello di Juarez.
Nella sua missione sarà aiutato da un team di specialisti, di spie e infiltrati.
E soprattutto non sarà mai solo, perchè i dubbi sulle sue decisioni passate, torneranno alle mente durante il racconto mettendolo in difficoltà di fronte a nuove scelte.

Partendo dall'idea che i libri di Tom Clancy sono molto simili a quello che accade nella realtà risulta interessante la lettura che ci fa scoprire questo mondo che scorre tra azione e violenza, soldi e povertà.

Veniamo però al "ma" iniziale: il libro è composto da 700 pagine e direi che almeno 200 possono essere eliminate.

Le prime 200 pagine si perdono in racconti e aneddoti che potrebbero anche essere saltati.
Certo, servono per introdurre i personaggi ma durante il racconto si riesce comunque a capirne la personalità senza che l'introduzione iniziale si sia rilevata essenziale.
Inoltre nel libro sono sparsi flashback della vita privata che poco aggiungono al racconto.
Allungano troppo l'entrata in scena dell'avventura e rende difficile seguire il susseguirsi degli eventi.

Infatti ero quasi deciso ad abbandonarlo ma poi parte con un'escalation di eventi che ti fanno bruciare le restanti 500 pagine.
La trama diventa ben intrecciata e finalmente si entra nel vivo.
Per fortuna ho tenuto duro alle prime 200 pagine.


Si passa da un evento a un altro, per aggiungere un pezzo del puzzle e tornare all'evento principale. La lotta al cartello.
E' interessante leggere dei tunnel scavati dai cartelli della droga messicani per attraversare il confine e della guerra tra i differenti clan.

Polizia corrotta, fornitori, preparazione della merce e ricchezza avvolgono questo libro.
In tutto questo si inserisci l'ormai sempre presente parte del "terrorismo" e dell'attentato che l'agente Moore cercherà di sventare, forse.
Il finale mi sembra un pò buttato li.

Ovvero andava approfondito di più o addirittura ci si poteva scrivere un nuovo racconto.
Perchè inserire questa parte per non approfondirla?

Non posso spoilerare niente quindi, chi vorrà leggerlo capirà.

Una bel libro, forse un pò lungo, che distrae il lettore dai suoi pensieri quotidiani, raccontando una parte di mondo un pò sconosciuta.

Detto questo il "ma" mi fa dire: tra tutti quelli di Tom Clancy tanto vale leggerne un altro.
Bella la parte centrale, ai bordi sgrana un pò.


Le frasi del libro: Tom Clancy: Contro tutti.

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martedì 4 marzo 2014

Frasi Libri: Fai bei sogni di Massimo Gramellini. 3.

Le frasi del libro: Fai bei sogni di Massimo Gramellini

La ginnastica dell'anima predilige le salite.

"Hai fatto una scoperta importante. L'amore non basta a rendere felici gli esseri umani.
La felicità non è figlia del mondo, ma del nostro modo di rapportarci a esso.
Non dipende dalla ricchezza, dalla salute e neanche dall'affetto di un'altra persona. Dipende solo da noi. Quindi tutti possiamo provarla.

Ma la vita non è un mantra per buon temponi.
Nello stomaco di tutti galleggia un'ingiustizia che abbiamo subìto e consideriamo inaccettabile.

Se vuoi cambiare gli effetti, cambia le cause.
La vita risponde, sempre.


Bisogna essere padroni della propria mente senza lasciare che la mente diventi la nostra padrona.

Il problema non è mia moglie.
Sono io, che avevo bisogno di una salita e invece ho preso una scorciatoia.

Ho cercato di cambiare la mia vita senza cambiare me.
Mi sono raccontato la favola dell'amore fra simili e dell'unione di due solitudini.


Il comandante Ciuka non era un buono. Era un giusto.

E' nulla il morire. Spaventoso è non vivere.

Nei gesti di una coppia che nasce si può leggere la sua missione.
Elisa era entrata nella mia vita per cambiare il menù.

Mi guardò in un certo modo.
Come ti guarda una donna quando ha deciso di scommettere su di te.


"E' la vita?"
"Mi fa paura l'idea di sprecarla. Se la morte è un viaggio, immagino che la vita sia il prezzo del biglietto."
"E' nulla il morire. Spaventoso è non vivere."

"Bè.. che la vita va affrontata.
Che anche i dolori, le ingiustizie e le lacrime spare per una causa servono a qualcosa, per quanto non saprei a cosa."
"Secondo me servono e ti spinogno a cambiare. Ti è mai capitato di chiederti, dopo aver preso una mazzata: perchè mi è successo, cosa mi sta dicendo la vita?"
"No, di solito mi lamento della mazzata e basta."


Gli affetti dell’infanzia si imprimono nel cuore come tatuaggi indelebili.
Quando sembrano morti sono solo svenuti.
E possono riprendere a vivere senza bisogno di troppe spiegazioni.

Succede a noi che ospitiamo Belfagor nello stomaco.
Pur di non fare i conti con la realtà preferiamo convivere con la finzione,
spacciando per autentiche le ricostruzioni ritoccate o distorte su cui basiamo la nostra visione del mondo.

Molte frasi attribuite ai personaggi storici sono state inventate dai loro biografi.
Eppure le citiamo con convinzione.

Preferiamo ignorarla, la verità.
Per non soffrire.
Per non guarire.
Perchè altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere.
Completamente vivi.

E c'è sempre pià amore in chi rimane che in chi se ne va.
Ciò che sto cercando di dirti è che la paura uccide sempre l'amore.
Solo il perdono ti rimette in contatto con l'energia dell'amore.


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giovedì 27 febbraio 2014

Frasi Libri: Fai bei sogni di Massimo Gramellini. 2.

Le frasi del libro: Fai bei sogni di Massimo Gramellini

"Mi dispiace, bambino… Non ce la faccio a volerti bene. Nessuno ne ha mai voluto a me e… non so come si fa."

Ma io ero troppo preso dalla mia sofferenza per interessarmi alla sua.

Erano disperati in mezzo ad altri disperati e la condivisione del problema faceva si che non si sentissero dei diversi come invece mi sentivo io.

La mia passione per le vite delgi altri è sempre dipesa dal desiderio inconsapevole di scoprire come fossero riusciti a sopravvivere al primo impatto con il dolore.

I se sono il marchio dei falliti! Nella vita si diventa grandi nonostante.

"Non fare cosi perchè mi piace" era il mogugno con il quale si concedevano all’abbraccio di qualche ragazzo piùà grande. Ma a me dicevano soltanto: "Sei proprio dolce…", il segnale di divieto di transito.

I sogni sono radicati nell’anima e la mia era fuori servizio.

Non so se in amore vince chi fugge, ma di sicuro chi perde rimane dov’è: immobile.


Ma il lavoro solitario su materie così lontane dai miei interessi mi ricordava di continuo come la mia vita fosse diventata una conseguenza inesorabile di scelte difensive.

Rimaneva la psicanalisi, ma per potermi sdraiare su un lettino avrei dobuto vincere la vergona e chiedere i soldi a papà, che considerava i tarli della mente un passatempo per perditempo.

Ma per guarire l’anima non basta cambiare ospedale.

Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione.

Perche tutti, una volta nella vita, abbiamo diritto di credere che le canzoni dell’estate siano state scritte apposta per noi.

Avevo sedotto Emma nella sorpresa generale, anche un pò mia, mettendo finalmente a frutto una lezione infallibile: ascoltarla. Le donne non si conquistano con le corde vocali, ma con gli orecchi.
Noi maschi sprechiamo tempo a rintronarle di battute memorabili quando l'unica cosa che ci chiedono è di prestare attenzione ai loro pensieri.

La saggezza doveva vedersela con la resistenza tenace del cuore, che si era appena affacciato alle stelle e non aveva nessuna intenzione di ritornare nel suo rifugio antisismico.

Incomincio un tira e molla telefonico.
Era una sifda impari e per di più io la disputavo in trasferta.

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martedì 25 febbraio 2014

Frasi Libri: Fai bei sogni di Massimo Gramellini. 1.

Le frasi del libro: Fai bei sogni di Massimo Gramellini

Molto più importante di quello che sappiamo o non sappiamo è quello che non vogliamo sapere.

Dalle loro facce perplesse avevo ricevuto il primo responso esistenziale: la pittura non sarebbe mai stata il mio talento. Il mondo che avevo dentro avrei dovuto cercare di disegnarlo con le parole.

La mamma è il tuo angelo custode, lo sai.
Da tempo chiedeva il permesso di volare lassù per proteggerti meglio e ieri il Signore l’ha chiamata a sè.

"Breve riposo dona alla mamma, Signore. Svegliala, falle un caffè e rimandala subito qui. E' mia mamma, capito? O riporti giù lei o fai venire su me. Scegli tu. Ma in fretta. Facciamo che adeesso chiudo gli occhi e quando li riapro hai deciso? Cosi sia."

Appartiene alla mia natura non considerare irreparabili le sconfitte.
I film che preferisco sono quelli in cui il protagonista perde tutto, ma arrivando sull’orlo del baratro fa un passo indietro e incomincia la rimonta.
Solo in età adulta avrei imparato a non scappare dalle bare ancora aperte.

I morti rimpiccioliscono e i sopravvissuti incattiviscono, come innamorati respinti. Sono offesi con il mondo che non soffe quanto loro.

Non sopportavo le facce di circostanza, le carezze di chi mi compativa e le espressioni stupide che galleggiavano nell'aria.

Brutto male.
Come se fosse esistito un male bello, che ti faceva l'elemosina di lasciarti vivo.
Ma non riuscivo più a trovare i miei nemici. Erano tutti dentro di me.

Sembrava tornata. E invece era bastato un colpo di tosse perchè ricominciasse a fare l’impiastro.

Si era raccomandata per l’ennesima volta che mi comportassi bene con tutti. E io: si, mamma, buonanotte, adesso posso andare?
"Fai bei sogni, piccolino."

Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande.
La più grande è non essere amati più.

Nelle infatuazioni a senso unico l’oggetto del nostro amore si limita a negarci il suo. Ci toglie qualcosa che ci aveva dato soltanto nella nostra immaginazione.
Ma quando un sentimento ricambiato cessa di esserlo, si interrompe brutalmente il flusso di un’energia condivisa. Chi è stato abbandonato si considera assaggiato e sputato come una caramella cattiva. Colpevole di qualcosa d’indefinito.

Il giorno in cui un commesso le suggerì un acquisto a rate, lo scrutò come se fosse stato farina per il suo mattarello.
"Pensa davveo che sarei così stupida di continuare a pagare per qualcosa che ho già?"

Il nonno le era talmente sottomesso che quando morì tutti pensarono che non se ne sarebbe accorta.
Invece, per quegli equilibri misteriosi delle coppie apparentemente squilibrate, sei mesi più tardi si spense anche lei, tra dolori atroci che il cuore generoso della mamma aveva cercato di alleviare fino all'ultimo.

Lui era succube della madre, ma l'amore è una rivoluzione e gli aveva messo in corpo un'energia sufficiente per mandare al diavolo la nonna e, già che c'era, anche il nonno.

Certe domande mi facevano paura. O forse mi spaventavano di più le risposte.

Ma consapevole che di ogni fatto esistono almeno sempre due versioni.

Perchè avrei dovuto continuare a comportarmi bene, se tanto non c'era più nessuo a dirmi bravo?

Non è semplice rimanere orfani nel paese dei mammoni.
Certo, è anche il paese dei vittimisti e la perdita precoce di un genitore, se ben esibita, può diventare un’aureola o un certificato di impunità. Però per il ruolo di vittima bisogna esserci tagliati.


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venerdì 14 febbraio 2014

Frasi Libri: Andre Agassi Open la mia storia. 2.

Le frasi del libro: Andre Agassi Open. La mia storia

Toccare il fondo può essere confertovole perchè almeno ti puoi riposare.
Sai che non adnrai da nesusna parte per un pò.

Eppure le nostre migliori intenzioni sono spesso frustrate da forze esterne - forze che noi stessi abbiamo messo in moto tanto tempo prima.
Le decisioni, soprattutto quelle sbagliate, generano una loro inerzia e fermare l’inerzia può essere un bel casino, come ogni atleta sa bene.
Anche se giuriamo di cambiare, anche se siamo dispiaciuti e facciamo ammenda dei nostri errori, l’inerzia del passato continua a trascinarci per la strada sbaligata.
L’inerzia governa il mondo.
L’inerzia dice: calma, non così in fretta, sono ancora io che comando qui. Come ama dire un mio amico, citando un vecchio poema greco: la mente degli dei eterni non cambia all’improvviso.

L'avevo dimenticato: è nei corridoi degli ospedali che capiamo cos'è la vita.

Voglio vincere.
Lo voglio da matti.
Non è da me desiderare così tanto di vincere.
Di solito quello che provo è il desiderio di non perdere.



Ma allora perchè ho ancora tanta paura?
La paura non passa mai?
Spero di no, mi risponde. La paura è il tuo fuoco, Andre.
Non vorrei vederti completamente senza.
Saliamo in montagna, facciamo su e giù per la Strip ascoltando il cd speciale di Gil.
Lui lo chiama Mal di pancia.
La filosofia di Gil in tutte le cose è quella di cercare il dolore, sollecitarlo, riconoscere che il dolore è vita.

Se hai il cuore infranto, dice Gil, non lo negare.
Sguazzaci.
Soffriamo, dice, e allora soffriamo.
Mal di pancia è la sua miscellanea delle canzoni d'amore più dolenti mai scritte.

Andre, dice, certe persone sono termometri, altre termostati. Tu sei un termostato. Non registri la temperatura in una stanza, la cambi. Perciò sii fiducioso, sii te stesso, assumi il controllo.br> Mostrale chi sei veramente.

Ingurgito diverse coppe di mirtilli alla vodka.
Non m'importa di giocare in finale contro Roddick domani - sono già il numero uno.
Ed è per questo che lo batto. La miscela perfetta di interesse e disinteresse, la preparazione migliore.

Gioco e continuo a giocare perchè ho scelto di farlo. Anche se non è la tua vita, sceglierla cambia tutto.

Dopo tutto, mio cognato era Pancho Gonzalez, un campione durante il ponte aereo di Berlino, un rivale di Fred Perry, mentre Federer è nato l'anno in cui ho conosciuto il mio amico Perry.

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giovedì 6 febbraio 2014

Frasi Libri: Andre Agassi Open la mia storia. 1.

A nessuno piacciono i cambiamenti; i muscoli poi non li sopportano.
Il traguardo alla fine di una carriera non è diverso dal traguardo alla fine di un match. L'obiettivo è non perderlo di vista, perchè ha una forza magnetica. Quando ci sei vicino puoi sentire quella forza che ti attira e servirtene per tagliarlo. Ma subito prima di entrare nel suo campo di attrazione ne avverti una seconda, altrettanto forte, che ti respinge.

Una cosa che ho imparato in 29 anni di tennis; la vita ti getta tra i piedi qualsiasi cosa, tranne forse il lavello della cucina, e alla fine anche quello. Sta a te evitare gli ostacoli. Se lasci che ti fermino o ti distraggano, non stai facendo il tuo dovere, e non farlo ti provocherà dei rimpianti che ti paralizzeranno più di una schiena malandata.

E, per l'amor di Dio, goditela, o almeno cerca di gustarne alcuni momenti, perfino il dolore, perfino la sconfitta, se è questo che ti attende.

Quant'è più facile essere coraggiosi sotto un getto d'acqua calda. Ricordo a me stesso che in realtà non è questo il coraggio. Ciò che provi alla fine non conta; il coraggio stà in ciò che fai.

Capire la tua agitazione, decifrare ciò che ti dice del tuo stato mentale e fisico è il primo passo per controllarla e farla lavorare per te.

La borsa da tennis assomiglia molto al tuo cuore: devi saprere in ogni momento cosa c'è dentro.

Durante il cambio di campo vedo Baghdatis che si siede. Grave erroe. Un errore da giovani. Mai mettersi a sedere con i crampi. Mai dire al tuo corpo che può riposare e poi fargli: Stavo scherzando! Il tuo corpo è come lo Stato.
Ti dice: fà quello che vuoi, ma se ti colgo sul fatto non mi mentire.

Papà dice che quando tirava di boxe voleva sempre buscarsi il colpo migliore dell’avversario.
Me lo racconta un giorno sul campo da tennis: se sai di esserti beccato il colpo migliore di quell’altro, e sei ancora in piedi, e lui lo sa - gli strapperai il cuore.

Mi sento come se fossi stato su un’isola deserta, con nessuno con cui parlare ad eccezzione delle palme, fino all’arrivo di un altro naufrago riflessivo e sensibile che la pensa come me.

Quale altro peccato posso commettere per dimostrare al mondo che sono infelice e voglio tornare a casa?

Comunico al direttore del torneo che prenderò i soldi. Mentre quelle parole mi escono di bocca sento le mie possibili alternative svanire. Non so quali avrebbero potuto essere le alternative, ma il punto è proprio questo - non lo saprò mai.

L’ispirazione, dico a Philly - è questo il segreto.

Vorrei possedere un pò della rabbia di mio padre.
Vorrei potervi attingere durante gli ncotri più duri.
Mi chiedo cosa potrei fare in campo tennistico se potessi prendere quella rabbia e dirigerla al di là della rete. Invece, tutta la rabbia che provo la dirigo verso me stesso.

Dice: soltanto i forti sopravvivono, giusto?

Ci sono molti modi per diventare forti, dice Gil, e talvolta parlare è il migliore.

Que lindo es sonar despierto, dice. Com’è bello sognare ad occhi aperti. Sogni ad occhi chiusi, Andre. Sono capaci tutti di sognare dormendo, ma tu devi sognare sempre, e raccontare a voce alta i tuoi sogni, e crederci.

Non ti posso promettere che non ti stancherai, risponde. Ma sappi questo. Ci sono un sacco di belle cose per te al di là della stanchezza. Stancati, Andre. E’ li che conoscerai te stesso. Al di là della stanchezza.

Vincere non cambia niente. Adesso che ho vinto uno slam, so qualcosa che a pochissimi al mondo è concesso sapere.
Una vittoria non è così piacevole quant’è dolorosa una sconfitta. E ciò che provi dopo aver vinto non dura altrettanto a lungo. Nemmeno lontanemente.

Dal nulla spunta sua madre. Ci diamo la mano. E' cordiale, ma sostenuta. Ho una strana sensazione. So istintivamente che, qualunque cosa accada, questa donna e io non andremo d’accordo.

Sono i tuoi occhi che trovo attraenti. E il tuo cuore. Non i tuoi capelli.

Brad dice ceh il mio problema fondamentale, il problema che rischia di metter prematuramente fine alla mia carriera - il problema che sembrerebbe un’eredità di mio padre - è il perfezionismo.

Cerchi sempre di essere perfetto senza riuscirci, dice, e questo ti fa andare fuori di testa. La tua fiducia in te stesso è distrutta e la colpa è del perfezionismo.

Se insegui la perfezione, se fai della perfezione il tuo obiettivo ultimo, sai che succede? Insegui qualcosa che non esiste.

La perfezione?
Saranno si è no cinque in un anno le volte che ti svegli perfetto, le volte che non puoi perdere con nessuno, ma non sono quelle cinque volte che fanno un tennista.

E' pensare positivo, capisci?


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giovedì 18 luglio 2013

Pensieri su Lance Armstrong - 2.

Le frasi del libro: Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

"Se non si è spaventati, non si è normali." Quante volte abbiamo paura ad ammettere di aver paura?

Se qualcuno vi dice che non ha paura, significa che mente.
Tutti abbiamo paura, la paura è un naturale come tutti gli altri, come l’amare o come il soffrire.

La paura è utile è indispensabile.
Se non provassimo paura il nostro organismo non sarebbe in grado di attivare determinati stati che servono appunto al nostro corpo per sopravvivere.

Quando abbiamo paura tutte le risorse disponibili vengono predisposte in attività necessarie ed indispensabili, eliminando quelle che non ci servono.


Pensieri Lance Armstrong
Ad esempio il cuore inizia a battere per pompare più sangue in modo da essere pronti a una fuga o a una corsa.
Diminuzione di alcuni sensi, come l’udito, o la vista (non vedete quello che è attorno a voi ma focalizzate l’obiettivo).

Insomma aver paura è un processo naturale che se negato non vi permetterebbe di attuare tutti quei meccanismi necessari a superare determinate situazioni.

Quindi nessuna vergogna, nessun timore.

Riconoscere la paura e sfruttarla è indispensabile.
Essere dei fifoni è un altro discorso.

Le frasi del libro: Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

A queste pagine del blog trovate frasi di libri, frasi d'amore, di vita, consigli su dieta e sport e la mia esperienza personale e i benefici di smettere di fumare.

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giovedì 15 novembre 2012

Frasi Libri: Lance Armstrong - Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita 4.

Le frasi del libro: Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

"Lance" disse Chris, "perchè stai giocando a golf? La tua professione è il ciclismo."
Ho scosso il capo , scettico. "Non lo so", dissi.
"Hai paura?".
Si, ce l’avevo. Ero stato forte come un toro, sulla bici, e se non lo fossi più stato? E se gareggiare mi avesse fatto ammalare di nuovo?

Ci ho pensato su per un paio di giorni. Una cosa è sottoporsi alla chemio e poi tornare al proprio lavoro di ragioniere. Ma fare il ciclista?
Non sapevo come sarebbe stato. Dopo la chemio, la scalata più faticosa delle Alpi assomigliava alla pianura più piatta.
Il 4 settembre 1987, sono andato all’Interbike Expo, con Bill, per annunciare il mio ritorno al ciclismo nella stagione 1998. Ho tenuto una conferenza stampa e ho riempito una stanza di giornalisti e di esperti di ciclismo informandoli della mia intenzione di tornare a gareggiare.
Ho spiegato la situazione ocn Cofidis ed ho detto apertamente che mi sentivo abbandonato.
Avevo perso un anno intero, a causa del cancro, e Cofidis aveva dei dubbi su di me proprio quando mi sentivo bene ed ero pronto a gareggiare di nuovo, dissi.
A questo punto, tutto il mondo ciclistico sapeva che ero stato messo all’asta.
Mi sono seduto ed ho aspettato che iniziassero le offerte.
Non ne sono arrivate.
Non mi volevano.

Un’altra squadra, Saeco-Cannondale, disse che poteva fare un’offerta ed ha fissato un appuntamento con Bill per il giorno seguente.

Nessuna squadra europea mi avrebbe ingaggiato.
Per venti chiamate che Bill faceva ne riceveva forse tre.


frasi Lance Armstrong
Kik ha detto solo: "Sai, preferirei vivere un anno meraviglioso che sette mediocri. Ecco cosa ne penso. La vita è un’incognita. Non si sa mai. Neesuno lo sa".

Mentre ero malato, mi sono ripromesso che non avrei mai più bestemmiato, bevuto un’altra birra ne perso le staffe.
Volevo diventare il più bravo ragazzo che si potesse sperare di conoscere.
Ma la vita continua.
Le cose cambiano, le buone intenzioni si perdono.
Si beve un’altra birra.
Ci scappa un’altra bestemmia.

Ho smesso di sfogarmi con Bill, ma continuavo a rimuginare sul fatto che nessuno mi volesse.
Nessuna squadra europea mi voleva, e nemmeno quelle americane.
Nell’area della partenza, mi sono seduto in macchina, cercando di mantenermi caldo, ed ho pensato a quanto non volessi trovarmi in quel luogo.
Quando si cominciano a fare pensieri di quel tipo, le cose non possono di certo migliorare.

Il vento di traverso mi penetrava negli abiti e mi rendeva difficoltoso tenere la bicicletta, mentre pedalavo in maniera scomposta.
All’improvviso, ho portato le mani sull aparte superiore del manubrio.
Mi sono sistemato sulla sellae sono arrivato per inierzia fino alla transenna.
Mi sono messo da parte.
Ho lasciato.
Ho abbandonato la gara.
Mi sono tolto il numero.

Ho pensato: "Non è così che voglio trascorrere la mia vita, infreddolito, bagnato fradicio e nelle retrovie.
La decisione di abbandonare non aveva nulla a che vedere con le mie condizioni fisiche.
Ero forte.
Solo, non volevo stare la.
Non sapevo che andare in bicicletta, sopportando la pioggia ed il dolore, era quello che volevo fare per il resto della mia vita.

Non ho più nulla da dimostrare a me stesso, ne alla comunità del cancro, ecco tutto.

"Sai quelle gare, la Ruta del non so che e la Parigi-non so che?" disse Bill. "Nessuno in america ne ha mai sentito parlare, ragazzo. Nessuno qui sa che sei tornato sulla bicicletta.


frasi Lance Armstrong
"Sono arrivato 14° alla Ruta del Sol", dissi, sulla difensiva.
"Lance", disse Bill, "sarai l’uomo che ha avuto il cancro e che non è mai tornato a gareggiare. E’ così che andrà".

E' stata una pacchia, giocavo a golf tutti i giorni, facevo sci nautico, bevevo birra e me ne stavo sul divano a guardare la televisione, passando da un canale all’altro.

Mi stavo comportando in una maniera che non era assolutamente appropriata, ed il motivo era la sopravvivenza. Era la classica situazione: "E adesso?".

Odiavo la bicicletta, ma pensavo: Cos’altro andrò a fare? Il ragazzo che porta il caffè in ufficio? Non mi sentivo un campione in modo altro.. Non sapevo cosa fare e, per il momento, volevo solo fuggire, ed è ciò che ho fatto. Mi sono sottratto alle mie responsabilità.
Adesso so che sopravvivere al cancro implicava molto di più di una semplice convalescenza del corpo. Anche la mia mente e la mia anima avevano bisogno di un periodo di convalescenza.

"Lance", disse kik, "cosa faccio io oggi?".
"Cosa vuol dire?"
"Ti importa quello che farò io?".
"Oh scusa", dissi.
"Cosa faccio oggi?" disse. "Cosa faccio? Dimmelo".
Sono rimasto in silenzio. Non sapevo cosa dire.
"Devi prendere una decisione", mi disse. "Devi decidere se ritirarti per davvero e diventare uno zoticone che gioca a golf, beve birra e mangia messicano. Se è così, va bene. Ti amo e ti sposerò comunque. Ma devo saperlo, così posso farmi forza ed andare la fuori a cercarmi un lavoro per mantenere te che giochi a golf. Basta che tu me lo dica".
"Ma se non hai intenzione di ritirati, allora devi capirlo e smetterla di mangiare e bere come stai facendo adesso e di vivere da parassita, perchè tu, non decidendo, stai decidendo, e così diventi un non-Lance."

"Va bene", dissi. "Lascia che ci pensi un pò su".
Sono andato a giocare a golf comunque, perchè sapevo chec a kik non importava. Il problemaq non era il golf. Il problema era ritrovare me stesso.
Abbiamo continuato a pedalare, sotto una pioggia costante, per quattro ore, e poi cinque. Arrivati ai piedi della Beech, eravamo sulla bicicletta già da sei ore, inzuppati. Ma mi sono alzato sui pedali ed ho spinto la bicicletta su per la salita, lasciando indietro Bob Roll.
Mentre affrontavo la scalata, ho avuto una visione quasi soprannaturale: sulla strada c’era ancora scritto il mio nome.
Sono passato con le ruote sopra le lettere gialle e bianche, ormai sbiadite. Ho guardato verso il basso, tra i miei piedi. C’era scritto, anche se non nitidamente, Viva Lance.
La scalata ha fatto scattare qualcosa in me. Mentre mi davo da fare per salire, riflettevo sulla mia vita, ripercorrendo tutti i momenti importanti, l’infanzia, le prime gare, la malattia, e come mi ha cambiato. Forse è stato l’atto primitivo di salire a farmi afforntare le questioni che avevo evitato per settimane. Ho capito che era arrivato il momento di smettere di temporeggiare. Muoviti, mi sono detto. Se puoi ancora muoverti, non sei malato.

Mentre continuavo a salire, ho visto tutta la mia vita. Ne ho visto i contorni e le prerogative, ed anche lo scopo. Era semplicemente questo: ero nato per una lunga, faticosa scalata.

Non è stato tutto così semplice come saltare sulla bicicletta e vincere. Ci sono stati molti alti e bassi, risultati positivi e negativi, ma questa volta non mi sono fatto demoralizzare da quelli negativi.

A luglio , ho saltato il Tour de France, in quanto non ero ancora pronto per la faticosa routine di una gara a tappe di tre settimane.
Ho fatto alcuni commenti per la televisione ed ho osservato il tutto dalla strada. Mentre quel tour si trasformava nella gara ciclistica più polemica e traumatica della storia. In una serie di controlli a sorpresa sulle automobili delle varie squadre, la polizia francese aveva trovato intere scorte di EPOe di sostanze anabolizzanti. Sono stati arrestati i menbri e i responsabili delle squadre, si sospettava di tutti, mentre i ciclisti erano furibondi per i metodi utilizzati dalle autorità.
Delle 21 squadre all’inizio della gara, solo 14 sono arrivate in fondo - una è stata espulsa, mentre le altre cinque hanno abbandonato per protesta.

Il doping è una triste realtà del ciclismo, come di qualsiasi altro sport di resistenza.
Inevitabilmente, pensano che le cose vadano come le armi nucleari - bisogna ferne uso, se si vuole rimanere competitivi all’interno del gruppo.
Personalmente, non l’ho mai vista così e, di certo, dopo la chemio, avevo la repulsione ad introdurre qualsiasi sostanza estranea nel mio corpo.

Quello che si impara durante la sopravvivenza è che, dopo tutto il clamore, quando la disperazione e la crisi sono finite, dopo che si è accettata la proppria malattia e si è festeggiato il ritorno a una vita sana, sono proprio la solita routine e le vecchie abitudini, come farsi la barba al mattino con uno scopo, un lavoro da svolgere, una moglie da amare e un figlio da crescere, che, come i fili, cuciono insieme i propri giorni, in un quadro generale che merita il nome di vita.

La vita è lunga - se tutto - va bene. Ma lunga è un termine relativo: un minuto può sembrare un mese, quando si pedala in salita, ed è per questo che poche cose sembrano più lunghe di un tour de France.

Sarebbe facile considerare il Tour de France l’impresa monumentale ed illogica di 200 corridori che percorrono in bicicletta l’intero perimetro della Francia, montagne comprese, per tre settimane nella calura estiva.
Non vi è alcun motivo per tentare un’impresa tanto idiotra, se non il fatto che alcune persone, ossia alcune persone come me, sentono il bisogno di cercare il massimo della loro capacità di resistenza al fine di autodefinirsi (io sono l’uomo che può farlo).

Ero intenzionato a sacrificare l’intera stagione per prepararmi al Tour. Ho puntato tutto su quello.

Le frasi del libro: Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

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