Questo mese in evidenza:

Visualizzazione post con etichetta frasi libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta frasi libri. Mostra tutti i post

martedì 28 giugno 2016

Lo zen e l'arte di giocare a Tennis. Chi sono i veri avversari.

Frasi del libro: Lo zen e l'arte di giocare a Tennis.
Chi sono i veri avversari.


Il vostro avversario.

Questa è una cosa molto importante da capire: possiamo e dobbiamo lavorare solo su noi stessi, sulla nostra attenzione, sulla nostra capacità di rimanere centrati, rilassati, sicuri di noi, vincenti.

Credo che tutti voi abbiate fatto l’esperienza, almeno una volta, di arrabbiarvi in maniera totale: all’inizio, sembra di avere tanta forza dentro da poter smuovere le montagne, ma, appena la rabbia svanisce, ci si sente svuotati e privi di energie.
Gli stati d’animo positivi, invece, non solo ci procurano grandi energie e ci fanno sentire rilassati e sicuri di noi stessi, ma tendono a rimanere costanti, non bruciano grandi quantità di energia, come fa, apppunto, la rabbia, e di ci fanno sentire sempre più freschi e riposati col passare del tempo.

Il net.

Cercate di mandare la palla al di la della riga di fondo: giocate lungo e lasciate andare completamente il braccio e la rachetta.
Vedrete che, dopo aver mandato le prime palle al di là della riga di fondo all’improvviso inizierete a giocare i vostri colpi a 20-30 centimetri dalle righe



La fretta.

I giocatori professionisti, di solito, usano benissimo i tempi morti, gli intervalli fra uno scambio e l’altro e i cambi di campo.
Si rilassano, ritrovano il loro centro, respirano lentamente e profondamente, eseguono quei rituali che li fanno sentire tranquilli e sicuri di se.

Cosa accade quando siamo di fretta e siamo tesi?
La nostra energia si restringe, si comprime, non siamo più in contatto con le incredibili risorse nascoste dentro di noi, non possiamo più attingere agli innumerevoli strade di notizie e informazioni memorizzati nell'inconscio nella memoria, e così non riusciamo a trovare la risposta adeguata al nostro problema, sia che si tratti di una partita di tennis, in cui non riusciamo a dare il meglio di noi stessi, o della soluzione a un difficilissimo problema di matematica.

Assumetevi la responsabilità delle vostre azioni e imparate ad ascoltare i messaggi del corpo, che ha dentro di sé una saggezza molto più antica di quella di qualunque esperto.


Indietro < I cambi di campo.

Riassunto degli altri capitoli: Lo zen e l'arte di giocare a Tennis.

Potrebbe interessarti:

Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.


lunedì 13 giugno 2016

Lo zen e l'arte di giocare a Tennis. I cambi di campo.

Frasi del libro: Lo zen e l'arte di giocare a Tennis.
Cosa fare prima e durante la partita.
I cambi di campo.


Di solito, al cambio campo, mi siedo con gli occhi chiusi, osservo il respiro che entra e che esce dal naso ed escludo completamente dalla mia attenzione tutto quello che accade fuori.
Bevo un pò d’acqua, osservo il mio corpo e i muscoli che si rilassano al ritmo del respiro e sento le energie che mi riempiono di nuovo, fino a sentirmi fresco come al primo game.
Può anche essere molto utile coprirsi la testa e il viso con un asciugamano, in modo da eslcudere completamente il mondo esterno.

Potete fare anche un pò di visualizzazione, se non state giocando troppo bene o usare l’autoipnosi, ripetendovi che siete fortissimi, imbattibili, vincenti e, quando entrate di nuovo in campo, fate si che tutti abbiano la stesssa sensazione.

Dopo uno sbaglio, chiedo sempre ai miei alievi di ricordare quello che pensavano, quale sensazione o emozione avevano provato subito prima e durante il colpo.

"Volevo piazzare la palla all’incrocio delle righe, dalla parte opposta a qulla in cui stava il mio avversario, per cui guardavo di là e non vedevo la palla".

Queste sono tutte scuse della mente per distrarvi da quello che state facendo.



Il 99% delle volte, l’origine dei notri erorri è mentale e psicologica.

Allora ci siamo fermati e le ho chiesto cosa pensava prima di eseguire i colpi.
La sua risposta è stata illuminante: “penso che devo aprire in tempo, che mi devo girare e spostare prima il peso del corpo all’indietro e poi trasferirlo sul piede avanti, che devo piegarmi, che devo fare passi piccoli e veloci”.
La sua risposta mi ha fatto capire subito perchè ripeteva l’errore e, soprattutto, perchè colpiva la palla in ritardo: è impossibile pensare a tante cose nel tempo ridottissimo fra un colpo e l’altro.

Questo è un esempio tipico di come funziona la mente: non si fida assolutamente del corpo e della sua abilità a fare la cosa giusta in ogni occasione e vuole continuamente dargli istruzioni pratiche, di cui non ha assolutamente bisogno.

Per fare un esempio, quando la mattina decidete di alzarvi dal letto, non avete davvero bisogno di pensare: "adesso metto a terra il piede destro, poi quello sinistro, poi mi alzo in piedi ecc."
Semplicemente decidete di alzarvi e lasciate che il corpo esegua, in modo automatico, quei movimenti che conosce cosi bene.
Lo stesso avviene quando camminate e respirate e per molte altre attività del vostro corpo.

Al momento di eseguire i colpi, dovete lasciare al corpo tutta la possibilità di eseguire tutti i movimenti in totale libertà e abbandono, senza interferenze.
Dovete lascairvi andare.

Un ultimo consiglio, per ottenere questo risultato cosi importante: se siete particolarmente nervosi e emozionati, prima e durante una partita, e tutte le altre tecniche non vi sono molto d’aiuto, mettetevi a cantare; ad alta voce, se potete, o sottovoce, o dentro di voi, ma cantate perchè è la maniera migliore per non pensare e per non sentire le emozoini; "Canta che ti passa" è un vecchio detto che racchiude una grande verità.



venerdì 10 giugno 2016

Lo zen e l'arte di giocare a Tennis. La partita.

Frasi del libro: Lo zen e l'arte di giocare a Tennis.
Cosa fare prima e durante la partita.
La partita.


Allora ricordiamoci, come abbiamo visto nel primo capitolo, che non siamo quelle emozioni e quei pensieri, che si agitano dentro di noi, che possiamo metterci in contatto con il nostro vero centro che si trova nella pancia, tre centimetri sotto l’ombelico.

Prima di iniziare una partita, invece, io dico dentro di me: "Sono qui per guardare la palla, per fare il mio esercizio di attenzione e osservare il respiro che entra e che esce, per rimanere centrato e attento e soprattutto per divertirmi, senza pensare solo a vincere a tutti i costi o cercare di non perdere, per dare il meglio di me stesso e giocare il mio miglior tennis".

Iniziavo a guardare il mio avversario con occhi nuovi, non più con paura, ma con rispetto, a considerarlo un "worthy opponent" un "avversario degno della mia abilità e delle mie capacità" e iniziavo anche a godermi quella sfida.

Se abbiamo fatto noi il punto, sia perchè abbiamo eseguito un colpo vincente, sia che sia stato il nostro avversario a sbagliare, carichiamoci al massimo, stringendo il pugno, incoraggiandoci, dicendoci: "Bravo! Dai! Così! Sei proprio forte!" ecc.



Quello che invece vi consiglio di fare, se il vostro avversario ha fatto un punto vincente, è semplicemente di accettare la cosa, dirgli bravo e non dargli la copa di quello che è successo.

Esprimete la vostra rabbia solo se sentite che altrimenti dovete reprimervi troppo, poi fermatevi, esaminate mentalmente il vostro errore e, appena vi siete resi conto di quello che avete fatto, eseguite il movimento o il gesto correttamente.

State dando un messagigo positivo al vostro corpo, che alla prossima occasione cercherà di eseguire il movimento correttamente, invece di ripetere l’errore, come quando accade fin troppo spesso quando ci si infuria per ogni sbaglio.

Anche a questo riguardo ci sono molti luoghi comuni che vanno assolutamente sfatati: uno dei più diffusi è, per esempio, che i punti importanti vanno giocati in maniera più aggressiva, con più voglia di vincere dei punti normali.

L’unica cosa che possiamo fare, in questo caso, è mettere ancora più attenzione nel qui e ora, nello spazio in cui ci troviamo.

Rilassarci e centrarci prima di iniziare lo scambio, controllando il respiro.



martedì 7 giugno 2016

Lo zen e l'arte di giocare a Tennis. Prima della partita.

Frasi del libro: Lo zen e l'arte di giocare a Tennis.
Cosa fare prima e durante la partita.
Le ore che precedono la gara.


Quello che accade in quei momenti davvero cruciali che precedono la partita, è che l’anticipazione per la gara, inizia a far circolare all’interno del nostro organismo una grande quantità di energie.
Il corpo sta già preparandosi ad affrontare un evento, che, come sa fin tropo bene, richiederà un notevole dispendio di energie sia fisiche che psichiche.
Il problema nasce dal fatto che non sappiamo cosa farne, di tutte quelle energie, che iniziano a circolare all’interno del nostro organismo e che, se non vengono utilizzare e indirizzate in maniera positiva e intelligente, si tramutano in pensieri, in emozioni negative e in stati d’animo che creano disagio.



La risata!
Non prendete mai le cose troppo seriamente perchè se siete seri, siete contratti, rigidi, tesi.
Mentre, se ridete, siete rilassati, a vostro agio.
Anche la risata sembra avere effetti molto positivi sull’organismo umano e sulla salute, sia fisica che mentale.

Soprattutto quando sbaglio la prima palla di servizio e mi rendo conto che la mia mente vuole preoccuparsi per la seconda e ha paura di sbagliarla, prima di iniziare il colpo mi fermo, mi faccio una bella risata dentro di me sulla serietà della mente e sulla sua caratteristica di creare problemi e insicurezza, e faccio la seconda palla di servizio in maniera molto rilassata e sciolta.

Immaginate di essere degli attori che studiano una parte e la provano all’infinito fino a diventare perfetti nel ruolo che devono recitare sul palcoscenico.



venerdì 3 giugno 2016

Esercizi Tennis: Visualizzazione e Consapevolezza.

Frasi del libro: Lo zen e l'arte di giocare a Tennis.
Esercizi Tennis: Visualizzazione.


Gli esperimenti fatti con la visualizzzazione hanno sempre dato risultati eccellenti.

Visualizzare, significa vedere, immaginare, creare nella nostra mente una certa situazione che vogliamo che si verifichi poi nella realtà.
Nel tennis, per esempio, è molto utile chiudere gli occhi e immaginarsi di giocare al meglio delle nostre capacità.

Usate questa tecnica il più possibile, prima delle partite e ai cambi di campo, immaginandovi di giocare il vostro miglior tennis e vi sentirete sicuri di voi stessi come non mai.



Frasi del libro: Lo zen e l'arte di giocare a Tennis.
Esercizi Tennis: Consapevolezza.


Solo per questo eravate lenti e in ritardo: perchè i pensieri negativi e le preoccupazioni bruciano inutilmente l’energia.

Un altro modo per rendere ancora più efficace questo esercizio di attenzione ad un particolare aspetto del vostro gioco, consiste nel darvi un voto da 1 a 5.
Ogni volta che fate un colpo, datevi un voto da 1 a 5: 1, se il movimento è cortissimo e completamente bloccato, 2, se è un pò più lungo, e cosi via, fino a darvi un 5, se eseguite un movimento completo, totalmente rilassato.
Vedrete che, anche in questo caso e in breve tempo, farete sempre il movimento completo e non bloccherete più la racchetta troppo presto perchè il vostro corpo è molto intelligente e sceglierà sempre la soluzione migliore.


Esercizi Tennis: Autoipnosi e Fermarsi.

Frasi del libro: Lo zen e l'arte di giocare a Tennis.
Esercizi Tennis: Autoipnosi.


Parleremo di una tecnica chiamata autoipnosi, molto utile quando ci accorgiamo di avere un atteggiamento negativo, di vederci innervositi troppo, di essere influenzati dalle emozioni nel nostro modo di giocare.
La si può usare soprattutto nei tempi morti, fra uno scambio e l’altro, e durante i cambi campo.

"Non puoi perdere questo punto.
Se perdi questo punto sei veramente nei guai!".
Quando sento questa voce so di essere veramente nei guai.

In inglese queste si chiamano self fulfilling prophecies, profezie che si avverano da sole, e sono tipiche della mente, che ti dice che non puoi permetterti di perdere quel punto, ma intanto crea una situazione di tale tensione, paura e insicurezza, che si finisce proprio per perdere e allora, con grande soddisfazione commenta: "Te l’avevo detto, brutto idiota, di stare attento: ora hai perso quel punto importante e probabilmente perderai tutta la partita!".



Frasi del libro: Lo zen e l'arte di giocare a Tennis.
Esercizi Tennis: Fermarsi.


Fermarsi è una cosa molto importante.
Cosa succede, di solito, quando facciamo un errore, o ci troviamo in un momento difficile della partita?
Quasi tutti tendiamo a reagire muovendoci di gran fretta, perchè vogliamo sfuggire a quel momento di difficoltà, sperando che le cose inizino, miracolosamente, ad andare meglio togliendoci dagli impicci.
Ma di solito, accade esattamente il contrario: le cose vanno sempre peggio e un errore tira l’altro.

Avrete notato che, quando si tratta degli altri, sia nel tennis che nella vita, tutti sappiamo esattamente qual’è la soluzione del problema che li affligge.
Quando invece lo stesso problema affligge noi, non sappiamo assolutamente cosa fare e ci disperiamo, come se all’improvviso fossimo diventati completamente ciechi e incapaci.
Perchè questo?
Perchè, quando analizziamo i problemi altrui, siamo spettatori esterni, non ci identifichiamo con quello che avviene, non siamo coinvolti.
Quando invece siamo noi ad avere un problema, siamo totalmete identificati, diventiamo quel problema e, dall’interno, non abbiamo nessuna possibilità di risolverlo.

Basta guardare come si comportano in campo i professionisti: non hanno fretta.



martedì 31 maggio 2016

Esercizi Tennis: Guardare la palla.

Frasi del libro: Lo zen e l'arte di giocare a Tennis.
Esercizi Tennis: Guardare la palla.


Quando si dice che è necessario guardare la palla, non significa gurdare dove va e cosa fa il nostro avversario mentre la colpisce, ma osservarla mentre viene verso di noi, supera il net, inizia la sua parabola discendente, tocca il campo e poi risale fino al punto in cui la colpiamo con le corde della racchetta.
Questo è il momento cruciale, il momento dell’impatto fra le corde della racchetta e la palla, anche il più difficile, perchè a quel punto la mente, con tutta la sua forza, la sua insicurezza, la sua paura di sbagliare e, soprattutto, con la sua tendenza a non essere mai nel presente, ma sempre nel passato o nel futuro, vuole dipseratamente guardare dall’altra parte del campo, per veder dove va la palla.



All’improvviso, acccadde: colpiva la palla tenendo gli occhi incollati alle corde nel momento in cui la toccavano e anche dopo non girava nemmeno la testa per vedere dove andava.

Il mio corpo aveva registrato il fatto a livello inconscio e proprio per questo aveva fatto un passante così sicuro.

Guardare la palla e vedere il momento in cui tocca le corde della racchetta, è molto utile anche dal punto di vista tecnico, perchè ci fornisce tutte le indicazioni di cui abbiamo bisogno e ci da una grande sicurezza nei colpi che facciamo, ma il vantaggio più grande lo troviamo nell’essere totalmente presenti e attenti nel momento.

La pallina è come la mente: se la guardiamo attentamente, tende a muoversi più lentamente, fino al punto in cui quasi possiamo vederla fermarsi a mezz’aria.

Dobbiamo entrare in campo per vincere la partita interiore contro l’avversario più difficile: noi stessi.



venerdì 27 maggio 2016

Esercizi Tennis: Gialla-Rossa-Verde.

Frasi del libro: Lo zen e l'arte di giocare a Tennis.
Esercizi Tennis: Gialla-Rossa-Verde.


Quando la palla viene verso di voi, appena passa sopra il net e appena prmia che tocchi il campo dalla vostra parte, dovete riconoscere di che tipo di palla si tratta.

Se è una palla normale, non troppo veloce, ne lunga o angolata, e vi rendete conto di poterla colpire abbastanza facilmente, prima che tocchi il campo, direte: gialla.

Questo significa che è una palla normale e che dovrete fare un colpo molto sicuro, che passi circa un metro sopra il net e che vada a cadere al massimo 30 centimetri dentro le righe.
Insomma, un colpo da non sbagliare assolutamete, di preparazione, senza correre rischi eccessivi.

Ma è importante dire “gialla” prima che tocchi il campo.

Di solito, se si giudica la palla gialla, si cercano di più gli angoli, in modo da aprirsi il campo per lo scambio successivo si cerca il punto debole dell’avversario, ma soprattutto senza commettere errori.

E’ molto importante però non sbagliare queste palle, perchè sono proprio gli errori gratuiti di questo tipo che ci fanno perdere le partite.

Se invece la palla colpita dal vostro avversario è molto veloce, lunga, potente, angolata e vi rendete conto che sarà difficile prenderla e rimandarla dall’altra parte del campo senza sbagliare, sempre prima che tocchi il campo dalla vostra parte, direte rossa e dovrete giocare in maniera difensiva, il che significa che dovrete fare un colpo molto lento con il braccio, cercando delle parabole alte, lente e lunghe, che vi diano il tempo di recuperare ed essere pronti per il prosimo scambio.

Molto spesso invece quando ci sentiamo attaccati, tendiamo a reagire facendo un movimento molto veloce con il braccio e quasi sempre sbagliamo il colpo, perchè il coefficiente di difficoltà è troppo alto.
Questa è la reazione tipica di quando ci sentiamo aggrediti: invece di rimanere calmi e fare la cosa più sensata, reagiamo in maniera esagerata, correndo dei rischi troppo grossi che non pagano quasi mai.

Ma, normalmente, le palle molto difficili, valutate come rosse, vengono giocate in maniera difensiva, usando parabole alte, lunghe e lente fino a quando non si riesce di nuovo a prendere il sopravvento nello scambio.

Se la situazione è tale che pensate di por fare il passante, ricordatevi che anche questo è un colpo difensivo.



Vedo tantissimi giocatori sbagliare dei passanti relativamente facili , perchè hanno la strana idea che debbano essere veloci e potenti.

Il passante è uno dei miei colpi migliori e di solito lo faccio sempre ritardandolo un pò, in modo che l’avversario debba scegliere quale parte del campo coprire, poi cerco di mandare la palla, lenta ma precisa, sul lato che lui ha lasciato più scoperto, soprattutto usando un’apertura molto corta e il top spin.

Quando invece la palla che viene verso di voi è lenta, facile e corta, dite verde.
Ciò significa che dovete giocare offensivo, che dovete sfrutttare questa occasione per mettere sotto pressione il vostro avversario, che cosi saprà che, ogni volta che gioca troppo lento e troppo corto, verrà attaccato e messo sotto pressione.
A mio avviso, la cosa migliore da fare, in queste situazioni, non è tanto cercare il colpo vincente da fondo campo, che presenta troppi rischi e può trasformare una posizione di vantaggio in un errore non provocato, ma andare a rete con grande determinazione, quasi sempre sul colpo debole dell’avversario, di solito il rovescio.

Giocheremo un pò più basso del solito, ma almeno 20-30 centimetri sopra il net, cercando di piazzare il colpo angolato e profondo.

Se sbagliamo un facile appproccio, quello che avviene è che, non solo noi ci sentiamo psicologicamente molto giù, ma il nostro avversario sarà caricatissimo.



giovedì 26 maggio 2016

Esercizi Tennis: Campo su.

Frasi del libro: Lo zen e l'arte di giocare a Tennis.
Esercizi Tennis: Campo su.


La prossima tecnica si chiama campo-su.
Naturalmente, come nel caso dell’esercizio precedente, e di tutti gli altri di cui parleremo in seguito, iniziate a farlo quando palleggiate e, solo quando siete pronti durante una partita.

Ecco come si fa: quando la palla, colpita dal vostro avversario, passa la rete e inizia la sua parabola discendente, nel momento esatto in cui toccca la superficie del campo, dalla vostra parte, voi dite campo.

Poi, quando la pallina inizia a salire verso il punto più alto della sua parabola e nel momento esatto in cui la colpite con le corde della racchetta, dite su e, il suono della vostrs voce, deve corrsispondere esattamente al suono della palla che rimbalza sulle corde della vostra racchetta.



Come potete ben capire, questo esercizio vi costringe a concentrare l’attenzione sulla palla e a dimenticarvi di tutto il resto: il punteggio, il vostro avversario, quello che accade fuori dal campo.

Questa tecnica una volta acquistia è molto efficace, soprattutto in partita e nelle gare importanti.

Ogni volta che vi accorgete che vi siete distratti, che la mente ha di nuovo preso il sopravvento e state pensando a qualcos’altro, fermatevi , respirate profondamente e mettete di nuovo tutta la vostra attenzione nel dire cmapo su esattamente quando la palla tocca il campo e la vostra racchetta.

Quando avrete imparato a farlo con naturalezza e senza sforzo, potete raddoppiarlo, applicandolo anche al gioco del vostro avversario, mantenendo cosi sempre occupata la vostra mente.

Ma non lasciatevi scoraggiare troppo presto, perchè se continuante a farlo, presto vi troverete a giocare in uno spazio nuovo, completamente sconosciuto, in cui la mente si ferma, perchè non cè più posto per lei.



lunedì 23 maggio 2016

Lo zen: il respiro (Vipassana). Esercizi di rilassamento e concentrazione.

Frasi del libro: Lo zen e l'arte di giocare a Tennis.
Lo zen: il respiro (Vipassana). Esercizi di rilassamento e concentrazione.
Le tecniche sono necessarie per aiutarvi a tagliare le vostre radici dal passato, ad eliminare i vostri sogni sul futuro e per tenervi centrati in questo momento, come se solo questo momento esistesse.

Tutte le tecniche sono un aiuto per distruggere ciò che è falso.
Servono solo a portarvi dentro di voi.

Il respiro:

In Oriente, una delle più antiche e conosciute tecniche di meditazione è la Vipassana, che consiste nel sedersi in silenzio, in una posizione confortevole e ascoltare il respiro che entra attraverso il naso, scende verso i polmoni e poi giù fino alla pancia, dove si ferma per un attimo, per poi risalire lungo lo stesso percorso e uscire fuori, ancora dal naso.

Consiste nel seguire attentamente il ritmo dell’inspirazione e dell’esperizaione, invece di rincorrere le migliaia di pensieri, che si affollano senza sosta nella mente e che cercano di portarci via, lontano dal qui e ora, che è esattamente la dimensione che vogliamo creare.

Insomma, inspiriamo quando apriamo ed espiriamo quando eseguiamo il colpo.
La forza con cui emettiamo il respiro dipende dal tipo di colpo che facciamo.

Come ben sappiamo, per eseguire il colpo, abbiamo pochissimo tempo a disposizione, quindi quello che accade, quando mettiamo tutta la nostra attenzione nel sincronizzare il respiro con il movimento della racchetta, è che non abbiamo più tempo di pensare a nient’altro, soprattutto non possiamo più fare attenzione al dialogo interiore, in cui la mente interferisce continuamente con il corpo, non permettendogli di esprimersi liberamente, come sa.




La direzione della palla dipendeva dalla giusta preparazione ed esecuzione del colpo e dalla posizione del corpo, e che non aveva nulla a che fare col fatto di guardare nella direzione voluta.

Inoltre, come abbiamo già accennato nel primo capitolo, un respiro profondo nella pancia è come un soffio sul fuoco della vostra energia, che la fa divampare in tutta la sua forza.

Se siete voi a battere, adattate il ritmo del respiro ai movimenti del servizio.
Inspirate quando lanciate la palla e portate la racchetta indietro e poi, dopo un attimo di pausa, quando iniziate il movimento per colpire la palla, espirate in maniera molto eslposiva.

Quando dovete fare una demi-volee, invece, fate solo un’espirazione molto esplosiva, eliminando totalmente l’inspirazione, perchè non ne avete il tempo e soprattutto perchè nella volee non c’è bisogno di fare l’apertura.
Per la risposta alla battuta, mentre aspettate che il vostro avversario sia pronto, respirate normalmente e profondamente e poi usate la stessa tecnica dei colpi normali da fondo campo, mettendo, però, molta più enfasi nell’espirazione che nell’inspirazione.

Infine, nello smash, fate come per la battua.

Appena vi accorgete che la vostra mente sta interferendo e che non state più mettendo tutta l’attenzione sul respiro, senza giudicarvi per questo e senza arrabbiarvi con voi stessi, ricominciate a fare l’esercizio.

Questa è una fase molto importante, perchè la mente, che è molto furba, non si farà sfuggire nessuna occasione per lamentarsi.

Ricominciate semplicemente l’esercizio.

Infatti uno dei principali scopi di tutte queste tecniche è proprio quello di tenere la mente occupata, dandole dei compiti molto semplici da eseguire, come appunto quello di guardare il respiro che entra e che esce mentre si gioca, in modo che non possa più interferire con il corpo e con la sua abilità di giocare al meglio delle sue possibilità.



venerdì 13 maggio 2016

Lo zen: gli elementi essenziali.

Frasi del libro: Lo zen e l'arte di giocare a Tennis.
Lo zen: Lo zen: gli elementi essenziali.


La totale assenza di ansietà e paure.

Le nostre emozioni sono come il fumo.
Sono momentanee.
Tutto è momentaneo.
C’è una sola cosa che rimane sempre la stessa, ed è la consapevolezza del momento presente.

Ricordati che tutte le emozioni negative hanno bisogno di energia.

L’energia, infatti, è neutrale, è una.
Dipende da noi come indirirzzarla.

Il divertimento.

Siamo stati fortemente condizionati contro il divertimento, tutto deve essere utilitaristico.

La calma.

Borg aveva questa innata qualità, la calma interiore, che ha fatto di lui il numero uno del mondo per molti anni di fila, aveva una forza interiore, che sul campo da tennis lo rendeva quasi invincibile.

La capacità di fluire di adattarci alle situazioni.

"Ho perso una partita."
"Ho sbagliato una palla".
Senza nessun giudizio postivivo o negativo.
E’ un fatto puro e semplice, su cui noi di solito proiettiamo una serie di giudizi e valutazioni, che non hanno niente a che vedere con la semplice realtà.



L’assenza di pensieri.

L’assenza di sforzo.

Per esempio quando cercate di ricordare un nome o un parola, più ci provate e meno possibilità avete di riuscirci, perchè la mente si restringe sempre di più.
Allora smettete di sforzarvi, vi rilassate e cominciate a pensare a qualcos’altro e all’improsvviso è li.

La senzazione di avere sempre abbastanza tempo a disposizione.

Se saremo tesi, nervosi, preoccupati, sicuramente non ci riusciremo, ma se saremo tranquilli, rilassati, centrati, allora avremo a disposizione tutto il tempo necessario, riusciremo a rallentare la palla che viene verso di noi e a fare un ottimo colpo.

E’ un fatto scientificamente dimostrato che il tempo, che indubbiamente scorre sempre alla stessa velocità, viene però percepito dalla nostra mente in maneiara diversa a seconda delle circostanze in cui ci troviamo.
Per esempio se ci divertiamo molto, ci sembra che trascorra molto più velocemente di quando ci annoiamo, se intorno a noi succedono molte cose interessanti, il tempo vola, ma se per caso non succede niente, ci sembra che non passi mai.

Essere sicuri di se e positivi.

La negatività è cibo per la mente.

Non siate frustrati.
Interpretate le cose sempre in maniera positiva, non le interpretate in maniera negativa, perchè un pensiero negativo porta a un altro pensiero negativo e un pensiero positivo porta a un pensiero positivo.

La cosa migliore naturalmente è riuscire ad essere positivi, non solo a pensare postivio.

L’attenzione.



giovedì 12 maggio 2016

Lo zen: Rilassamento e energia. Migliorare le nostre prestazioni.

Frasi del libro: Lo zen e l'arte di giocare a Tennis.
Lo zen: Rilassamento e energia. Migliorare le nostre prestazioni.


Il Rilassamento:

Lasciarsi andare rappresenta una profonda comprensione, non un’azione che dovete fare, pechè ogni azione è un lotta, una battaglia.

Il rilasssamento non ha bisogno di energia, non brucia energia.

La tensione ha bisogno di energia, perchè la brucia.
Il rilassamento, invece, porterà una grande trasformazione in voi, diventerete come delle fiamme di energia e le cose più incredibili inizieranno ad accadere (Osho).

E’ scientificamente dimostrato che i muscoli lavorano a livello ottimale quando siamo rilssati, l’energia scorre meglio nel corpo, i messaggi che vanno dal cervello alle varie parti del corpo arrivano più velocemente e vengono meglio eseguiti.

Smettila di pensare al tuo avversario e mettiti a cantare la tua canzone preferita.
Il cambiamento maggiore che era avvenuto nel mio amico, è che si era rilassato, aveva iniziato a divertirsi di nuovo e a non pensare più in termini di vittoria e di sconfitta, anzi, a non pensare più a niente.

Una cosa che aiuta enormemente a rilassarsi, è ascoltare il respiro e non fare mai le cose di fretta: fra una palla e l’altra, fare attenzione sempre che il respiro sia lento e profondo e soprattutto che arrivi alla pancia.



L’energia.

Usate tutte le vostre energie e allora energie fresche scorreranno continuamente dentro di voi.
Non siate avari.

In situazioni di emergenza, dunque, attingiamo a delle riserve, a delle fonti di energia, che sono sempre disponibili, ma che non usiamo mai, e con cui possiamo entrare in contatto una volta diventati consapevoli della loro esistenza.

A bruciare le energie, sono le emozioni negative, le tensioni, il nervosismo, la paura, le continue preoccupazioni della mente e le sue insicurezze.

L’energia in effetti è come il fuoco.
Va continuamente alimentata e, se ci ricordiamo di farlo, divamperà con grande forza.
Come vedremo nel prossimo capitolo, una delle tecniche migliori per tenere alta l’energia è la respirazione, che è molto simile all’atto di soffiare sul fuoco per ravvivarlo.

Il rilassamento e l’energia, dunque, sono le prime due cose su cui lavorare per migliorare le nostre prestazioni sul campo da tennis, nello sport in generale o nella vita, e sono direttamente connesse, perchè quando siamo rilassati, l’energia fluisce più liberamente e facilmente e la mente non interferisce più negativamente, limitando le nostre possibilità.



mercoledì 11 maggio 2016

Lo zen, la mente e le emozioni. Gli elementi essenziali.

Frasi del libro: Lo zen e l'arte di giocare a Tennis.
Lo zen, la mente e le emozioni. Gli elementi essenziali.


I grandi maestri illuminati dell’oriente, hanno compreso che la mente - che in Occidente veneriamo, consideriamo come il sinonimo del nostro essere e con la quale ci identifichiamo totalmente non è altro che un mecccanismo, un computer molto sofisticato, ma pur sempre un computer e soprattutto che è adatta solo a risolvere problemi.

E quando non ci sono probemi reali, la mente, che non ama stare senza far niente, comincia a crearne sempre di nuovi, per sentirsi importante e indispensabile e per non prerdere il controllo della situazione.

Quando giochiamo a tennis, non abbiamo bisogno della mente, se non in rari casi: necessitiamo solo di uno stato di grande tranquillità e rilassatezza, in cui il nostro corpo possa sentirsi a proprio agio ed esprimersi al meglio delle sue possibilità, senza interferenze dall’esterno e da parte dei nostri pensieri e delle nostre emozioni.


I saggi orientali, inoltre, affermano che il centro del nostro essere non si trova nella testa, ma 3-4 centimetri sotto l’ombelico e che è li che risiede l’energia vitale: quella parte di noi che rimane sempre totalmente centrata e rilassata, anche nelle circostanze più stressanti: quella parte di noi che non viene disturbata da nessun avvenimento esterno e ha la capacità di osservare tutto con grande distacco e freddezza.

Gli elementi essenziali per rendere al massimo delle nostre possibilità, quando giochiamo a tennis, o in tutti gli altri sport, sono:

il rilassamento
l’energia
la totale assenza di ansietà e paura
il divertimento
la calma
la capacità di fluire e adattarsi alle situazioni
l’assenza di pensieri
l’assenza di sforzo
la sensazione di avere sempe abbastanza tempo a disposizione
essere sicuri di se e positivi
l’attenzione
la non serietà


lunedì 9 maggio 2016

Recensione libro: Lo zen e l’arte di giocare a tennis - Il gioco interiore del tennis.

Lo zen e l’arte di giocare a tennis - Il gioco interiore del tennis.

Recensione doppia per questi libri che trattano con un approccio diverso lo stesso tema, il tennis (amatoriale o agonistico di quarta categoria).


Ovvero:

sono molto simili.
parlano entrambi di tennis.
le argomentazioni presentate portano a conclusioni simili seguendo uno stile diverso. Più pratico il primo, più teorico il secondo.

La prima domanda che viene in mente è: perchè li ho letti tutti e due?
Semplice: non sapevo avessero molte cose in comune.

Seconda domanda: li rileggeresti entrambi?
Si, ma a parti invertite.


Ho letto prima “Lo zen e l’arte di giocare a tennis”, poi “Il gioco interiore del tennis”.
Li leggerei invertiti perchè il primo è più pratico, con esercizi da fare sul campo di gioco.
Il secondo (il gioco interiore per intenderci) è leggermente più prolisso di spiegazioni ma poco pratico, puntando di più proprio alla parte mentale (interiore).
Spiega, spiega, spiega ma nel concreto esprime poco cosa c’è da fare.
Sono presenti pochi esempi pratici di come attuare la teoria.
Quindi invertendoli leggerei prima la teoria con il primo e la applicherei con il secondo.

Partiamo dall’argomento che è al centro di questi due libri: il tennis.
Cos’ha il tennis di particolare rispetto ad altri sport come il calcio o la pallacanestro?

A parte l’individualità in un caso (il tennis) e il gioco di squadra negli altri, differenza palese in questi sport che ho citato, penso di poterla riassumere molto bene con il seguente esempio.
Il tennis è, a livello emotivo, come il calcio quando si tira un rigore al novantesimo minuto o il basket quando si tira un tiro libero con punteggio in parità e tempo scaduto.

Nel tennis, ogni colpo viene messo sotto al riflettore, (soprattutto il servizio), viene sottoposto alla dura prova del “braccino corto” (termine usato in diversi sport quando sale la tensione o la paura di sbagliare).
Ogni colpo può essere analizzato e da ogni singolo colpo può dipendere una partita.

E’ vero, anche nel calcio la singola azione può determinare il risultato della partita, ma nel tennis questa singola azione si ripete centinaia di volte quando la pallina torna nella tua metà di campo.

Un passaggio sbagliato a metà campo non implica la perdita di una partita (a parte rari casi).
Un servizio sbagliato può spesso provocare un doppio fallo e la perdita di un game.

La seconda sostanziale differenza che ne deriva è che la parte mentale, l’approccio alla partita conta quasi (se non di più) del livello tecnico.

Nel tennis il fattore mentale è sotto la lente di ingrandimento e questi due libri cercano di spiegare e aiutare il giocatore a tenere sotto controllo la mente.
La tensione pre partita, che bloca lo stomaco, la paura di sbagliare che si ripropone non ogni 10 minuti ma ogni 2 o 3 secondi, ovvero ad ogni singolo colpo.

La variazione degli stati d’animo tra un cambio campo e l’altro.
Un servizio sbagliato che innesca un doppio fallo ed un’altro ancora.
Un game che dopo due errori gratuiti ti mette addosso molta pressione perchè NON devi e NON puoi più sbalgiare.

La mente che deve essere lasciata fuori dal campo che non deve pensare al passato o al futuro ma al qui e ora.
La mente che deve lasciar agire il proprio corpo che ha automatizzato i movimenti tecnici corretti e non deve essere istruito con nuovi input soprattutto in fasi delicate dell’incontro.

Molta enfasi e importanza viene data da entrambi i libri al qui e ora, concetto che viene ripreso spesso anche in altri campi, soprattutto nella psicologia dello sport.
Vivere il presente senza lasciarsi influenzare dalle da altri pensieri che poco hanno a che fare con quello che si sta facendo o da possibili o impossibili situazioni che si verificheranno nel futuro.
Con un esempio concreto, nel tennis, significa che tra un cambio campo e l’altro è necessario evitare di pensare al lavoro restando concentrati sul qui e ora (non sulla giornata lavorativa) oppure tra la prima di servizio e la seconda evitare di pensare “se sbaglio il prossimo servizio..”.


Per chi gioca a tennis troverà sicuramente molti comportamenti comuni in tanti giocatori amatoriali.

Nei due libri si parte dal concetto che mente e corpo sono due entità distinte ed anche il corpo è in grado di agire secondo proprie regole ed automatismi senza che la mente glielo ordini.

Un esempio preso dal libro e che spiega bene questi concetti è il seguente: quando alla mattina suona la sveglia non ordiniamo con la mente al nostro corpo di alzarci, voltarci, mettere giù un piede dal letto, mettere il secondo, ecc.. ecc.
Sono automatismi che il nostro corpo è in grado di eseguire.
Allo stesso modo dobbiamo lasciar agire il nostro corpo quando eseguiamo un dritto piuttosto che un rovescio senza far intervenire la mente per dire, apri prima, ruota le spalle, piegati sulle gambe, ecc. ecc.
Tutti questi ordini fanno perdere decimi di secondo preziosi che il nostro corpo avrebbe eseguito anche senza istruzioni e in automatico.

Il concetto alla base è che il corpo ha automatizzato i movimenti e la mente non deve interferire con esso per cercare di comandarlo.
La mente infatti cerca di prendere il controllo di tutto, soprattutto del corpo, mentre in realtà quest’ultimo è bravissimo ad eseguire i movimenti provati e riprovati in allenamento e che sono ormai automatizzati alla perfezione.

Il corpo è anche in grado di imparare dagli errori e di autocorreggersi senza che la mente dica come fare.

I due libri che secondo me si autocompletano, riportano molti esempi sui quali il tennista avrà modo di ragionare direttamente sul campo.

In sintesi due libri che non vi faranno diventare i nuovi Federer ma sicuramente potranno aggiungere un piccolo miglioramento al vostro gioco.
Non svelano nulla di nuovo, li trovo adatti ai giocatori di quarta categoria, principalmente livello amatore tendente all’agonista.

Dubito che Nadal abbia realizzato i suoi successi tramite questi libri, ma sicuramente qualche spunto per noi comuni tennisti lo si può cogliere.

Se proprio proprio volete leggerne solo uno, prendete quello con gli esempi, Lo zen e l’arte di giocare a tennis.

Buon match.



Potrebbe interessarti:

Andre Agassi Open la mia storia.

Inoltre potrebbe interessarti il tema della RESILIENZA.

Oppure "Saper incassare, perseverare."

Se ti è piaciuto clicca su "Mi piace", aiuta questo blog a crescere. Grazie!!

lunedì 21 marzo 2016

Recensione libro: The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

Se siete interessati a capire fino in fondo il significato di “caccia alle streghe” questo è il libro che fa per voi.

Naturalmente non serve un libro di 300 e passa pagine per rendersi conto che quella contro Armstrong sia stata una punizione esemplare e un modo di ripulire uno sport che da anni, o per meglio dire, che da sempre è stato e probabilmente è ancora fortemente legato nei risultati al doping.

Non penserete mica che Armstrong sia l’unico ciclista che ha fatto uso di farmaci dopanti?
Il doping sta al ciclismo (in particolare al Tour de France) come Michael Jordan sta al basket.

Ovvero il doping, o per meglio dire l’abuso di sostanze dopanti, è sempre stato parte integrante del ciclismo e non esiste ciclista vincente che non ne faccia uso.
Leggendo di sport la pratica del doping è ormai diffusa in tutte le discipline a tutte le categorie, come evidenzia l’ultimo caso riferito a Maria Sharapova nel mondo del tennis.

Non è raro vedere spogliatoi pieni di tracce di sostanze dopanti anche a livello amatoriale.
Non mi riferisco a dosi di testosterone o anabolizzanti ma credo che a livello teorico non vi sia nessuna differenza tra assumere della cardio aspirina prima di una mezza maratona a livello amatoriale, o iniettarsi una dose di EPO prima di una tappa del Tour de France.
In entrambi i casi vuol dire assumere delle sostanze dopanti, ovvero che aumentano le normali prestazioni che si potrebbero ottenere dal nostro corpo in una determinata attività.
O ancora ricevere trasfusioni di sangue ossigenato prelevato precedentemente nei ritiri in montagna durante la preparazione estiva delle squadre di calcio.

Che differenza c’è tra la cardio aspirina e l’epo?
Nessuna, in entrambi i casi si cerca di migliorare le prestazioni con un aiuto esterno.
Si truffa se stessi, prima di tutto, per poter superare il proprio record personale.

L’abuso di sostanze, ovvero doparsi oltre il consentito (notare la differenza tra doparsi il consentito e doparsi oltre il consentito) è quindi presente in tutti gli sport, dalla boxe, al running, per passare alla formula 1 e il tennis.

Vince la squadra o l’atleta che riesce meglio degli altri a restare sotto i parametri consentiti senza farsi mai beccare in fallo.
Perchè il segreto è quello, utilizzare sostanze sotto i livelli consentiti, oppure utilizzare sostanze che non sono ancora state introdotte nell’elenco di quelle proibite.

Ho letto il primo libro di Armstrong, “Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita” e penso che questo sia il libro che meglio descrive Lance Armstrong.


Questo ultimo libro invece parla di un ciclista dopato oltre il consentito che vince 7 tour de France di fila, raffigurandolo come il male assoluto dello sport.

L’autrice del libro potrebbe sostituire il personaggio Armstrong con un qualsiasi altro nome e non cambierebbe niente (se non le vittorie).

Non si fa altro che mettere in evidenza l’arroganza della persona, il suo orgoglio e la sua cattiveria nelle relazioni con i compagni e atleti.
Il risultato è che nel lettore appassionato di ciclismo si instauri quasi una difesa di Armstrong, preso come bersaglio da tutti i poteri forti per ripulire lo sport.
Accanirsi contro di lui, fa pensare quasi più a gesti di invidia nei suoi confronti per quello che è riuscito a fare (sia chiaro, dopandosi, come tutto il mondo del ciclismo in quegli anni).
Invidia per le sue vittorie, per la sua potenza, per le sue prestazioni.

La Postal Service aveva più soldi per organizzare un programma doping migliore delle altre squadre?
E’ cosi ovunque, fa parte del gioco e dello sport ciclismo.
Se il doping fa parte del ciclismo, è naturale che la squadra che ha più soldi da investire ne tragga più profitto.
E’ come dire che il Real Madrid ha più soldi delle altre squadre e si può permettere di comprare giocatori più forti e vincere tutto e non è giusto che gli sia concesso farlo.

Quindi per invidia i tifosi delle altre squadre iniziano a accanirsi sui giocatori del Real Madrid per scoprire se abusano di sostanze dopanti in modo fuori dal consentito (naturalmente anche nel calcio se ne fa abuso).

L’alternativa, come già succede in alcuni sport americani, è mettere un tetto salariale massimo, una spesa massima che un club o una franchigia possono spendere (che nulla ha a che vedere con la farsa applicata in Europa per i club calcistici, dove se sforata, viene addebitata una multa).

Forse dovrebbero mettere un tetto massimo anche per il doping.
Puoi spendere solo tot soldi per doparti (pura provocazione naturalmente).

Postal, soldi, possibilità di più doping.
Real Madrid, soldi, possibilità di compare Messi.
Partendo dal presupposto che il doping è ciclismo, dove sta la differenza?

Naturalmente è una provocazione quella che sto facendo ma non trovo corretto ridurre una persona a zero quando tutto il mondo sapeva ed era colpevole allo stesso modo.
In oltre parliamo di una persona che nel bene o nel male ha ridato speranza a molti malati di tumore è stato dipinto come un eroe, come colui che risorge dalla malattia e vince.

Una speranza per tutti, anche se costruita, ma quando sei in certe condizioni anche questa speranza è indispensabile.

Allora andrebbe distrutta anche la Nike che lo sponsorizzava e proponeva il famoso spot “Di cosa mi faccio? Mi faccio il culo 6 ore al giorno in bicicletta”.

Come sempre molto più comodo e chiassoso prendere di mira una persona e punirla per tutti. Avendo letto due libri su Armstrong, per me resta un campione.
Nessun altro ciclista, dopandosi come ha fatto lui è riuscito a stargli davanti.

Anche Pantani, che di doping ne ha fatto uso e abuso, gli è rimasto dietro e nulla ha potuto contro una forza della natura (fisica e mentale) come Lance Armstrong.


Indice delle frasi: The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

Potrebbe interessarti:
Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

Inoltre potrebbe interessarti il tema della RESILIENZA.

Oppure "Saper incassare, perseverare."

Se ti è piaciuto clicca su "Mi piace", aiuta questo blog a crescere. Grazie!!

venerdì 18 marzo 2016

Jhon McEnroe - Sul serio. Frasi parte 6.

Frasi di Jhon McEnroe - Sul serio.

Volevo tornare il numero uno e comincia ad allenarmi sul serio.
Volevo diventare più forte per competere ad armi pari con giocatori del livello di Curren e Becker.
Per la prima volta in vita mia comincia a fare pesi.
Tutti i cervelloni esperti di allenamenti sostenevano anche che bisogna essere flessibili, quindi mi dedicai allo yoga.

Allenarsi deve piacere, e molto, altrimenti non si riesce a superare lo scoglio del dolore.

A me non è mai piaciuto abbastanza.
Lendl ne andava pazzo, ma io sono diverso da lui.

Quello che mi succede è più o meno quello che succeede a tutti quelli che sono stati i migliori.
Quando non lo sei più, tutto sfugge al controllo ed è difficile rimettersi in carreggiata.
Il processo è graduale, non avviene in un attimo, e mentre rotoli giù dalla china continui a ripeterti che le cose miglioreranno.

Fino a quel momento, nella mia carriera avevo accumulato multe per un totale di 85.000 dollari, e circa la metà, 38.500, in quel solo annus horribilis 1987.

Un jet passeggeri della avianca Airlines era precipitato vicino all’areoporto Kennedy di New York, e questa era già di per sè una notizia tragica, ma poi la conduttrice annunciò che secondo fonti non ufficiali l’aereo si era schiantato sulla casa di Jhon Mcenroe a Oyster Bay.
Rimasi impietrito.

Forse eravamo troppo viziati.
Avevamo molti soldi, eravamo famosi e ci godevamo i vantaggi che denaro e fama ci regalavano.
Nel contempo però, pretendevamo di vivere come persone normali: era una combinazione impossibile.

Eravamo confusi: a modo nostro cercavamo di essere buoni genitori e buoni compagni l’uno per l’altra, ma la carriera di Tatum era inesistente, la mia era in declino e, per essere premuroso con la propria compagna, per prima cosa è necessario stare bene con se stessi.

Pensai di aver toccato il fondo.
Poi, quando tornai a New York, mentre scendevo dall’aereo, l’ufficiale della dogana mi chiese: "Hai sentito cos’è successo?".
"No" risposi.
"Magic Johnson ha annunciato di avere l’aids".
E all’improvviso la sconfitta inflittami da Mronz non ebbe più molta importanza.


Sabato 4 luglio 1992 giocai il mio ultimo match singolo sul campo centrale di Wimbledon, dopo aver tappato la bocca a tutti gli scettici raggiungendo le semifinali.
Il mio avversario era il ventiduenne Andre Agassi, che non aveva ancora vinto un torneo del Grande Slam.
Erano passati quindici anni esatti dalla mia semifinale del 1977 contro Connors, la sbalorditiva prova che mi aveva proiettato nell’Olimpo del tennis.

Nel 1981 avevo comprato una Les Paul nera, che fracassai per la disperazione da li a una settimana dopo aver visto suonare Buddy Guy al Checkerboard Lounge di Chicago, dov’ero andato a sentirlo con il mio amico Gary Fencik.
Poi comprai una Fender Stratocaster del 1962 che era appartenuta a Elliot Easton dei Cars.
Riuscii a fare qualche accordo, a eseguire qualche canzone.
E in poco tempo imparai a suonare un pò.
Ma proprio poco.

Alla fine presi lezioni private di chitarra dai miei amici Carlos Santana, Eddie Van Halen, Stephen Stills, Alex Lifeson e Billy Squier, tra gli altri, e lezioni di basso da Bill Wyman dei Rolling Stones.

Il leggendario autore di canzoni Jimmy Webb, invece, mi diede lezioni di pianoforte.

Mi trovai anche a fare delle jam session con gente come Stevie Ray Vaughan, Buddy Guy, Joe Cocker e Lars Ulrich dei Metallica (il cui padre, Torben, era stato tennista nel circuito e aveva anche giocato per la squadra danese di Coppa Davis).


Nell’ottobre del 1996, nel soggiorno di una modesta casa, in un tranquillo quartiere della periferia di Johannesburg, Sudafrica, strinsi la mano a Nelson Mandela.

Ricordo distintamente le strette di mano, soprattutto quando la mano è quella di una persona importante.
Mohammed Ali e Larry Holmes mi delusero con strette flosce e viscide: fu come toccare un pesce.
Forse i pugili credono di dover proteggere le loro mani!

Mi raccontò che durante la sua prigionia a Robben Island aveva sentito parlare del mio rifiuto di giocare Sun City nel 1980.
Poi aggiunse una cosa davvero incredibile: lui e altri detenuti del Robben Island avevano seguito la mia finale di Wimbledon contro Borg nel 1980.


Le altre frasi del libro "Jhon McEnroe - Sul serio" a questa pagina.

Potrebbe interessarti:
Novak Djokovic: Il punto vincente.

Andre Agassi: Open, la mia storia.


Se ti è piaciuto clicca su "Mi piace", aiuta questo blog a crescere. Grazie!!

martedì 15 marzo 2016

Jhon McEnroe - Sul serio. Frasi parte 5.

Frasi di Jhon McEnroe - Sul serio.

In dicembre partecipai per la prima volta agli Open di Australia.
A quell’epoca il torneo si disputava ancora su erba, nel venerando stadio Kooyong di Melbourne, l’antico regno di Harry Hopman.

In passato, fare un viaggio così lungo per un torneo maggiore in tono minore (se mi concedete il gioco di parole) mi era sembrato eccessivo.

Non ero capace di prendere le cose con leggerezza.
Non avevo ancora imparato la lezione: se stai con una donna bellissima e famosa, devi pagare il prezzo.

Era la metà degli anni ottanta e le droghe erano diffuse nel circuito, dove i soldi per potersele permettere non mancavano, quanto nel resto della società.
(Sospetto che anche steroidi e anfetamine, perfino allora, cominciassero a infiltrarsi ai livelli più alti del tennis).

Non fui mai costretto a darmi troppo da fare: quando sei il numero uno non cerchi le occasioni, le cogli.

All’improvviso, la mia notorietà andò alle stelle: i personaggi che ammiravo da sempre adesso ammiravano me, che si trattasse di Jack Nicholson, Mick Jagger o Carlos Santana.
Quest’ultimo, durante un concerto, disse alla folla: “voglio dedicare la mia prossima canzone a Jhon McEnroe” poi si lanciò in un lungo monologo su quanto fossi meraviglioso.

Comunque metà della colpa fu mia.
Non ero abbastanza concentrato sulla partita.
Non è una grande scusa.
Ma sono cose che capitano quando una squadra non è veramente una squadra.




Sempre a Milano, nel mio primo turno mi ero liberato in fretta di un tedesco grande e grosso dai capelli rossi, il diciassettenne Boris Becker.
Deve dire che quella prima volta non mi fece una grande impressione: più che altro mi parve un rompiscatole.
Passò tutto il match a lamentarsi e a contestare le sue palle chiamate fuori.
Pensai che quel ruolo fosse riservato a me solo e che ne avessi senz’altro più diritto.
Gli dissi che avrebbe fatto meglio a vincere qualcosa, prima di cominciare a lamentrsi.
Credo che abbia fatto tesoro del mio consiglio.

Ma torniamo al febbraio del 1985: a quel punto avevo guadagnato cosi tanto da potermi permettere la casa sulla spiaggia!
E non una casa qualsiasi, ma quella che era appartenuta a Johnny Carson, sulla Pacific Coast Highway a Carbon Canyon Beach, Malibu.
Mi costò 1.850.000 dollari (più tre lezioni di tennis che Johnny insistette per includere nell’affare).

Nei quarti giocai contro Kevin Curren, che era piuttosto abile sull’erba.
L’avevo battuto un paio di anni prima sempre a Wimbledon, quando il suo servizio faceva già paura, ma da allora era migliorato moltissimo.
Aveva anche una nuova racchetta Kneissl di grafite, che conferiva al suo servizio una potenza ancora maggiore: come se ne avesse avuto bisogno.
Stava diventando sempre più evidente che, con le nuove racchette, un tennista già provvisto di un servizio potente poteva diventare un vero problema.

E Becker battè Curren nella finale del singolo.
Aveva diciassette anni.
Atlanta era come Milano.
Pubblico fantastico, un’energia incredibile.
Boris mi sconfisse per 7-5 nel terzo set e dovetti ammetterlo: questo ragazzo ha il servizio più potente che abbia mai visto in vita mia.
Nessuno ha mai battuto servizi così.

Mi aveva scalzato dalla vetta: il numero uno era lui.
Sono solo una manciata gli atleti che nel corso degli anni hanno cambiato la prospettiva del pubblico su come si gioca uno sport.
Lawrence Taylor ci riusci nel football con la posizione di linebacker esterno, Ivan Lendl e Martina Navratilova l’hanno fatto nel tennis.
Lendl si era allenato come un pazzo per diventare il numero uno e aveva perso sette chili grazie alla dieta del dottor Robert Haas.

Quando i tennisti videro cosa aveva fatto Lendl per scavalcarmi nel 1985 - soprattutto dopo il modo in cui avevo giocato nel 84 - si convertirono alla sua filosofia.
Si dissero: aspetta un momento, mi allenerò di più, farò di più fuori dal campo.
E lo fecero.
Le star del tennis moderno, uomini e donne, sono più muscolose, più forti, più veloci e più sportivamente longeve di quanto sia mai accaduto in passato.

Il campione della racchetta di legno era diventato una specie in via di estinzione.

Borg mi interruppe scuotendo la testa.
"L’unica cosa che conta è essere il numero uno Jhon" disse.
"Lo sappiamo tutti e due. Se ti accontenti del numero due, perchè non del numero tre o del numero quattro?
Sotto il primo posto non sei nessuno".


Avanti > Pagina 6

Potrebbe interessarti:
Novak Djokovic: Il punto vincente.

Andre Agassi: Open, la mia storia.

Se ti è piaciuto quello che hai letto clicca su "Mi piace". Aiuta questo blog a crescere. Grazie!!

giovedì 10 marzo 2016

Jhon McEnroe - Sul serio. Frasi parte 4.

Frasi di Jhon McEnroe - Sul serio.

Tom Gullikson, primo turno, Wimbledon 1981.

Quando Gullikson si portò in vantaggio 4-3 al secondo set per una palla chiamata fuori a sproposito, scagliai a terra con violenza la mia Wilson Pro Staff e James mi ammonì.
Più tardi, quando un giudice di linea chiamò fuori un servizio profondo che avevo visto chiaramente sollevare uno sbuffo di gesso, gettai anche la seconda racchetta e lanciai un grido che arrivava dal profondo del Queens, ma che da allora ha viaggiato in tutto il mondo.

“Man, you cannot be serious!”

Cioè: “Ehi, non è possibile che tu dica sul serio”.
Smisi di giocare, andai dal signor James e gli chiesi se avesse visto la nuvoletta di gesso.

Quando fummo 1-1 nel terzo set, Gullikson battè un servizio troppo lungo e la palla non venne chiamata fuori.

Urlai un’altra frase tipica del Queens con cui informavo i giudici che secondo me erano la feccia dell’umanità.

Il signor Edward James nel Queens evidentemente non c’era mai stato.
In seguito si seppe che nel taccuino aveva scritto “piss of the world” (piscio del mondo), non “pits of the world” (feccia del mondo).

Dopo il match mi comminarono una multa di 750 dollari per turpiloquio e un’altra di pari importo per il commento poco sportivo contro il giudice di sedia: mi minacciarono con un’altra multa di diecimila dollari e una possibile squalifica dal torneo se mi fossi permesso di comportarmi ancora in un modo simile.


Tra l’ottobre del 1981 Lendl vinse 42 match di fila falciando chiunque trovasse sul suo cammino, me incluso.
Correva, andava in bici, faceva ginnastica, e soprattutto si allenava, si allenava, si allenava. Io facevo quello che avevo sempre fatto: giocavo a tennis, punto e basta.

Immagino di non sorprendere nessuno se dico che essere il numero uno al mondo richiede un ego di proporzioni colossali.

Dopo la vittoria agli U.S. Open del 1981 fui invitato alla casa bianca dal presidente Regan, e non volevo andarci!
Me lo comunicarono il giorno prima, e l’appuntamento era stato fissato di mattina presto: mi sembrò troppo scomodo.

All’inizio del tour, Gary mi chiede cosa desideravo prima, durante e dopo ogni match. Volli della segatura.
Avevo l’abitudine di tenerne sempre un pò nella tasca dei pantaloncini perchè assorbiva il sudore delle mani.

Sempre in quel periodo andai in Giappone per esibirmi a Osaka e a Tokyo.
Sul treno ad alta velocità che mi portava a Tokyo cominciai a bere del Suntory insieme ad altri giocatori.
Mi trovavo sul treno più veloce del mondo, il Suntuory è un whisky fortissimo e avevo ventiquattro anni.
Quando arrivammo in stazione mi girava la testa.
Mi voltai verso la compostissima signora giapponese che mi stava accanto e le vomitai addosso.

Secondo me, uno dei grandi problemi del tennis contemporaneo sta nel fatto che le star di oggi si rifiutano di riconoscere l’importanza della storia di questo sport.

Una mattina di maggio mi stavo allenando con il mio fratellino diciassettenne Patrick (che, in un mio momento di distrazione, era diventato il numero tre degli stati Uniti nella categoria juniores) al club indoor di Tony Palafox a Glen Cove, Long Island.
Giocavo con la mia fida Dunlop MaxPly e Patrick - in quel momento, gran parte dei grandi campioni stava abbandonando le racchette di legno - usava uno dei nuovi modelli, la Dunlop Max 200G.
Circa a metà dell’allenamento annientò due mie ottime risposte di rovescio.
Indicai la sua racchetta.
“Fammela provare” gli ordinai con il tono che non ammette repliche dei fratelli maggiori. Me la diede.
Mi ci trovai bene da subito e notai un miglioramento immediato nel mio gioco: servizio più grintoso e più presa nei colpi di rimbalzo.
Portai con me a Dallas tutte e due le Max 200G di Patrick, quando partecipai ai campionati WCT: Battei Lendl in finale continuando il mio momento magico a sue spese e opponendo al suo potere da supereore un poco del mio!


Avanti > Pagina 5

Potrebbe interessarti:
Novak Djokovic: Il punto vincente.

Andre Agassi: Open, la mia storia.

Se ti è piaciuto clicca su "Mi piace", aiuta questo blog a crescere. Grazie!!