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lunedì 9 maggio 2016

Frasi Lance Armstrong. Intervista Oprah Winfrey. The fall. Ascesa e caduta. Parte 8.

Frasi Lance Armstrong. The fall. Ascesa e caduta.

Non sono ancor passati tre mesi dalla pubblicazione del rapporto dell’USADA quando Armstrong telefona alla sua amica Oprah Winfrey, la famosa presentatrice americana.

"Rispondi solo si o no: hai mai assunto farmaci vietati per migliorare la tua prestazione atletica?".
Seduto a fianco di Oprah Winfrey per un’intervista televisiva "senza restrizioni" Armstrong fa un sospiro davanti a quattro milioni e trecentomila telespettatori.
"Si".
"Fra queste sostanze c’era anche l’EPO?".
"Si."
"Ti sei mai sottoposto a emodoping o a trasfusioni per migliorare le tue prestaizoni sportive?".
"Si."
"Hai mai usato altre sostanze vietate come testosterone, cortisone o ormone della resictta?".
"Si.”
"Durante i sette Tour de france che hai vinto, hai mai usato sostanze vietate o sei mai ricorso all’emodoping?".
"Si".
"Era umanamente possibile vincere il Tour de france senza il doping, per sette volte?".
"No, credo di no".




Armstrong e i compagni della RadioShack si presentano alla linea di partenza di quell’ultima tappa del Tour indossando una divisa completamente nera e con il numero 28 stampato in giallo sul dornso.
Quelli della Livestrong spiegano che ventottomilioni è il numero di persone che vivono con il cancro intorno al globo.

“Mi chiedevano del doping di Lance, ma all’epoca dei fatti doparsi era come andare in bagno. Non saprei dirti quante volte l’ho visto andare in bagno”.

Ovunque si giri, Armstrong vede il proprio mondo sgretolarsi. Hanno rintracciato il suo vecchio massaggiatore, Hendershot, che ora dirige un centro per addestramento cani in Colorado. Hendershot si è rifiutatato di parlare a meno di essere costretto, perchè sostiene che negli anni novanta tutti si dopavano. Non ritiene giusto prendersela solo con Armstrong. "Il ciclismo è uno sport dopato, ecco tutto", dichiara. "E sempre lo sarà". Gli americani non amano perseguire i loro eroi dello sport, per quanto dopati possano essere.

Ma non vincono.
Il sabato prmia del Super Bowl, il 3 febbraio 2012, sul sito web dell’ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Centrale della California appare il comunicato stampa numero 12-024.
E’ intitolato: “Il procuratore chiude indagine su squadra ciclistica professionistica”.

Ma i festeggiamenti sono prematuri.
Pochi minuti dopo, infatti compare un comunicato stampa sul sito web dell’USADA.

Il 28 giugno, dopo aver definito il caso USADA contro di lui, "anticostituzionale", e "una caccia alle streghe", Armstrong riceve una lettera di quindici pagine dall’agenzia antidoping.
In qul momento si trova in Franciia e si sta allenanando per un Ironman, il suo nuovo sport preferito.
Ha già vinto diversi mezzii Ironman, e il suo obbiettivo è qualificarsi per i campionati del mondo di quella disicplina, che si tengono annualmente a Kona nelle Hawaii.

Il 25 giugno 2012, Eddie Charles Gunderson, in famiglia chiamato Sonny, muore.
Tre giorni dopo c’è anche il funerale.
E’ lo stesso giorno in cui l’USADA accusa formalmente Armstrong di essere stato al centro di un programma di doping durante i suoi tour vittoriosi.
Armstrong ha usato l’EPO.

Tre giorni dopo, Armostrong fa qualcosa che non ha mai fatto: smette di lottare.
“Prima o poi tutti arrivano a un punto in cui si dicono: adesso basta.
Per me, quel momento è ora”, afferma in una dichiarazione.
Un avvocato di Washington, Mark Levistein, gli ha consigliato di non entrare in un arbitrato con l’USADA, perchè in quei casi gli atleti no vincono mai.
Armstrong ha quindi deciso di accettare le accuse e la pena: squalifica da tutti gli sport olimpici a vita.
Perderà anche i sette titoli conquistati al Tour, oltre alla medaglia di bronzo delle Olimpiadi 2000 e a tutti gli altri titoli e premi in denaro vinti dall’agosto 1998 in poi.
In realtà non è pronto ad accettare queste sanzioni.

Alle dieci del mattino, Armstrong posta un tweet: “eroi in combattimento e oltre, #SempreFi”.
Aggiunge un link a un articolo su un marine di Pensacola, in Florida, che aveva portato un undicenne al traguardo durnte una gara di triathlon.
Il ragazzo aveva perso la gamba destra a causa di un cancro alle ossa.

I sordidi dettagli sono nel libro-rivelazione di Tyler Hamilton: La corsa segreta, pubblicato nel settembre del 2012.

Nel giro di poche ore, gli sponsor abbandonano la nave.
La Nike se ne va.
Poi anche la Trek, Oakley, Giro, RadioShack, Anheuser-Busch, FSR (che produce sport drink) e Honey Stinger (barrette energetiche).

La Nike rilascia una dichiarazione in cui in pratica accusa Armstrong di aver nascosto informazioni fondamentali alla società: “A causa delle prove apparentemente inconfutabili secondo cui Lance Armsotrng ha preso parte a un programma di doping e ha ingannato la Nike per più di dieci anni, è con enorme rammarico che abbiamo recisso il contratto che avevamo stipulato con lui”.

Come se i campioni del passato, il belga Eddy Merckx, ad esempio, o il francese Jacques Anquetil o Fausto Coppi, o forse la maggior parte dei vincitori di quella competizione più che centenaria, non fossero mai risultati positivi ai test e/o non avessero mai ammesso che il doping era parte integrante del loro sport.

Ma è solo Armstrong a finire nell’occhio del ciclone, a farsi carico di tutte le colpe del ciclismo.

A chiunque lo stia ad ascolare ribadisce: perchè i miei compagni di squadra, come Vande Velde e Hincapie, si sono beccati sei mesi, mentre a me hanno dato la pena capitale?

Armstrong riflesse.
Sostiene di essere stato ingiustametne incolpato per un’intera epoca di frodi sportive.

"Se qualcuno pensa che ho imbrogliato per vincere il Tour del France, è un idiota del cazzo",escalma.
Ho infranto le regole.
"Mica solo io.
Tutti lo facevano.
Tutti i duecento ciclisti alla partenza della gara infrangevano le regole."



giovedì 28 aprile 2016

Frasi Lance Armstrong. The fall. Ascesa e caduta. Parte 7.

Frasi Lance Armstrong. The fall. Ascesa e caduta.

L’atleta è definito un Teleton in carne e ossa, in onda 365 giorni all’anno.
Per quel che riguarda un’eventuale candidatura a governare il Texas, Armstrong risponde: “E’ probabile”.
Poi da la notizia bomba: vuole vincere un ottavo Tour de France.

Gira spesso con l’attore Matthew McConaughey, tanto che i due vengono definiti "gemelli siamesi".
Dopo aver lasciato Sheryl Crow, frequenta diverse biondine sulle due sponde degli USA; la stilista Tony Burch, la giovane attrice Ashley Olsen e la stella del cinema Kate Hudson.

Nel Settembre 2008 , Armstrong organizza la prima conferenza stampa sul suo ritorno, in occasione della Clinton Global Initiative.

I dirigenti della Nike sono elettrizzati perchè il rientro di Armstrong è un’autentica manna per il marketing: il ritorno del supereroe che ha sconfitto il cancro.

In vista del Tour, l’azienda annuncia il lancio di una linea di abiti e scarpe chiamata “Hope Rides Again” (La speranza corre di nuovo”), per celebrare il ritorno di Armstrong allo sport.

Come già fatto in precedenza l’azienda sfrutta a proprio vantaggio le accuse rivolte ad Armstrong.
Uno spot mostra l’atleta che si allena da solo sulla bici e la corsa è inframmezzata da scene di pazienti di cancro in via di guarigione.
Su un drammatico sottofondo musicale, Armsotrng afferma: "I critici dicono che sono arrognate; dopato; bruciato; un imbroglione. che non so rinunciare.
Possono dire ciò che vogliono: non sono tornato in sella per loro".


Da quando ha annunciato il suo ritorno, è stato testato solo una volta dall’USADA, ma l’istinto gli suggerisce di usare cautela, di non tentare la fortuna, proprio come gli ha suggerito Korioth.
All’improvviso capisce: ci sono persone che non si arrenderanno finchè non sarò completamente spacciato.
Si gira verso la Hansen: "Devo tirarmi fuori".

Ma le collezioni esclusive della Nike sono già in produzione e la fondazione è galvanizzata dalla prospettiva di nuove donazioni milionarie.

"Non ho avuto il coraggio", dirà.

Il secondo ciclista più anziano a finire tra i primi tre nella lunga storia della competizione.




Nella primavera del 2010, l’austriaco Bernhard Kohl ammette di essersi sempre dopato, giustificandosi così: “E’ impossibile vincere senza doparsi”.

Era finito terzo al Tour del 2008, un titolo che gli viene tolto.
Spiega quanto sia facile aggirare i controlli: “Spono stato testato duecento volte nella mia carriera; cento volte avevo sostanze nell’organismo”.
“Mi hanno beccato una volta, ma altre novantanove l’ho fatta franca”.
Nel 2004, lo spagnolo Jesus Manzano ha denunciato il doping di squadra della Kelme, e in seguito ha ammesso che durante il tour del 2003 il medico di suadra gli aveva somministrato un farmaco veterinario, l’Oxyglobin (emoglobina bovina), che si usa per trattare i cani affetti da anemia.
Dopo aver assunto la medicina, Manzano era collassato durante una tappa ed era stato portato in ospedale in elicottero.

Il ciclismo americano sta per ricevere una potentissima iniezione di verità, forse per la prima volta nella storia, e Landis è la punta dell’ago.
E’ stato abbandonato da tutti quelli che rappresentavano qualcosa per lui: il mondo del ciclismo, la moglie, il suocero, quasi tutti gli ex compangi di squadra.
Gli resta solo la verità, come dice a Messick.

Grazie a Tiger Williams, il contenuto di varie email scambiate fra Landis, Armstrong e gli altri massimi esponenti del ciclismo appare sul sito del Wall Street Journal, diverse ore prima della mezzanotte del 19 maggio, alla vigilia della quinta tappa del Tour.

Dopo otto chilometri del Tour di California, il plotone raggiunge una cittadina chiamata Farmersville.
Su una strada che attraversa profumati aranceti, un corridore scivola sulla ghiaia e cade.
Molti di quelli che gli arrivano dietro non riescono a evitarlo e cadono a loro volta.
Anche Armstrong cade.
Poco dopo, Armsotrng è sul pullman della squadra.
Il medico gli cura le ferite mentre il mezzo è diretto in ospedale.

Armstrong era un simbolo di sopravvivenza e di vittoria, ma nel giro di poche ore si trasforma nel più abominevole esempio delle frodi che affliggono la storia del ciclismo.

Fra tutti i possibili testimoni del caso contro Armstrong, Landis è l’unico che può guadagnarci decine di milioni di dollari.

La Nike spedisce addirittura un enorme macchinario battezzato Chalkbot: un robot idraulico che stampa messaggi con il gesso giallo sull’asfalto.
Le frasi ricordano la malattia di Armstrong e il suo impegno filantropico.
Ricordano anche che Armstrong è il ciclista più popolare del Tour e uno degli atleti più popolari del mondo.



martedì 26 aprile 2016

Frasi Lance Armstrong. The fall. Ascesa e caduta. Parte 6.

Frasi Lance Armstrong. The fall. Ascesa e caduta.

Vaughters vuole sapere se il ciclismo è più pulito rispetto al 2002, quando lui si è ritirato dalle competizioni europee.
"Per niente, anzi è peggio di prima", risponde Lim.
"E’ orribile." "E’ come una corsa agli armamenti nucleari, ma sfuggita al controllo delle due superpotenze.
Il doping è così diffuso che i corridori sono come tanti bambini che si fabbricano ognuno la propria bomba atomica.
Sono come tanti piccoli terroristi senza le giuste conoscenze, ma con libero accesso al plutonio."

Landis finisce quinto al Tour del 2005 senza emodoping: un risultato incredibile.
Leipheimer, che si è fatto una trasfusione con l’aiuto di Landis durante una gara , termina al sesto posto.
Nel complesso, i ciclisti americani trionfano.
Come sempre, però, è Armstrong l’attrazione principale.
Ha vinto il suo settimo Tour de France, un record, e ha fatto registrare la media più veloce di tutta la storia: 41,6 chilometri orari.
E’ fidanzato con una rockstar, Sheryl Crow, e sul cellulare ha i numeri personali di Bill Clinton e Bono degli U2.
La sua fondazione, conosciuta ormai come Livestrong, è in piena espansione.

Dal 2002 al 2005 gli incassi della fondazione sono scresciuti di circa otto volte e superano i sessantatrè milioni di dollari.

Ogni anno, la Nike donava alla fondazione sette milioni mezzo di dollari, inclusi due milioni e mezzo che andavano specificatamente ad Armstrong come testimonial.
Nel 2005, la Nike espande la gamma Livestrong ad altri prodotti: maglie, pantaloncini, canottiere ed altri articoli con su stampata la data in cui Armstrong ha scoperto di avere il cancro, 2 ottobre.
La Nike lo definisce il suo giorno del Carpe diem, il giorno per superare le avversità e riaffermare la vita.
La richiesta di articoli Livestrong da parte delle rivendite è cosi alta che alla Nike temono un calo nelle altre linee, come la Nike basket e Nike running.
Nei suoi primi otto anni di attività, la Livestrong ha raccolto ottantacinque milioni di dollari per la lotta cocntro il cancro.

Il coinvolgimento di Armstrong nelle attività della fondazione ha anche una componente personale.
L’atleta visita i reparti oncologici e gli ospedali per bambini e ascolta le storie individuali dei pazienti.
Spesso telefona o manda una email ai malati se qualcuno gli chiede di farlo.
“Non c’è molto di più potente della vita”, spiega McKinnon.



"E lui dice alle persone: tu puoi vincere".

L’impatto di Armstrong sul ciclismo non ha precedenti.
Le vendite della Trek sono raddoppiate dal 1998.

Sembra che qualsiasi cosa venga toccata da Armstrong prosperi.
Alcuni lo definiscono “l’effetto Lance”.

La SCA promotions assicura le aziende che offrono premi speciali, come un milione di dollari per un tiro a canestro da centrocampo o una nuova automobile per una palla da golf imbucata al primo colpo.
La compagnia accetta proposte di ogni sorta.
Una certa rana può fare un salto da record mondiale?
Risultto: no.
E' possibile rintracciare uno scarafaccio rilasciato a Houston con una targhetta identificativa?
No: l'insetto è scomparso per sempre.
La SCA si assume rischi anche nello sport.
Enrie Els può vincere il British Open quando i bookmaker lo danno quattrocentosettanta a uno?
La SCA ha perso.
Può Armstrong vincere un quarto, un quinto, e un sesto Tour de France di fila?
Hamman pensava di no, ma si è sbagliato di nuovo.

Poi arriva una grande svolta.
Il 23 agosto 2005, tre giorni dopo che Armstrong ha trascorso una giornata a pedalare con George W. Bush nel ranch texano del presidente, l’influente giornale sportivo francese L’Equipe esce con un titolone in prima pagina: "Le mensogne Armstrong" (La bugia Armstrong).

Quattro giorni dopo che Floyd Landis è salito sul podio degli Champs Elysees con la bandiera americana che sventolava dietro di lui, la sua squadra annuncia che il neo vincitore è risultato positivo a un test antidoping.

Durante una teleconferenza organizzata in fretta e furia, Landis adotta il medesimo approccio di Armstrong: negare, negare e poi negare ancora più forte, preferibilmente davanti alle telecamere di un’emittente nazionale.

Da tempo Armstrong ha accumulato un potere che supera quello di un ciclista famoso.
Nel 2007, in Texas, diventa l’immagine pubblica di un’iniziativa politica per assicurari tre miliardi di dollari da destinare alla ricerca contro il cancro.
Gira la nazione su un pulman per parlare agli elettori.
Tiene un discorso di un’ora davanti a vari menbri della camera dei rappresentatnti del Texas, e ottiene la maggioranza dei voti necessaria per presentare una riforma costituzionale.
Mentre attende il conteggio finale, afferma: “E’ bello vincere”.
Vince.



martedì 19 aprile 2016

Frasi Lance Armstrong. The fall. Ascesa e caduta. Parte 5.

Frasi Lance Armstrong. The fall. Ascesa e caduta.

Con l’avvicinarsi del Tour 2004, Armstrong organizza un attacco preventico contro L.A. Confidentiel: les secrets des Lance Armstrong (L.A. confidenziale: i segreti di Lance Armstrong), insieme con Pierre Ballester, un giornalista francese che ha lavorato per l’Equipe.

Un mese prima della pubblicazione, la Nike e la Lance Armstrong Foundation iniziano a vendere dei braccialetti gialli con la parola "Livestrong".

Durante il trasferimento dall’arrivo di una tappa all’hotel, il pullman della squadra accosta lungo una strada di montagna.
Non è un problema al motore: presumibilmente, molti ciclisti hanno bisogno di sangue.
Mentre l’autista fa finta di cercare un problema meccanico inesistente alcuni corridori della Postal Service ricevono a quanto pare una trasfusione: alcuni da seduti, Armstrong steso a terra.
Le sacche ematiche vengono presumibilmente appese ai portabagagli.

Anzichè comportarsi gentilmente con le persone che conoscono i suoi segreti, Armstrong li emargina come se fossero estranei.
E’ un errore che gli sarà fatale.

Alla fine del 2004, Zabriskie non c’è più.
Anche Landis se n’è andato, per diventare il capitano della Phonak, che gli ha offerto cinquecentomila dollari, più del doppio di quel che gli dava la Postal (duecentotrentamila dollari).

L’agenzia antidoping americana era nata in seguito allo scandalo Festina, che aveva esposto il problema dell’abuso delle sostanze proibite nel ciclismo.
Prima di allora, le regole dell’antidoping variavano molto da una disciplina all’altra.
Ogni federazione internazionale di un dato sport olimpico aveva le sue norme, conduceva i propri test e giudicava le proprie infrazioni.
Poche federazioni erano più indulgenti con i propri iscritti dell’UCI, l’unione ciclistica internazionele.

Nel 1999, dopo lo scandalo Festina, il CIO formò l’AMA, l’agenzia mondiale antidoping, per uniformare le regole in materia.
Nel 2004 l’AMA avrebbe adottato un codice antidoping.
A quel punto, Armstrong aveva già vinto il suo quinto Tour de France.

L’USADA divenne operativa nel luglio del 2000.
L’USADA non era un’agenzia governativa, anche se era finanziata soprattutto con denaro pubblico, tramite l’ufficio delle poitiche antidroga della Casa Bianca.



Il suo bilancio era approvato dal congresso e quindi suscettibile agli interessi di lobby e individui contrari al suo operato.

Anni dopo, infatti, proprio Armstrong avrebbe chiesto di ridurre i finanziamenti dell’USADA, se non addirittura la chiusura dell’ente.

La Trek gli risponde che la squadra dovrebbe avere telai e componenti per assemblare centoventi bici nuove ogni anno.
Landis calcola che nel solo 2004 ne sono sparite sessanta.
A un prezzo di forse tremila dollari l’una, la vendita deve aver generato centottantamila dollari di nero.
E’ una rivelazione: Landis ha scoperto che, con un giro tortuoso, gli sponsor finanziavano senza saperlo il doping di squadra della Postal.

Landis crede di poter vincere il Tour restando pulito.

Racconta di come sia stato lo stesso Armstrong a convincerlo.
Durante un giro di allenamento, Landis riusciva a malapena a stargli dietro e Armstrong gli aveva detto: non sei costretto a soffrire così tanto.
Posso aiutarti ad alleviare il dolore.

Landis narra anche un altro episodio.
Un giorno un medico della squadra gli aveva dato una pillola speciale, lui l’aveva presa ed aveva fatto un’ottima prestazione.
Il giorno successivo il dottore gliene avea data un’altra, ma lui non l’aveva prea, perchè aveva avuto un’idea geniale: voleva far analizzare il farmaco e produrselo da solo.
Avrebbe potuto venderlo, diventre milionario e forse vincere il Tour ogni anno per il resto della sua vita.
Il test, però, aveva rilevato che la pillola era composta da un unico elemento: zucchero.
Era un placebo.


Il problema è proprio il termine frode.
I ciclisti professionisti ritengono che il doping non sia una frode, perchè lo usano tutti.

Prima di andare dal medico, si estrae un’intera sacca di sangue senza l’aiuto di nessuno.
Lim lo sorprende proprio durante la trasfusione.
Landis è agitato perchè non sa dove custodire il sangue appena raccolto.
Non può metterlo in frigo, perchè moglie e figliastra arriveranno dagli USA il giorno successivo.
Allora compra una borsa frigo, un termometro elettronico, del ghiaccio e un cartone di succo d’arancia.
Tagia la sommità del cartone, ci nasconde la sacca di sangue e poi mette il cartone nella borsa frigo con il ghiaccio.
Ci mette anche il termometro chiuso in un sacchetto ermetico di plastica.
La sacca sostitutiva è pronta.


martedì 12 aprile 2016

Frasi Lance Armstrong. The fall. Ascesa e caduta. Parte 4.

Frasi Lance Armstrong. The fall. Ascesa e caduta.

Nella cavalcata finale che porta il plotone del Tour de France 1999 nel cuore di Parigi, Armstrong e la Postal Service tagliano il traguado sfrecciando alla veloctà più alta mai registrata, quaranta chilometri all’ora.

Alcuni esperti di marketing, come David Carter e Rick Burton, spiegano a USA Today che Armstrong potrebbe trasformarsi in una delle più trandi stelle dello sport americano, come Michael Jordan e Tiger Woods.

Armstrong scrive un’autobiografia, che sarà un best seller, dal titolo Non solo ciclismo, in cui racconta di come sia sopravvissuto al cancro e abbia vinto contro ogni previsione il Tour de France.

Il libro lo lancia nella stratosfera.
Nel 2000 incasserà cinque milioni di dollari per contratti come testimonial, oltre ai due milioni di paga, il che lo porterà allo stesso livello dei grandi campioni del football americano.

Nei giorni successi alla conclusione vittoriosa al Tour de France, Armstrong vola a new York su un jet della Nike per comparire in diversi talk show, compreso The Late Show with David Letterman.

Prossima fermata: la Casa Bianca, dove Armstrong regala al presidente Clinton una bicicletta.

Il cancro è stata la miglior cosa che potesse capitargli.
Ormai ignorano qualsiasi offerta inferiore al milione di dollari.
Armstrong afferma di “non essere più un privato, ma un’impresa”.

Durante il giro d’onore, un giornalista francese si è affiancato ad Armstrong e dalla sua motociclietta gli ha chiesto che cosa pensasse di quel successo.
"Quando la vita ti concede una seconda possibilità, allora vai fino in fondo".

Tempo prima si era sparsa la voce che al Tour sarebbe stato introdotto un nuovissimo test contro l’EPO, ragion per cui il team si era trovato costretto a tornare alla vecchia tecnica delle trasfusioni di sangue, per la quale non esiste nessuna analisi al mondo.

Quella che era iniziata come una passione innocente per le corse in bicicletta si era trasformata in una vita fatta di messaggi in codice, incontri clandestini e conversazioni furtive.

"Era in un sistema che ci garantiva un vantaggio assoluto", racconterà Vaughters.
"Nelle altre squadre potevano esserci al massimo uno o due corridori che si dopavano in quel modo, ma soltanto la Postal metteva a disposizione di ogni suo ciclista principale un piano così sofisticato."




La Nike, uno dei principali sponsor, prende le sue difese di fronte al pubblico americano, o almeno a coloro che credono a ciò che vedono nelle pubblicità televisive.
La società manda in un onda un nuovo spot con Armstrong protagonista.
Il campione fissa la telecamera e recita: “è il mio corpo, e ci facico quel che mi pare.
Posso spingerlo, studiarlo, modifcarlo, ascoltarlo.
Tutti vogliono sapere di cosa mi faccio.
Di cosa mifaccio?
Mi faccio il culo sei ore al giorno su una bici.
E tu di cosa ti fai?”


"Floyd, hai mai passato una bella giornata?" gli ha chiesto Zabriskie in quel frangente. "Si".
"Beh non ne vedrai mai un’altra, se la fai finita adesso".

Armstrong li ha soprannominati “scemo e più scemo”.

Tutti i membri della squadra che aveva vinto il primo Tour se ne sono ormai andati, tranne Hincapie e Vande Velde.
A quel punto, la squadra ingaggia Ferrari perchè aiuti gli atleti con il doping.
I diretti interessati spesso si incontrano nell’appartamento di Hincapie, che vive da solo, per iniettarsi EPO.
Portano sempre maglie con le maniche lunghe per nascondere i segni dei buchi.

Stapleton nega qualsiasi accenno alle presunte irregolarità di Armstrong.
Alla Coca Cola, uno degli sponsor della squadra, dice: “Sentite, lui non si droga, chiaro? Mi gioco la carriera su questo”.
Armstrong inizia a scrivere una seconda bografia, Every Second Counts (Ogni secondo conta), in cui respinge le accuse di doping.
Parla dell’indagine dei francesi sui rifiuti medici che la Postal Service ha gettato durante il Tour 2000.

Circa un mese prima del Tour 2002, Livington, allora all’ultimo anno nella Telekom di Jan Ullrich, gli ha suggerito di provare l’albumina, un concentrato di proteine del plasma umano che incrementa l’ematocrito.

Vaughters non sapeva se Livingston l’avesse mai usata, ma decide di sperimentarla su di sè dopo essersi documentato su Internet.
Ha acquistato il prodotto in una farmacia spagnola.

La nona tappa del Tour de france 2003 si corre in un giorno caldissimo del sud della Francia.


lunedì 4 aprile 2016

Frasi Lance Armstrong. The fall. Ascesa e caduta. Parte 3.

Frasi Lance Armstrong. The fall. Ascesa e caduta.

Uno dei medici chiede se Armstrong abbia mai utilizzato farmaci per migliorare le sue prestazionisprtive.
Comincia a elencare:”Ormone della cresciata, cortisone, eritropoietina, steroidi e testosterone.


Tutto ciò che Betsy sa degli steroidi è che il velocista canadese Ben Johnson si è fatto beccare ai giochi olimpici di Seul del 1988, subito dopo aver vinto i 100 metri piani.

Tutti sapevano che i ciclisti professionisti prendevano l’EPO.

La maggior parte degli oncologi sostiene che sia impossibile sapere con precisione se l’uso dei farmaci proibiti possa aver scatenato il cancro di Armstrong o aver accellerato il decorso di uno già esistente.

Comunque sia, la gente continua ad amarlo.
Sono molti quelli che vedono in lui ciò che vorrebbero vedere in se stessi: la generosità, la gentilezza e soprattutto il coraggio necessario per sopravvivere al cancro e tornare al lavoro e della vita.

Neal sa bene che Armstrong ha ripreso a doparsi.
Infatti, nel momento stesso in cui raccoglieva finanziemnti per la sua fondazione, Lance stava già cercando di procurarsi l’EPO negli Stati Uniti, subito dopo aver smesso di assumerla nell’ambito della chemioterpia.

All’epoca della sua prima grande competizione a tappe, la Vuelta a Espana 1995, dov’era ancora pulito, Hincapie aveva faticato a stare dietro al tipo “più grasso e fuori forma della corsa.
Ecco quant’era difficle.
Proprio allora si era reso conto che, per quanto si fosse allenato, non abrebbe mai vinto senza il doping.

Doparsi e poi pulirsi appena in tempo per il test antidoping non è poi cosi complicato.

Non c’è corridore che possa permettersi di restare pulito e nel contempo stare al passo con i colleghi.

I suoi colleghi era soliti recirare il vecchio motto di Jacques Anquetil, cinque volte vincitore del Tour de France: "Lasciatemi in pace: tutti si dopano", oppure ripetevano quanto dichiarato da Fausto Coppi a un giornalista televisivo, e cioè che i ciclisti si dopavano solo quando ne avevano bisogno, ossia "quasi sempre".




L’immagine con cui Leblanc promuove l’edizione del 1999 è emblamatica: "Il Tour della rinascita".
Non tutti ci credono.
Alcuni recenti episodi fanno pensare altrimenti.
Soltanto un mese prima, Marco Pantani, il vincitore del Tour precedente, è stato espulso dal Giro d’Italia: il suo ematocrito ha raggiunto quota cinquantadue, un valore che lasciava ipotizzare l’uso di sostanze illecite.
Sospeso per quindici giorni, Pantani ha deciso di rinunciare al Tour de France. Il campione in carica non difenderà il suo titolo.

Antoine Vayer riferisce a David Walsh, un reporter del Sunday Times di Londra, come i corridori siano diventati addirittura dipendenti da quelle sostanze, da tanto ne hanno abusato.
"Li prendono quando sono stressati, giù di corda o incasinati per qualche altro motivo", afferma.
"Vogliono una vita senza stress. E’ una mentalità da tossici".

Ormai abituato al doping, Vaugheters accetta sempre.
Farsi inieizioni, a volte anche cinque in un’unica seduta, è diventata routine: la routine necessaria perchè Armstrong vinc il Tour de France.

Ma come sesso capita nella guerra tra consumatori e giutizia, i dopati si mantengono costantemente un passo avanti alle autorità.

L’ematocrito di aughters è 0,001 sotto il massimo consentito.
Hincapie, il velocista, è anche lui a 49,999.
Armstrong a 49,4.
"La squadra è pronta", commenta quest’ultimo.


Quel giorno Robin e Bassons finiscono la tappa in fondo al gruppo, e sanno bene perchè: doping.
Bassons si era già dichiarato l’unico corridore pulito della Festina, nell’edizione precedente.

Sebbene qualcuno non ne sia affatto al corrente, una delle sostanze propinate indiscriminatamente a tutti è l’Actovegin, un estratto di sangue di vitello che migliora la circolazione e accellera la guarigione nelle persone colpite da ictus.
E’ solo uno dei tanti farmaci sugli scaffali della "farmacia volante" della Postal Service.


martedì 29 marzo 2016

Frasi Lance Armstrong. The fall. Ascesa e caduta. Parte 2.

Frasi Lance Armstrong. The fall. Ascesa e caduta.

Ma avrebbe affermato anche di non aver conosciuto nessun professionista che non avesse almeno fatto un tentativo.
Il ciclismo è uno sport troppo difficile, talvolta impossibile se non si ricorre a nessun aiuto farmacologico, soprattutto quando ci si trova ad affrontare corse a tappe di tre settimane come il Tour de France.

“Io prendo questa roba, fa parte di ciò che faccio”.
Armstrong si era adattato agli usi della squadra senza esitare, perchè lo facevano tutti.


Quel ricorso a farmaci illeciti era considerato normale e veniva fatto alla luce del sole.

All’inizio degli anni Novanta meno della metà delle squadre professioniste avevano un medico tra le proprie fila.
Erano quelle che avevano compreso i vantaggi del doping.
“Tutta quella roba implicava un livellamento delle prestazioni, nel contesto del quale il miglior medico significava migliori risultati”.

L’intero programma fosse condotto sotto la supervisione di Max Testa, un italiano che nel dicembre 2013 lavorava ancora nello sport e conduceva una clinica di medicina sportiva nello Utah.

Armstrong apprezzava il lavoro di Testa, al punto che si trasferisce in Italia per trovarsi nelle vicinanzae dello studio medico, a Como.

20 aprile 1994: tre corridori della Gewiss-Ballan, una squadra che ha sede in Italia, salgono sul podio con le loro uniformi rosse, azzurre e blu dopo aver dominato la Freccia Vallone, una corsa di un giorno che si tiene nella regione collinosa delle Ardenne, in Belgio.

A circa cinquanta chilometri dal traguardo, i ciclisti della Gewissi sono staccati dal gruppo e, come Armstrong commenterà in seguito “hanno demoralizzato tutti”.
Hanno continuato ad accellerare, mentre il plotone si è trasformato in una macchiolina alle loro spalle.

Moreno Argentin è giunto per primo al traguardo, i suoi compagni di squadra Giorgio Furlan ed Evgenij Berzin sono arrivati rispettivamente secondo e terzo.
E’ proprio li, in Belgio, nel 1994, che i ciclisti del plotone, esausti, realizzano che molti nel mondo dello sport credono nel potere straordinario dell’eritropoietina.


A quel punto Ferrari, che ha sempre negato di dopare i suoi atleti, pronuncia una frase che lo tormentaterà per anni: “L’eritropoietina non è pericolosa, se non se ne abusa.
Anche bere dieci litri di succo d’arancia può essere pericoloso”.

In parole povere, per Ferrari è solo una questione di colazione equilibrata.


Lo stesso Testa si rende conto che nn può fare a meno dell’EPO e rinuncia a ogni tentativo di tenere la sostanza lontana dai corridori.

E’ il 18 marzo 1995: il giorno prima, tornando a casa dalla Milano-Sanremo, che ha concluso al settantatresimo posto, Armstrong ha confidato a Hincapie, suo amico di lunga data: “Sono tutte balle.
La gente usa quella roba.
Ci faremo schiacciare!”.

E sono tutti d’accordo: non si può fare a meno dell’EPO, che è ormai diffusissima.

I ciclisti hanno già sentito parlare di alcuni colleghi che mettono la sveglia per alzarsi in piena notte e fare esercizi, in modo che il sangue, ispessito dall’eritropoietina, non provochi loro un arresto cardiaco durante il sonno.

Il dottor Ferrari, alto, magro e un pò stempiato, aveva studiato all’Università di Ferrara sotto Francesco Conconi, un ricercatore ritenuto il padre della medicina dello sport italiana.
A suo tempo, Conconi aveva fatto parte della commissione antidoping del CIO e sapeva molte cose sull’EPO.
Il CIO l’aveva infatti retribuito generosamente perchè ideasse un test per identificare la sostanza.
Conconi, però, faceva il doppio gioco e, mentre il CIO lo pagava perchè l’aiutasse a scoprire gli abusi, lui riforniva sciatori e ciclisti di EPO.

I medici gli fanno un esame con gli ultrasuoni, e una bella radiogrfia al petto.
Poi gli danno la brutta notizia. “Bene, la questione è seria”, dice il dottor Reeves.
“Si tratta di un cancro testicolare con ampie metastasi ai polmoni”.
Tra le cinque e mezza e le cinque e tre quarti del pomeriggio, il telefono di Neal squilla: è Armstrong.
“Ho un cancro ai testicoli”, gli rileva.
“Non so cosa fare”.
Armstrong è sconvolto, Neal è scioccato.
Ora sono tutti e due malati di cancro.
Nel giro di pochi giorni, i medici scoprono che il cancro di Armstrong ha già raggiunto l’addome e il cervello.
Secondo l’equipe medica, le sue speranze di sopravvivenza non superano il cinquanta per cento.

La convenzione è però bruscamente interrotta dall’arrivo di due uomini in camice bianco.
Devono compilare l’anamnesi del paziente.


mercoledì 23 marzo 2016

Frasi Lance Armstrong. The fall. Ascesa e caduta. Parte 1.

Frasi Lance Armstrong. The fall. Ascesa e caduta.

E’ il mio corpo e ci faccio quello che mi pare.
Posso spingerlo, studiarlo, perfezionarlo, ascoltarlo.
Tutti vogliono sapere cosa mi faccio.
Di cosa mi faccio?
Mi faccio il culo sei ore al giorno su una bici; e tu di cosa ti fai? (Cit. Lance Armstrong).


La maggior parte dei corridori non li considerava neppure veri prodotti dopanti.
Servirsi di quei farmaci significava semplicemente prendersi cura della propria salute in uno sport massacrante.

Il cortisone, che può essere iniettato o assunto per via orale, riduce il dolore muscolare ed è un antinfiammatorio per articolazioni indolenzite.
Continua ad essere uno dei farmaci fondamentali per tutti i ciclisti, perchè allevia il dolore alle gambe.
Gli sportivi lo paragonano all’aspirina assunta in caso di mal di testa.

Il testosterone è uno steroide, ma non viene utilizzato per aumentare la massa muscolare. Piuttosto, consente di recuperare più efficacemente dopo un allenamento, di potersi alzare il giorno seguente e continuare ad allenarsi senza pause.

L’impiego di farmaci per migliorare le prestazioni è legato alla storia del ciclismo e in particolar modo al Tour de France, una gara di oltre tremiladuecento chilometri in tre settimane.

I ciclisti hanno sempre trovato qualche espediente per renderlo più facile.
Nel 1904, alcuni abbandonarono la bici e percorsero parte del tragitto in auto o in autobus, per ridurre fatica e chilometri.

Nei primi anni del ventesimo secolo, i corridori si affidavano a sostanze come etere, cocaina e stricnina, sempre per soffocare il dolore.

I ciclisti pensavano anche di poter respirare più facilmente assumendo un pò di stricnina (che è talmente tossica da essere usata come veleno per topi) e/o nitroglicerina (che viene data a chi ha subito un infarto, per stimolare il cuore).

Le anfetamine divennero popolari verso la metà degli anni quaranta, provocando incidenti pericolosissimi.

Tour de France e droghe andarono avanti a braccetto, nonostante la preoccupazione generale.
Jacques Anquetil, cinque volte vincitore del Tour, era noto per la schiettezza a riguardo. Una volta sbottò: "Non puoi vincere i Tour de France soltanto con l’acqua minerale. Tutti si dopano". Non c’era niente di illegale.


Nel 1963 il doping era ormai diventato cosi pericoloso che un gruppo di ciclisti, medici, legali, giornalisti e funzionari di vari enti sportivi unirono le forze e chiesero a gran voce una serie di misure preventive: era l’alba dell’antidoping.

Due anni dopo, la Francia promulgò le prime leggi in materia: i partecipanti al Tour si sarebbero dovuti sottoporre a test regolari.

Don Catlin, l’uomo che predispose il primo laboratorio statunitense per testare i farmaci destinati a migliorare le prestazioni (l’Olympic Analytical Laboratory dell’Università della california a Los Angeles), fin dall’inizio si era dedicato allo studio di una sostanza chiamata eritropoietina o più brevemente EPO.

Un’overdose di EPO trasforma il sangue in una melma viscosa, con grave rischio di ictus o infarto.

Verso la fine degli anni Ottanta, i ciclisti acquistavano il farmaco sul mercato nero. Subito iniziò una tragica sequela di morti improvvise.

Per oltre un decennio, Hendrshot trasforma la sua dimora in Belgio in laboratorio personale, dove prepara le gare.
E’ li che, come uno scienziato pazzao, riduce in polvere, associa e mischia le più diverse sostanze dopanti, come efredina, nicotina, caffeina ad alta concentrazione, vasodilatatori, vasocostrittori e testosterone, cercando un modo creativo di are ai ciclisti un vantaggio extra.

I massaggiatori di tutta Europa confezionano i propri preparati in casa.

Anche Hendershot, che non aveva nessuna preparazione medico scientifica, aveva appreso l’arte del doping osservandone gli effetti su un soggetto umano: se stesso.

Sebbene Hendershot fosse la cavia di se stesso, non ci volle molto prima che cominciasse a provare le sue pozioni e pillole sui ciclisti, compreso Armstrong.
Subito dopo le Olimpiadi del 1992, quando divenne professionista, infatti, Armstrong aveva firmato un contratto con la Motorola, una delle due principali squadre americane.
Poichè voleva il miglior massaggiatore disponibile, fu immediatamente affiancato a Henderschot: era un matrimonio nato sotto il segno del doping.
Sia il massaggiatore, sia il ciclista erano intenzionati a giungere al limite estremo dei margini di sicurezza.

"Non facevamo altro che camminare sulla sottile linea di separazione tra il crollare morti sulla propria bici e vincere la corsa" avrebbe ammesso in seguito Hendershot.

Avrebbe anche aggiunto che i ciclisti della sua squadra erano liberi di scegliere: potevano "cogliere l’occasione" oppure no.


Frasi del libro di Lance Armstrong: The fall. Ascesa e caduta. Indice.

Lance Armstrong: The fall. Ascesa e caduta.

Recensione del libro: The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

Prima parte del libro: The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

Seconda parte del libro: The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

Terza parte del libro: The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

Quarta parte del libro: The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

Quinta parte del libro: The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

Sesta parte del libro: The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

Settima parte del libro: The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

lunedì 21 marzo 2016

Recensione libro: The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

Se siete interessati a capire fino in fondo il significato di “caccia alle streghe” questo è il libro che fa per voi.

Naturalmente non serve un libro di 300 e passa pagine per rendersi conto che quella contro Armstrong sia stata una punizione esemplare e un modo di ripulire uno sport che da anni, o per meglio dire, che da sempre è stato e probabilmente è ancora fortemente legato nei risultati al doping.

Non penserete mica che Armstrong sia l’unico ciclista che ha fatto uso di farmaci dopanti?
Il doping sta al ciclismo (in particolare al Tour de France) come Michael Jordan sta al basket.

Ovvero il doping, o per meglio dire l’abuso di sostanze dopanti, è sempre stato parte integrante del ciclismo e non esiste ciclista vincente che non ne faccia uso.
Leggendo di sport la pratica del doping è ormai diffusa in tutte le discipline a tutte le categorie, come evidenzia l’ultimo caso riferito a Maria Sharapova nel mondo del tennis.

Non è raro vedere spogliatoi pieni di tracce di sostanze dopanti anche a livello amatoriale.
Non mi riferisco a dosi di testosterone o anabolizzanti ma credo che a livello teorico non vi sia nessuna differenza tra assumere della cardio aspirina prima di una mezza maratona a livello amatoriale, o iniettarsi una dose di EPO prima di una tappa del Tour de France.
In entrambi i casi vuol dire assumere delle sostanze dopanti, ovvero che aumentano le normali prestazioni che si potrebbero ottenere dal nostro corpo in una determinata attività.
O ancora ricevere trasfusioni di sangue ossigenato prelevato precedentemente nei ritiri in montagna durante la preparazione estiva delle squadre di calcio.

Che differenza c’è tra la cardio aspirina e l’epo?
Nessuna, in entrambi i casi si cerca di migliorare le prestazioni con un aiuto esterno.
Si truffa se stessi, prima di tutto, per poter superare il proprio record personale.

L’abuso di sostanze, ovvero doparsi oltre il consentito (notare la differenza tra doparsi il consentito e doparsi oltre il consentito) è quindi presente in tutti gli sport, dalla boxe, al running, per passare alla formula 1 e il tennis.

Vince la squadra o l’atleta che riesce meglio degli altri a restare sotto i parametri consentiti senza farsi mai beccare in fallo.
Perchè il segreto è quello, utilizzare sostanze sotto i livelli consentiti, oppure utilizzare sostanze che non sono ancora state introdotte nell’elenco di quelle proibite.

Ho letto il primo libro di Armstrong, “Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita” e penso che questo sia il libro che meglio descrive Lance Armstrong.


Questo ultimo libro invece parla di un ciclista dopato oltre il consentito che vince 7 tour de France di fila, raffigurandolo come il male assoluto dello sport.

L’autrice del libro potrebbe sostituire il personaggio Armstrong con un qualsiasi altro nome e non cambierebbe niente (se non le vittorie).

Non si fa altro che mettere in evidenza l’arroganza della persona, il suo orgoglio e la sua cattiveria nelle relazioni con i compagni e atleti.
Il risultato è che nel lettore appassionato di ciclismo si instauri quasi una difesa di Armstrong, preso come bersaglio da tutti i poteri forti per ripulire lo sport.
Accanirsi contro di lui, fa pensare quasi più a gesti di invidia nei suoi confronti per quello che è riuscito a fare (sia chiaro, dopandosi, come tutto il mondo del ciclismo in quegli anni).
Invidia per le sue vittorie, per la sua potenza, per le sue prestazioni.

La Postal Service aveva più soldi per organizzare un programma doping migliore delle altre squadre?
E’ cosi ovunque, fa parte del gioco e dello sport ciclismo.
Se il doping fa parte del ciclismo, è naturale che la squadra che ha più soldi da investire ne tragga più profitto.
E’ come dire che il Real Madrid ha più soldi delle altre squadre e si può permettere di comprare giocatori più forti e vincere tutto e non è giusto che gli sia concesso farlo.

Quindi per invidia i tifosi delle altre squadre iniziano a accanirsi sui giocatori del Real Madrid per scoprire se abusano di sostanze dopanti in modo fuori dal consentito (naturalmente anche nel calcio se ne fa abuso).

L’alternativa, come già succede in alcuni sport americani, è mettere un tetto salariale massimo, una spesa massima che un club o una franchigia possono spendere (che nulla ha a che vedere con la farsa applicata in Europa per i club calcistici, dove se sforata, viene addebitata una multa).

Forse dovrebbero mettere un tetto massimo anche per il doping.
Puoi spendere solo tot soldi per doparti (pura provocazione naturalmente).

Postal, soldi, possibilità di più doping.
Real Madrid, soldi, possibilità di compare Messi.
Partendo dal presupposto che il doping è ciclismo, dove sta la differenza?

Naturalmente è una provocazione quella che sto facendo ma non trovo corretto ridurre una persona a zero quando tutto il mondo sapeva ed era colpevole allo stesso modo.
In oltre parliamo di una persona che nel bene o nel male ha ridato speranza a molti malati di tumore è stato dipinto come un eroe, come colui che risorge dalla malattia e vince.

Una speranza per tutti, anche se costruita, ma quando sei in certe condizioni anche questa speranza è indispensabile.

Allora andrebbe distrutta anche la Nike che lo sponsorizzava e proponeva il famoso spot “Di cosa mi faccio? Mi faccio il culo 6 ore al giorno in bicicletta”.

Come sempre molto più comodo e chiassoso prendere di mira una persona e punirla per tutti. Avendo letto due libri su Armstrong, per me resta un campione.
Nessun altro ciclista, dopandosi come ha fatto lui è riuscito a stargli davanti.

Anche Pantani, che di doping ne ha fatto uso e abuso, gli è rimasto dietro e nulla ha potuto contro una forza della natura (fisica e mentale) come Lance Armstrong.


Indice delle frasi: The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

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Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

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giovedì 18 luglio 2013

Pensieri su Lance Armstrong - 2.

Le frasi del libro: Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

"Se non si è spaventati, non si è normali." Quante volte abbiamo paura ad ammettere di aver paura?

Se qualcuno vi dice che non ha paura, significa che mente.
Tutti abbiamo paura, la paura è un naturale come tutti gli altri, come l’amare o come il soffrire.

La paura è utile è indispensabile.
Se non provassimo paura il nostro organismo non sarebbe in grado di attivare determinati stati che servono appunto al nostro corpo per sopravvivere.

Quando abbiamo paura tutte le risorse disponibili vengono predisposte in attività necessarie ed indispensabili, eliminando quelle che non ci servono.


Pensieri Lance Armstrong
Ad esempio il cuore inizia a battere per pompare più sangue in modo da essere pronti a una fuga o a una corsa.
Diminuzione di alcuni sensi, come l’udito, o la vista (non vedete quello che è attorno a voi ma focalizzate l’obiettivo).

Insomma aver paura è un processo naturale che se negato non vi permetterebbe di attuare tutti quei meccanismi necessari a superare determinate situazioni.

Quindi nessuna vergogna, nessun timore.

Riconoscere la paura e sfruttarla è indispensabile.
Essere dei fifoni è un altro discorso.

Le frasi del libro: Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

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giovedì 15 novembre 2012

Frasi Libri: Lance Armstrong - Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita 4.

Le frasi del libro: Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

"Lance" disse Chris, "perchè stai giocando a golf? La tua professione è il ciclismo."
Ho scosso il capo , scettico. "Non lo so", dissi.
"Hai paura?".
Si, ce l’avevo. Ero stato forte come un toro, sulla bici, e se non lo fossi più stato? E se gareggiare mi avesse fatto ammalare di nuovo?

Ci ho pensato su per un paio di giorni. Una cosa è sottoporsi alla chemio e poi tornare al proprio lavoro di ragioniere. Ma fare il ciclista?
Non sapevo come sarebbe stato. Dopo la chemio, la scalata più faticosa delle Alpi assomigliava alla pianura più piatta.
Il 4 settembre 1987, sono andato all’Interbike Expo, con Bill, per annunciare il mio ritorno al ciclismo nella stagione 1998. Ho tenuto una conferenza stampa e ho riempito una stanza di giornalisti e di esperti di ciclismo informandoli della mia intenzione di tornare a gareggiare.
Ho spiegato la situazione ocn Cofidis ed ho detto apertamente che mi sentivo abbandonato.
Avevo perso un anno intero, a causa del cancro, e Cofidis aveva dei dubbi su di me proprio quando mi sentivo bene ed ero pronto a gareggiare di nuovo, dissi.
A questo punto, tutto il mondo ciclistico sapeva che ero stato messo all’asta.
Mi sono seduto ed ho aspettato che iniziassero le offerte.
Non ne sono arrivate.
Non mi volevano.

Un’altra squadra, Saeco-Cannondale, disse che poteva fare un’offerta ed ha fissato un appuntamento con Bill per il giorno seguente.

Nessuna squadra europea mi avrebbe ingaggiato.
Per venti chiamate che Bill faceva ne riceveva forse tre.


frasi Lance Armstrong
Kik ha detto solo: "Sai, preferirei vivere un anno meraviglioso che sette mediocri. Ecco cosa ne penso. La vita è un’incognita. Non si sa mai. Neesuno lo sa".

Mentre ero malato, mi sono ripromesso che non avrei mai più bestemmiato, bevuto un’altra birra ne perso le staffe.
Volevo diventare il più bravo ragazzo che si potesse sperare di conoscere.
Ma la vita continua.
Le cose cambiano, le buone intenzioni si perdono.
Si beve un’altra birra.
Ci scappa un’altra bestemmia.

Ho smesso di sfogarmi con Bill, ma continuavo a rimuginare sul fatto che nessuno mi volesse.
Nessuna squadra europea mi voleva, e nemmeno quelle americane.
Nell’area della partenza, mi sono seduto in macchina, cercando di mantenermi caldo, ed ho pensato a quanto non volessi trovarmi in quel luogo.
Quando si cominciano a fare pensieri di quel tipo, le cose non possono di certo migliorare.

Il vento di traverso mi penetrava negli abiti e mi rendeva difficoltoso tenere la bicicletta, mentre pedalavo in maniera scomposta.
All’improvviso, ho portato le mani sull aparte superiore del manubrio.
Mi sono sistemato sulla sellae sono arrivato per inierzia fino alla transenna.
Mi sono messo da parte.
Ho lasciato.
Ho abbandonato la gara.
Mi sono tolto il numero.

Ho pensato: "Non è così che voglio trascorrere la mia vita, infreddolito, bagnato fradicio e nelle retrovie.
La decisione di abbandonare non aveva nulla a che vedere con le mie condizioni fisiche.
Ero forte.
Solo, non volevo stare la.
Non sapevo che andare in bicicletta, sopportando la pioggia ed il dolore, era quello che volevo fare per il resto della mia vita.

Non ho più nulla da dimostrare a me stesso, ne alla comunità del cancro, ecco tutto.

"Sai quelle gare, la Ruta del non so che e la Parigi-non so che?" disse Bill. "Nessuno in america ne ha mai sentito parlare, ragazzo. Nessuno qui sa che sei tornato sulla bicicletta.


frasi Lance Armstrong
"Sono arrivato 14° alla Ruta del Sol", dissi, sulla difensiva.
"Lance", disse Bill, "sarai l’uomo che ha avuto il cancro e che non è mai tornato a gareggiare. E’ così che andrà".

E' stata una pacchia, giocavo a golf tutti i giorni, facevo sci nautico, bevevo birra e me ne stavo sul divano a guardare la televisione, passando da un canale all’altro.

Mi stavo comportando in una maniera che non era assolutamente appropriata, ed il motivo era la sopravvivenza. Era la classica situazione: "E adesso?".

Odiavo la bicicletta, ma pensavo: Cos’altro andrò a fare? Il ragazzo che porta il caffè in ufficio? Non mi sentivo un campione in modo altro.. Non sapevo cosa fare e, per il momento, volevo solo fuggire, ed è ciò che ho fatto. Mi sono sottratto alle mie responsabilità.
Adesso so che sopravvivere al cancro implicava molto di più di una semplice convalescenza del corpo. Anche la mia mente e la mia anima avevano bisogno di un periodo di convalescenza.

"Lance", disse kik, "cosa faccio io oggi?".
"Cosa vuol dire?"
"Ti importa quello che farò io?".
"Oh scusa", dissi.
"Cosa faccio oggi?" disse. "Cosa faccio? Dimmelo".
Sono rimasto in silenzio. Non sapevo cosa dire.
"Devi prendere una decisione", mi disse. "Devi decidere se ritirarti per davvero e diventare uno zoticone che gioca a golf, beve birra e mangia messicano. Se è così, va bene. Ti amo e ti sposerò comunque. Ma devo saperlo, così posso farmi forza ed andare la fuori a cercarmi un lavoro per mantenere te che giochi a golf. Basta che tu me lo dica".
"Ma se non hai intenzione di ritirati, allora devi capirlo e smetterla di mangiare e bere come stai facendo adesso e di vivere da parassita, perchè tu, non decidendo, stai decidendo, e così diventi un non-Lance."

"Va bene", dissi. "Lascia che ci pensi un pò su".
Sono andato a giocare a golf comunque, perchè sapevo chec a kik non importava. Il problemaq non era il golf. Il problema era ritrovare me stesso.
Abbiamo continuato a pedalare, sotto una pioggia costante, per quattro ore, e poi cinque. Arrivati ai piedi della Beech, eravamo sulla bicicletta già da sei ore, inzuppati. Ma mi sono alzato sui pedali ed ho spinto la bicicletta su per la salita, lasciando indietro Bob Roll.
Mentre affrontavo la scalata, ho avuto una visione quasi soprannaturale: sulla strada c’era ancora scritto il mio nome.
Sono passato con le ruote sopra le lettere gialle e bianche, ormai sbiadite. Ho guardato verso il basso, tra i miei piedi. C’era scritto, anche se non nitidamente, Viva Lance.
La scalata ha fatto scattare qualcosa in me. Mentre mi davo da fare per salire, riflettevo sulla mia vita, ripercorrendo tutti i momenti importanti, l’infanzia, le prime gare, la malattia, e come mi ha cambiato. Forse è stato l’atto primitivo di salire a farmi afforntare le questioni che avevo evitato per settimane. Ho capito che era arrivato il momento di smettere di temporeggiare. Muoviti, mi sono detto. Se puoi ancora muoverti, non sei malato.

Mentre continuavo a salire, ho visto tutta la mia vita. Ne ho visto i contorni e le prerogative, ed anche lo scopo. Era semplicemente questo: ero nato per una lunga, faticosa scalata.

Non è stato tutto così semplice come saltare sulla bicicletta e vincere. Ci sono stati molti alti e bassi, risultati positivi e negativi, ma questa volta non mi sono fatto demoralizzare da quelli negativi.

A luglio , ho saltato il Tour de France, in quanto non ero ancora pronto per la faticosa routine di una gara a tappe di tre settimane.
Ho fatto alcuni commenti per la televisione ed ho osservato il tutto dalla strada. Mentre quel tour si trasformava nella gara ciclistica più polemica e traumatica della storia. In una serie di controlli a sorpresa sulle automobili delle varie squadre, la polizia francese aveva trovato intere scorte di EPOe di sostanze anabolizzanti. Sono stati arrestati i menbri e i responsabili delle squadre, si sospettava di tutti, mentre i ciclisti erano furibondi per i metodi utilizzati dalle autorità.
Delle 21 squadre all’inizio della gara, solo 14 sono arrivate in fondo - una è stata espulsa, mentre le altre cinque hanno abbandonato per protesta.

Il doping è una triste realtà del ciclismo, come di qualsiasi altro sport di resistenza.
Inevitabilmente, pensano che le cose vadano come le armi nucleari - bisogna ferne uso, se si vuole rimanere competitivi all’interno del gruppo.
Personalmente, non l’ho mai vista così e, di certo, dopo la chemio, avevo la repulsione ad introdurre qualsiasi sostanza estranea nel mio corpo.

Quello che si impara durante la sopravvivenza è che, dopo tutto il clamore, quando la disperazione e la crisi sono finite, dopo che si è accettata la proppria malattia e si è festeggiato il ritorno a una vita sana, sono proprio la solita routine e le vecchie abitudini, come farsi la barba al mattino con uno scopo, un lavoro da svolgere, una moglie da amare e un figlio da crescere, che, come i fili, cuciono insieme i propri giorni, in un quadro generale che merita il nome di vita.

La vita è lunga - se tutto - va bene. Ma lunga è un termine relativo: un minuto può sembrare un mese, quando si pedala in salita, ed è per questo che poche cose sembrano più lunghe di un tour de France.

Sarebbe facile considerare il Tour de France l’impresa monumentale ed illogica di 200 corridori che percorrono in bicicletta l’intero perimetro della Francia, montagne comprese, per tre settimane nella calura estiva.
Non vi è alcun motivo per tentare un’impresa tanto idiotra, se non il fatto che alcune persone, ossia alcune persone come me, sentono il bisogno di cercare il massimo della loro capacità di resistenza al fine di autodefinirsi (io sono l’uomo che può farlo).

Ero intenzionato a sacrificare l’intera stagione per prepararmi al Tour. Ho puntato tutto su quello.

Le frasi del libro: Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

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martedì 13 novembre 2012

Frasi Libri: Lance Armstrong - Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita 3.

Le frasi del libro: Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

Quali sono le mie possibilità di sopravvivenza? Era una domanda che mi ripetevo all'infinito.

La speranza, infatti, è l’unico antidoto contro la paura.

Cos'è più forte, la paura o la speranza? Inizialmente, ero assai timoroso e non avevo molta speranza; tuttavia, mentre me ne stavo li, seduto, ad apprendere l’entità della mia malattia, ho impedito alla paura di annientare completamente il mio ottimismo.

"Hai scelto il ragazzo sbagliato", dissi. "Se cercavi un corpo in cui vivere, hai commesso un grosso errore, scegliendo il mio."


Anche se pronunciavo quelle parole, tuttavia, sapevo che si trattava solamente di millanteria agonistica.
Nel suono della mia voce interiore ho avvertito un tono sconosciuto: l’incertezza.
Nel descrivermi i dettagli, disse chiaramente che avrebbe operato in zone dove il minimo errore avrebbe potuto costarmi la vista oppure la capacità motorie.
Shapiro si rese conto che mi stava davvero terrorizzando.
"Sa, non c’è mai nessuno che vuole un intervento al cervello", disse.
"Se non si è spaventati, non si è normali."

Sapevo molto bene una cosa: credevo nella credenza in sè. Voloevo credere di fronte all’assoluta mancanza di speranza, nonostante tutte le prove contraire.
Siamo molto più forti di quanto pensiamo e la credenza è una delle caratteristiche umane più coraggiose e più durature.

Non avevo capito completamente, fino al cancro, quanto combattiamo, ogni giorno, contro le insidiose avversità del mondo, quanto lottiamo, quotidianamente, contro il lento dilagare del cinismo. I pericoli reali della vita sono lo scoraggiamento e la delusione, non le malattie improvvise nè il cataclisma apoacalittico di fine millenio. In quel momento, ho capito perchè le persone temono il cancro: perchè è una morte lenta ed inevitabilie, è la definizione stessa di cinismo e perdita di forza d’animo. Così, credevo.

"Ho visto persone meravigliose, positive, non farcela alla fine", disse il Dr. Einhorn. "Ed alcune delle persone più litigiose ed irascibili sopravvivere, per riprendere poi la loro vita meschina."

La domanda era: chi avrebbe ucciso per primo la chemio, me oppure il cancro?

La chemio era un continuo tossire, staccando dal profondo del mio petto dei pezzi scuri di una sostanza misteriosa, simile al catrame. La chemio era un bisogno di andare in bagno costante, da farmi piegare in due.

Per sopportare tutto questo, immaginavo che quanto stavo espellendo con la tosse fossero i tumori completamente bruciati.

Il fatto di muovermi è diventata per me una battaglia più grande. Arrivato al quinto giorno consecutivo del terzo ciclo di chemio, non ero nemmeno più in grado di camminare per la corsia. Dovevo rimanere a letto per un giorno intero, al fine di guadagnare le forze per tornare a casa.

Ci si inganna.
Si crede di poter correre più velocemente e di sentirsi meglio di quanto non sia in realtà.
Poi, una donna di mezza età, sulla sua mountain bike, ci sorpassa, e allora capiamo qual’è la verità.
Ho dovuto ammettere di essere assolutamente fuori forma.

Io e Bill parlavamo continuamente di questo.
Io esitavo, un giorno pianificavo il mio grande ritorno ed il giorno dopo gli dicevo che la mia carriera era finita.

Poi è successo un fatto che ha aumentato la mia insicurezza: l’assistente di Bill, la nostra cara amica Stacy Pounds, ha scoperto di avere un cancro ai polmoni.

Stacy non nera fortunata come me: il suo era un cancro incurabile.

"Non sarò mai più in grado di prendere parte a quella gara", dissi.
Steve era sconvolto.
Non mi aveva mai visto arrendermi di fronte a nulla.
"Penso di avere perso", dissi.

"Semplicemente, non sto bene sulla bicicletta:"

Steve mi conosceva in quanto spaccone, mentre adesso parlavo da vittima.
Non avevo più il mordente che lui ricordava.

Carpe diem, mi sono detto, cogli l’attimo. Non importava quanto mi rimanesse, avevo intenzione di spenderlo bene.
Ed è così che io e Kik ci siamo trovati.


"Credo di essermi innamorato di te", dissi, da un capo all’altro della stanza.
Kik si è fermata, davanti allo specchio, ed ha detto: "Credi di esserlo? Oppure lo sei? Perchè ho bisogno di saperlo. Ho davvero bisogno di saperlo".
"Lo sono".
"Lo sono anch’io", disse.
Se mai doveste sperare di incontrare qualcuno ed innamorarvene, dovrebbe succedervi proprio come a noi, felicemente, perfettamente. La relazione non era fatta di parole, ma di molti sguardi profondi, intensi, lunghi e di un complesso concerto di emozioni.


Le frasi del libro: Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

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mercoledì 7 novembre 2012

Frasi Libri: Lance Armstrong - Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita 2.

Non so perchè sono ancora vivo. La mia professione mi ha insegnato a combattere in condizioni di assoluta inferiorità e di grandi avversità.

Non posso impedirmi di credere che la mia sopravvivenza è stata piuttosto un caso di fortuna cieca.

L’acido lattico è la sostanza chimica che il proprio corpo produce quando è senza fiato e affaticato - è quello che fa bruciare i polmoni e dolere le gambe.

La verità è che il cancro è la cosa migliore che mi sia mai capitata.

Le persone muoiono.



Ma vi è anche un’altra verità. Le persone vivono. E’ una verità uguale e contraira. Le persone vivono, e nei modi più straordinari.

Nero è positivo. Bianco è negativo.
Il Dr. Reeves ha sistemato le mie radiografie su un ripiano luminoso appeso al muro.
Il mio torace sembrava uan tormenta di neve.
"Bene, la questione è seria" ha detto il Dr. Reeves. "Si tratta di un cancro testicolare con ampie metastasi ai polmoni."
Ho il cancro.
"Ne è sicuro?", chiesi.
"Sono assolutamente sicuro”, rispose il Dr. Reeves.
Ho 25 anni. Perchè dovrei avere il cancro?
"Non potrei sentire un altro parere?", dissi.
"Certamente", rispose il Dr. Reeves. "Lei ha tutti i diritti di farlo.
Ma devo dirle che sono certo della diagnosi. Le ho fissato un intervento per domani mattina alle sette per asportare il testicolo."

Avevamo deciso che le loro lezioni sarebbero state recepite a poco a poco.
Ci sono cose che s’imparano meglio con l’esperienza, ed Och e Chris hanno lasciato che lo capissi da solo. All’inizio, non valutavo mai le mie gare.
Pensavo: "Ero il più forte; gli altri non riuscivano a starmi dietro."
Ma, quando ho cominciato a perdere parecchie gare, sono stato costretto a ripensarci, ed un giorno finalmente ci sono arrivato: "Un momento. Se sono il più forte, perchè non ho vinto?"

Così, ho smesso di mangiare dolci, ho rinunciato al Tex-Mex ed ho capito che avrei dovuto trovare un nuovo tipo di forza, la forza interiore chiamata autodisciplina.

Penso che la caratteristica che contraddistingue maggiormente un uomo da un ragazzo sia la pazienza.

Sul traguardo ho provato un’emozione che non avrei mai più rivissuto.
Sentivo che stavo vincendo per Fabio, per la sua famiglia, per il suo bambino e per tutta l’Italia in lutto.



Ho imparato cosa significasse partecipare al Tour de France.
Non ha nulla a che vedere con il ciclismo.
E’ una metafora per la vita: non rappresenta solo la gara più lunga del mondo, ma anche la più esaltante, la più estenuante e la più potenzialmente tragica.

Anche durante la nostra vita siamo posti di fronte a così tanti elementi diversi, incontriamo così tanti ostacoli imprevisti, combattiamo un simile corpo a corpo con i fallimenti, abbassiamo la testa sotto la pioggia, cercando di rimanere in piedi e di mantenere una piccola speranza.
Il Tour non è solo una gara di ciclismo, nient’affatto. E’ una prova.
Ti prova fisicamente, ti prova mentalmente e ti prova persino moralmente.

Pensavo di sapere cosa fosse la paura, fino al momento in cui ho sentito le parole "hai il cancro".

Le mie paure precedenti, di non piacere agli altri , di venire deriso, di perdere tutti i miei soldi, improvvisamente mi sono sembrate soltanto espressioni di codardia.

Adesso, tutto assumeva un’importanza diversa: le preoccupazioni della vita - una gomma a terra, la carriera che svanisce, un ingorgo per strada - sono state riclassificate secondo il criterio dell’opposizione fra bisogno e desiderio, fra problema vero ed allarme di minore entità.
Un volo aereo pieno di sobbalzi era semplicemente un volo aereo pieno di sobbalzi, non il cancro.



Ho fissato un appuntamento con un nutrizionista.
Sono sceso dal divano, zoppicando, e ci siamo recati da lui; egli ci ha dato degli orientamenti per combattere il cancro ed un elenco di alimenti compatibili con i medicinali della chemioterapia.
Pollo ruspante in abbondanza, broccoli, niente formaggi o grassi di altro tipo e molta vitamina C, per contrastare le tossine della chemio.

"Sono deciso a combattere questa malattia", ho concluso. "E vincerò."

La chemio è così potente che non è possibile farla tutti i giorni. Sono necessari dei cicli di tre settimane: la cura viene somministrata per una settimana e sospesa nelle due successive, così da consentire al corpo di ristabilizzarsi e di produrre nuovi globuli rossi.

Mi sono detto che dovevo continuare a fare movimento.
Tutte le mattine, durante la prima settimana di chemio, mi alzavo presto, indossavo una tuta, mettevo le cuffie e camminavo.
Percorrevo la strada a passo sostenuto per un’ora o più, respirando e sudando.
Tutte le sere, andavo in bicicletta.

Molto spesso, ciò che facciamo non ha senso per noi nel momento stesso in cui lo facciamo.

Ero così concentrato a star meglio che, durante quel primo ciclo di chemioterapia, non sentii nulla.
Nulla.
Ho persino detto al Dr. Youman: "Forse è necessario che ne assuma di più."
Non capivo di essere estremamente fortunato per il modo in cui il mio corpo stava tollerando la chemio.

I risultati delle analisi giunsero quasi immediatamente. Mia madre, mia nonna e Bill aspettarono nell’ingresso, ma volevo che Lisa fosse con me nell’ufficio del dr. Youman.
Le stringevo la mano.
Il Dr. Youman diede uno sguardo all’immagine e disse, con tono riluttante: "Hai due macchie sul cervello."

Lisa e mia madre non potevano trattenersi dal piangere; stavano sedute nell’ingresso, con le lacrime agli occhi.
Ma io, stranamente, non provavo emozioni.
Era stata una settimana piena, ho pensato.
Mi avevano fatto la diagnosi il mercoledì, operato il giovedì, dimesso il venerdì sera; avevo depositato lo sperma il sabato, tenuto una conferenza stampa per annunciare al mondo che avevo un cancro testicolare il lunedì mattina, iniziato la chemioterqapia il lunedì pomeriggio.
Adesso era giovedì, ed era nel mio cervello.
Questo avversario si stava rivelando più forte del previsto.
Non riuscivo ad avere nemmeno una notizia buona: è nei tuoi polmoni, è nello stato tre, non hai un’assicurazione, adesso è nel tuo cervello.


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