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lunedì 9 maggio 2016

Recensione libro: Lo zen e l’arte di giocare a tennis - Il gioco interiore del tennis.

Lo zen e l’arte di giocare a tennis - Il gioco interiore del tennis.

Recensione doppia per questi libri che trattano con un approccio diverso lo stesso tema, il tennis (amatoriale o agonistico di quarta categoria).


Ovvero:

sono molto simili.
parlano entrambi di tennis.
le argomentazioni presentate portano a conclusioni simili seguendo uno stile diverso. Più pratico il primo, più teorico il secondo.

La prima domanda che viene in mente è: perchè li ho letti tutti e due?
Semplice: non sapevo avessero molte cose in comune.

Seconda domanda: li rileggeresti entrambi?
Si, ma a parti invertite.


Ho letto prima “Lo zen e l’arte di giocare a tennis”, poi “Il gioco interiore del tennis”.
Li leggerei invertiti perchè il primo è più pratico, con esercizi da fare sul campo di gioco.
Il secondo (il gioco interiore per intenderci) è leggermente più prolisso di spiegazioni ma poco pratico, puntando di più proprio alla parte mentale (interiore).
Spiega, spiega, spiega ma nel concreto esprime poco cosa c’è da fare.
Sono presenti pochi esempi pratici di come attuare la teoria.
Quindi invertendoli leggerei prima la teoria con il primo e la applicherei con il secondo.

Partiamo dall’argomento che è al centro di questi due libri: il tennis.
Cos’ha il tennis di particolare rispetto ad altri sport come il calcio o la pallacanestro?

A parte l’individualità in un caso (il tennis) e il gioco di squadra negli altri, differenza palese in questi sport che ho citato, penso di poterla riassumere molto bene con il seguente esempio.
Il tennis è, a livello emotivo, come il calcio quando si tira un rigore al novantesimo minuto o il basket quando si tira un tiro libero con punteggio in parità e tempo scaduto.

Nel tennis, ogni colpo viene messo sotto al riflettore, (soprattutto il servizio), viene sottoposto alla dura prova del “braccino corto” (termine usato in diversi sport quando sale la tensione o la paura di sbagliare).
Ogni colpo può essere analizzato e da ogni singolo colpo può dipendere una partita.

E’ vero, anche nel calcio la singola azione può determinare il risultato della partita, ma nel tennis questa singola azione si ripete centinaia di volte quando la pallina torna nella tua metà di campo.

Un passaggio sbagliato a metà campo non implica la perdita di una partita (a parte rari casi).
Un servizio sbagliato può spesso provocare un doppio fallo e la perdita di un game.

La seconda sostanziale differenza che ne deriva è che la parte mentale, l’approccio alla partita conta quasi (se non di più) del livello tecnico.

Nel tennis il fattore mentale è sotto la lente di ingrandimento e questi due libri cercano di spiegare e aiutare il giocatore a tenere sotto controllo la mente.
La tensione pre partita, che bloca lo stomaco, la paura di sbagliare che si ripropone non ogni 10 minuti ma ogni 2 o 3 secondi, ovvero ad ogni singolo colpo.

La variazione degli stati d’animo tra un cambio campo e l’altro.
Un servizio sbagliato che innesca un doppio fallo ed un’altro ancora.
Un game che dopo due errori gratuiti ti mette addosso molta pressione perchè NON devi e NON puoi più sbalgiare.

La mente che deve essere lasciata fuori dal campo che non deve pensare al passato o al futuro ma al qui e ora.
La mente che deve lasciar agire il proprio corpo che ha automatizzato i movimenti tecnici corretti e non deve essere istruito con nuovi input soprattutto in fasi delicate dell’incontro.

Molta enfasi e importanza viene data da entrambi i libri al qui e ora, concetto che viene ripreso spesso anche in altri campi, soprattutto nella psicologia dello sport.
Vivere il presente senza lasciarsi influenzare dalle da altri pensieri che poco hanno a che fare con quello che si sta facendo o da possibili o impossibili situazioni che si verificheranno nel futuro.
Con un esempio concreto, nel tennis, significa che tra un cambio campo e l’altro è necessario evitare di pensare al lavoro restando concentrati sul qui e ora (non sulla giornata lavorativa) oppure tra la prima di servizio e la seconda evitare di pensare “se sbaglio il prossimo servizio..”.


Per chi gioca a tennis troverà sicuramente molti comportamenti comuni in tanti giocatori amatoriali.

Nei due libri si parte dal concetto che mente e corpo sono due entità distinte ed anche il corpo è in grado di agire secondo proprie regole ed automatismi senza che la mente glielo ordini.

Un esempio preso dal libro e che spiega bene questi concetti è il seguente: quando alla mattina suona la sveglia non ordiniamo con la mente al nostro corpo di alzarci, voltarci, mettere giù un piede dal letto, mettere il secondo, ecc.. ecc.
Sono automatismi che il nostro corpo è in grado di eseguire.
Allo stesso modo dobbiamo lasciar agire il nostro corpo quando eseguiamo un dritto piuttosto che un rovescio senza far intervenire la mente per dire, apri prima, ruota le spalle, piegati sulle gambe, ecc. ecc.
Tutti questi ordini fanno perdere decimi di secondo preziosi che il nostro corpo avrebbe eseguito anche senza istruzioni e in automatico.

Il concetto alla base è che il corpo ha automatizzato i movimenti e la mente non deve interferire con esso per cercare di comandarlo.
La mente infatti cerca di prendere il controllo di tutto, soprattutto del corpo, mentre in realtà quest’ultimo è bravissimo ad eseguire i movimenti provati e riprovati in allenamento e che sono ormai automatizzati alla perfezione.

Il corpo è anche in grado di imparare dagli errori e di autocorreggersi senza che la mente dica come fare.

I due libri che secondo me si autocompletano, riportano molti esempi sui quali il tennista avrà modo di ragionare direttamente sul campo.

In sintesi due libri che non vi faranno diventare i nuovi Federer ma sicuramente potranno aggiungere un piccolo miglioramento al vostro gioco.
Non svelano nulla di nuovo, li trovo adatti ai giocatori di quarta categoria, principalmente livello amatore tendente all’agonista.

Dubito che Nadal abbia realizzato i suoi successi tramite questi libri, ma sicuramente qualche spunto per noi comuni tennisti lo si può cogliere.

Se proprio proprio volete leggerne solo uno, prendete quello con gli esempi, Lo zen e l’arte di giocare a tennis.

Buon match.



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lunedì 21 marzo 2016

Recensione libro: The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

Se siete interessati a capire fino in fondo il significato di “caccia alle streghe” questo è il libro che fa per voi.

Naturalmente non serve un libro di 300 e passa pagine per rendersi conto che quella contro Armstrong sia stata una punizione esemplare e un modo di ripulire uno sport che da anni, o per meglio dire, che da sempre è stato e probabilmente è ancora fortemente legato nei risultati al doping.

Non penserete mica che Armstrong sia l’unico ciclista che ha fatto uso di farmaci dopanti?
Il doping sta al ciclismo (in particolare al Tour de France) come Michael Jordan sta al basket.

Ovvero il doping, o per meglio dire l’abuso di sostanze dopanti, è sempre stato parte integrante del ciclismo e non esiste ciclista vincente che non ne faccia uso.
Leggendo di sport la pratica del doping è ormai diffusa in tutte le discipline a tutte le categorie, come evidenzia l’ultimo caso riferito a Maria Sharapova nel mondo del tennis.

Non è raro vedere spogliatoi pieni di tracce di sostanze dopanti anche a livello amatoriale.
Non mi riferisco a dosi di testosterone o anabolizzanti ma credo che a livello teorico non vi sia nessuna differenza tra assumere della cardio aspirina prima di una mezza maratona a livello amatoriale, o iniettarsi una dose di EPO prima di una tappa del Tour de France.
In entrambi i casi vuol dire assumere delle sostanze dopanti, ovvero che aumentano le normali prestazioni che si potrebbero ottenere dal nostro corpo in una determinata attività.
O ancora ricevere trasfusioni di sangue ossigenato prelevato precedentemente nei ritiri in montagna durante la preparazione estiva delle squadre di calcio.

Che differenza c’è tra la cardio aspirina e l’epo?
Nessuna, in entrambi i casi si cerca di migliorare le prestazioni con un aiuto esterno.
Si truffa se stessi, prima di tutto, per poter superare il proprio record personale.

L’abuso di sostanze, ovvero doparsi oltre il consentito (notare la differenza tra doparsi il consentito e doparsi oltre il consentito) è quindi presente in tutti gli sport, dalla boxe, al running, per passare alla formula 1 e il tennis.

Vince la squadra o l’atleta che riesce meglio degli altri a restare sotto i parametri consentiti senza farsi mai beccare in fallo.
Perchè il segreto è quello, utilizzare sostanze sotto i livelli consentiti, oppure utilizzare sostanze che non sono ancora state introdotte nell’elenco di quelle proibite.

Ho letto il primo libro di Armstrong, “Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita” e penso che questo sia il libro che meglio descrive Lance Armstrong.


Questo ultimo libro invece parla di un ciclista dopato oltre il consentito che vince 7 tour de France di fila, raffigurandolo come il male assoluto dello sport.

L’autrice del libro potrebbe sostituire il personaggio Armstrong con un qualsiasi altro nome e non cambierebbe niente (se non le vittorie).

Non si fa altro che mettere in evidenza l’arroganza della persona, il suo orgoglio e la sua cattiveria nelle relazioni con i compagni e atleti.
Il risultato è che nel lettore appassionato di ciclismo si instauri quasi una difesa di Armstrong, preso come bersaglio da tutti i poteri forti per ripulire lo sport.
Accanirsi contro di lui, fa pensare quasi più a gesti di invidia nei suoi confronti per quello che è riuscito a fare (sia chiaro, dopandosi, come tutto il mondo del ciclismo in quegli anni).
Invidia per le sue vittorie, per la sua potenza, per le sue prestazioni.

La Postal Service aveva più soldi per organizzare un programma doping migliore delle altre squadre?
E’ cosi ovunque, fa parte del gioco e dello sport ciclismo.
Se il doping fa parte del ciclismo, è naturale che la squadra che ha più soldi da investire ne tragga più profitto.
E’ come dire che il Real Madrid ha più soldi delle altre squadre e si può permettere di comprare giocatori più forti e vincere tutto e non è giusto che gli sia concesso farlo.

Quindi per invidia i tifosi delle altre squadre iniziano a accanirsi sui giocatori del Real Madrid per scoprire se abusano di sostanze dopanti in modo fuori dal consentito (naturalmente anche nel calcio se ne fa abuso).

L’alternativa, come già succede in alcuni sport americani, è mettere un tetto salariale massimo, una spesa massima che un club o una franchigia possono spendere (che nulla ha a che vedere con la farsa applicata in Europa per i club calcistici, dove se sforata, viene addebitata una multa).

Forse dovrebbero mettere un tetto massimo anche per il doping.
Puoi spendere solo tot soldi per doparti (pura provocazione naturalmente).

Postal, soldi, possibilità di più doping.
Real Madrid, soldi, possibilità di compare Messi.
Partendo dal presupposto che il doping è ciclismo, dove sta la differenza?

Naturalmente è una provocazione quella che sto facendo ma non trovo corretto ridurre una persona a zero quando tutto il mondo sapeva ed era colpevole allo stesso modo.
In oltre parliamo di una persona che nel bene o nel male ha ridato speranza a molti malati di tumore è stato dipinto come un eroe, come colui che risorge dalla malattia e vince.

Una speranza per tutti, anche se costruita, ma quando sei in certe condizioni anche questa speranza è indispensabile.

Allora andrebbe distrutta anche la Nike che lo sponsorizzava e proponeva il famoso spot “Di cosa mi faccio? Mi faccio il culo 6 ore al giorno in bicicletta”.

Come sempre molto più comodo e chiassoso prendere di mira una persona e punirla per tutti. Avendo letto due libri su Armstrong, per me resta un campione.
Nessun altro ciclista, dopandosi come ha fatto lui è riuscito a stargli davanti.

Anche Pantani, che di doping ne ha fatto uso e abuso, gli è rimasto dietro e nulla ha potuto contro una forza della natura (fisica e mentale) come Lance Armstrong.


Indice delle frasi: The fall. Ascesa e caduta di Lance Armstrong.

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venerdì 27 febbraio 2015

Novak Djokovic: dieta. Gli alimenti che danno energia. Il punto vincente.

Novak Djokovic: dieta. Gli alimenti che danno energia. Il punto vincente.

Frasi Libro: Novak Djokovic: dieta. Gli alimenti che danno energia.

Gli alimenti che danno energia:

Carne, pesce e uova. Sono forse le alternative più ovvie dopo avere eliminato il grano e lo zucchero.
Mi piacciono il pollo, il tacchino e ogni tipo di pesce.

Verdure povere di carboidrati.

Frutta.

Cereali (senza glutine).
Riso integrale.

Noci e semi.
Le mandorle, le noci, le noccioline e i pistacchi.

Oli sani.
Mi limito all’olio d’oliva.

Legumi.
Adoro i ceci e le lenticchie.
I fagioli neri e rossi sono ricchi di fibre e sostanze nutrienti.
Evitate quelli in scatola, che spesso contengono troppo sale.


Mangio lentamente e in modo consapevole.

Dare al corpo istruzioni chiare.

Anzitutto, per produrre energia, la quale serve a far muovere le gambe, battere il cuore e, nel mio caso, sventolare la racchetta, i carboidrati sono la fonte primaria di energia per le nostre attività quotidiane.

Secondo, per curarsi e ripararsi, ovvero per sanare i danni provocati da un’allenamento intenso o da una lunga giornata estenuante in ufficio, il corpo usa le proteine (e altre sostanze nutritive) per rigenerare i muscoli, produrre nuove cellule sanguigne e reintegrare gli ormoni.

Regola numero tre: mantenere un atteggiamento positivo.

C’è un altro motivo per cui non guardo la televisione mentre mangio: perchè c’è ben poco di positivo da vedere.

Tra i frutti e gli ortaggi ricchi di carboidrati ci sono le patate, le banane, le pere, l’uva, il mango, le carote, le barbabietole, le cipolle.
Attenzione alla frutta secca: una tazza di uvetta contiene ben 115 grammi di carboidrati.

Regola numero quattro: più qualità che quantità.


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martedì 24 febbraio 2015

Novak Djokovic dieta. Il problema del glutine. Il punto vincente.

Novak Djokovic: dieta. Il problema del glutine. Il punto vincente.

Frasi Libro: Novak Djokovic: dieta. Il problema del glutine.

Il problema del glutine:

Il pane, naturalmente. e quindi anche i muffin, il pane degli hamburger, le tortillas, le piadine e persino il pane azzimo.

Ogni tipo di pasta a base di farina di grano, compresa la pasta verde agli spinaci e tutti gli altri tipi che contengono grano.

Dolci da forno come torte, ciambelle, biscotti e crostate.

Cracker, pretzel e tutti gli snack preparati con farina di grano.

Cereali per la colazione, anche i cornflakes, che apparentemente non contengono grano e invece ce l’hanno.
Rientrano in questa categoria anche i dolci per bambini e le varietà “salutiste” per adulti senza zuccheri aggiunti.

Bevande alcoliche ottenute dal malto come la birra.

Dove si nasconde il glutine.

Carne con farciture e ripieni: affettati, polpette e polpettoni, wurstel, salsicce, pollo iniettato di brodo e succedanei dei frutti di mare.

Certi prodotti a base di uova e noci: succedanei dell’uovo, prodotti a base di uova liofilizzate, frutta secca e burro d’arachidi possono contenere glutine.

Marinate e condimenti.

Certi latticini: state alla larga dal cioccolato al latte.

Formaggi lavorati: evitate i formaggi lavorati, i fiocchi di latte o i formaggi in crema prodotti con gomma vegetale, amido o conservanti di origine misteriosa.

Pane e cereali alternativi.

Alcuni preparati a base di frutta e verdura: le patatine fritte dei fast food.

Prodotti vegetariani: hamburger, chili e salsicce vegetali, o altre versioni vegetariane di questi alimenti, possono contenere glutine.

Dolci: alcuni ti pi di gelato (soprattutto i gusti arricchiti con impasto per biscotti).


Bevande: evitare il tè e il caffè istantanei. Rinunciate anche alla birra chiara e scura.

Fritture di carne e frutti di mare.

Cosa va bene:

Le vere uova, la vera carne, la vera frutta e verdura fresche vanno benissimo.

Quindi la mia alimentazione è molto semplice: verdure, legumi, carne bianca, pesce e frutta.

E’ molto semplice: meno zucchero consumate, meno insulina produrrete.

Vediamo di cosa è composto il nostro bicchiere di latte scremato:

Proteine: 8 grammi x 4= 32 calorie dalle proteine.
Grassi: 2 grammi x 9 = 18 calorie dai grassi.
carboidrati: 13 grammi (dagli zuccheri) x 4 = 52 calorie dalig zuccheri.
calorie totali: 102, di cui la metà dallo zucchero.

Il principio basilare per ogni buona alimentazione. La moderazione.

Tutto nella vita è questione di equilibrio e moderazione: cibo, esercizio fisico, lavoro, amore, sesso.

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Novak Djokovic: Frasi libro Il punto vincente.

Novak Djokovic: frasi del libro "Il punto vincente."
Andavo dove c’erano stati gli ultimi attacchi, pensando che probabilmente in quella zona non avrebbero bombardato di nuovo.
Giocavamo senza rete, sul cemento pieno di crepe.
La mia amica Ana Ivanovic si allenava in una piscina abbandonata.

Quando ti rendi conto che sei del tutto inerme, ti assale uno strano senso di libertà.
Vada come vada, in ogni caso non puoi farci niente.
Accettare fino in fondo il senso di impotenza è molto liberatorio.

In Serbia abbiamo un proverbio: “Se niente ti fa male, metti un sassolino nella scarpa e comincia a camminare”.


A proposito: una variante di questo test è molto efficace anche come gioco di prestigio con gli amici.
Chiedete a qualcuno di mettersi in posizione - braccio destro diteso in fuori, mano sinistra sullo stomaco - e mettete alla prova la sua forza.
Poi chiedetegli di posare un telefono cellulare sullo stomaco e riprovare.
La radiazione del cellulare induce nel corpo una reazione negativa e indebolisce il braccio, proprio come gli alimenti cui siamo intolleranti.
E’ una rivelazione che vi lascerà di stucco, e vi spingerà a pensarci due volte prima di tenere il cellulare nella tasca dei pantaloni.

Non è necessario vivere sotto una dittatura per essere vittime della paura.

Per sempre è un tempo molto lungo, come si dice dalle nostre parti.

La sconfitta peggiore non è il fallimento in sè, ma decidere di non provarci nemmeno.

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Frasi del libro di Novak Djokovic: Il punto vincente. Indice.

giovedì 19 febbraio 2015

Recensione libro: Novak Djokovic: Il punto vincente.

Novak Djokovic: Il punto vincente.

Avevo sentito parlare bene di questo nuovo libro e sulla scia di quello di Agassi, Open: la mia storia, del quale potete leggere una recensione a questa pagina, l'ho comprato con aspettative abbastanza alte.
Anzi, ad essere sincero, da appassionato di tennis, l’ho comprato con aspettative molto alte.
Del resto è un libro che ha la pretesa di aiutarci nei temi fondamentali dello star bene.

Ovvero, alimentazione, allenamento, riposo.

La triade dell’essere in forma e l’indispensabile per migliorarsi.
Posso dirlo?
Mediocre libro.
Scritto in prima persona, inizia raccontando qualche passaggio dell'infanzia di Novak, dei primi allenamenti sotto i bombardamenti della N.A.T.O. su Belgrado.
Della sua crescita sportiva e di come, tra i primi venti al mondo, non riuscisse ad arrivare tra i primi dieci se non addirittura al numero uno.
Interessante come specifica che essere il decimo al mondo oppure il primo al mondo è come parlare di una Ferrari o di una Fiat.

Ma questo fa parte di tutti gli sport.
Basta pensare un Marc Marquez confrontato con Mike Di Meglio.
Non che Mike sia un fermone, però ce ne passa.
Tornando al libro, e alla posizione numero venti di Novak, svenimenti e fatica fisica durante i tornei bloccavano la sua ascesa.
Fino a che, il miracolo del cambiamento dell'alimentazione (sembra un pò surreale ma sostiene sia così).
Scopre un'allergia al glutine e cambia la sua alimentazione, cosa che lo trasforma da numero venti a numero 1 al mondo in un anno.
In realtà, nulla di nuovo.
Già i nostri nonni dicevano, siamo quello che mangiamo.

E se pensiamo che l’alimentazione ci fornisce energia per svolgere le nostre attività, ha senso pensare che se introduciamo alimenti che non sopportiamo fisicamente, ne consegue una prestazione fisica sotto le nostre possibilità.

Sarebbe come fare rifornimento a una macchina diesel con della benzina super.
Il motore non gira.


E' anche vero che stiamo parlando di un professionista, ovvero di uno che fa dello sport la sua vita.
Ed era comunque numero venti al mondo.
Probabilmente per noi, comuni mortali, noi della partita a calcetto del venerdì sera, non ci accorgeremmo di niente.


E fin qui, gli spunti sono molto interessanti.

Veniamo però alla parte che mi ha lasciato insoddisfatto.
Fatta questa introduzione di qualche capitolo, inizia un ripetitivo mantra sull'alimentazione, sui presunti complotti delle case farmaceutiche, sulla pratica di yoga, meditazione ecc. ecc.
Trovo il tutto interessante ma scritto in maniera un pò banale e molto superficiale.
Sembra quasi un'autocelebrazione di quanto lui sia stato bravo a cambiare, a fare, a migliorarsi.

Cazzo, io mi domando, ma sei circondato da esperti e mai nessuno ti ha fatto fare un cazzo di esame di intolleranze / allergia a determinati alimenti?

Oltre al fatto che sono presenti 30 pagine di ricette!
Mi sembrano eccessive, neanche fosse il libro di "Cotto e mangiato".
Lui si sveglia presto, si allena, mangia bene, insomma un pò un mister perfettino.
Ribadisce l'importaza della triade, dormire, allenamento, alimentazione, nozioni che puoi trovare ormai anche sull'ultimo dei siti web indicizzati a cazzo su Google.
Infine il top della banalità viene raggiunto quando vi, ci, ricorda l'importanza dell'amicizia.
Ma va?
Pensavo che la vita da lupo solitario incazzoso che mangia patatine fritte e merendine dalla mattina alla sera fosse il segreto per diventare numero uno al mondo nel tennis.
Per concludere, scrive un paragrafo sulla meditazione.
Libri e libri sono stati scritti sulla meditazione e non basterà comunque leggerli tutti per capire cosa voglia dire meditare, e lui, con un paragrafo ci spiega come fare!?

Detto questo due cose interessanti le ho trovate.
Nel senso che alla fine è un libro che ha anche un paio di spunti che in modo semplice e chiaro, parlano di quello che andrebbe fatto.
Ormai ci sentiamo ripetere un pò ovunque di seguire una corretta alimentazione, di praticare dell'attività fisica e ultimamente, a queste pratiche, si sta inserendo quella della meditazione.
Trattare in un libro di qualche pagina l'argomento meditazione vuol dire non aver capito molto di cosa significa, o buttare li un paio di frasi tanto per.. parlare dell’ultima moda.

Sminuire la meditazione con 20 pagine e due posizioni yoga mi sembra molto "beccatevi anche questa di moda" e sarete contenti.

Ci sono monaci buddisti che meditano ore e ore in ambienti dedicati, in società completamente differenti dalle nostre e noi dovremmo prendere questa pratica e inserirla nel nostro stile di vita.
Ma soprattutto ci vuoi far credere che 4 posizioni, in una decina di pagine del tuo libro possano coprire un argomento talmente complesso come la meditazione?
No, non ci siamo.

Fermiamoci ai consigli base e i due punti fondamentali di questo libro sono:
1) un'alimentazione corretta, attività fisica e lo star bene non devono essere un obiettivo ma uno stile di vita, una strada da percorrere per ragigungere gli obiettivi.
Ovvero tramite uno stile di vita sano (che non deve essere il fine ma il mezzo) per arrivare ai propri obiettivi (lavoro, vita, sport, ecc. ecc.)

2) STOP a quel vortice di pensieri negativi che si affollano nella testa in maniera inutile.Per come la vedo io, il pensiero negativo, l'essersi alzati con la luna storta ci sta.
E' normale un pò per tutti avere le palle girate ogni tanto e non vedere sempre il bicchiere mezzo pieno.
Questo ci sta, ma quello che non ci deve stare, in questi momenti, è iniziare a creare discorsi e visualizzare situazioni che magari non avverranno mai.
Immaginazione Vs Realtà.
Spiega questo in maniera molto semplice in un passaggio che vi riporto come frase del libro:

"E poi ci sono le piccole battaglie: i litigi immaginari con persone che quel giorno non vedrai neppure, o su argomenti che non verranno mai fuori."

Per concludere, se volete una lettura veloce e non impegnativa, qualche consiglio sullo stile di vita da mantenere, è un libro che si può leggere ma non aspettatevi di diventare numeri uno al mondo nel circuito ATP.


Le frasi del libro di Novak Djokovic sono a questa pagina.

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Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

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martedì 21 ottobre 2014

Recensione libro: Pietro Trabucchi: Resisto dunque sono.

Il solito libro che pretende di insegnarci qualcosa, si potrebbe pensare alla lettura del titolo.
Il solito libro che vuole farci credere e sperare che si può migliorare la nostra resistenza, fisica e mentale, semplicemente leggendo un centinaio di pagine.

In realtà non è il solito libro e l'approccio è tutt'altro che campato per aria.
Ovvero, finalmente un bel libro che parte dal basso, dall'esperienze dell'uomo qualunque (anche se gli esempi riportati non sono sicuramente di uomini qualunque).

Esempi che non provengono dai profumati calciatori dei nostri giorni ma al contrario da persone che hanno il loro lavoro e cercano con grande sforzo di allenarsi durante la giornata al di fuori di questo.

Quindi sveglia presto, allenamento, sacrifici, famiglia, lavoro e allenamento.

Una decina di capitoli che cercano di spiegarci con racconti e esempi pratici di uomini con la U maiuscola che "sono riusciti" a migliorare noi stessi.

A migliorare quella che Trabucchi chiama “Resilienza”.
Ovvero la capacità di resistere allo stress e a fattori stressanti (lavoro, rapporti con le persone, eventi, ecc. ecc.).


Ne ho letti diversi di questi libri e tutti erano molto "poco" pratici e asciutti di esempi.
Ovvero erano troppo teorici.
E' facile scrivere, dovete credere in voi stessi.
Molto difficile convincerci che dobbiamo credere in noi stessi.

E' un concetto che non si può dire sia sbagliato ma se scritto senza un seguito o un esempio è di difficile interpretazione.
E' complicato farlo nostro e interiorizzarlo.

In questo libro di Trabucchi invece, di esempi ce ne sono, interessanti e avvincenti.
Si parte dalla teoria che l'uomo è nato per sopportare lo stress e oltre ad essere portato a farlo è anche in grado di migliorare la sua resilienza.

Non vi voglio riportare degli esempi del libro perchè veramente vi invito a leggerlo.
Naturalmente voglio essere sincero fino in fondo e non vi nascondo che la prate dove spiega due suoi programmi di "allenamento" alla resilienza mi sono sembrati un pò troppo pubblicitari e trattati in modo un pò approssimativo. Sono sicuramente programmi validi ma, o li si trattano un pò nello specifico o sembrano buttati li così, tanto per farvi sapere che esistono e ingolosirvi (se questo è lo scopo credo sia stato centrato).

Quindi lo stress può essere gestito e soprattutto ci si può allenare, come nello sport, a gestirne sempre di più.

Sicuramente non usciremo cambiati da questo libro ma alcune piccoli input possono essere fatti nostri ed esserci di molto aiuto.

Nella mia lista personale delle letture, questa è straconsigliata.

Sicuramente meglio di quella autocelebrazione di Novak Djocovick

In conclusione era da un pò che non mi capitava un libro di questo calibro (psicologia dello sport / vita) scritto in maniera chiara e leggibile, con ottimi esempi che ti aiutano a capire e a poter pensare ogni tanto.. che si può migliorare anche nelle piccole abitudini e nella nostra vita quotidiana.

Allenare la propria resilienza a sopportare, anzi gestire, un magigore stress è possibile se questo fa parte della natura umana.

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venerdì 14 febbraio 2014

Frasi Libri: Andre Agassi Open la mia storia. 2.

Le frasi del libro: Andre Agassi Open. La mia storia

Toccare il fondo può essere confertovole perchè almeno ti puoi riposare.
Sai che non adnrai da nesusna parte per un pò.

Eppure le nostre migliori intenzioni sono spesso frustrate da forze esterne - forze che noi stessi abbiamo messo in moto tanto tempo prima.
Le decisioni, soprattutto quelle sbagliate, generano una loro inerzia e fermare l’inerzia può essere un bel casino, come ogni atleta sa bene.
Anche se giuriamo di cambiare, anche se siamo dispiaciuti e facciamo ammenda dei nostri errori, l’inerzia del passato continua a trascinarci per la strada sbaligata.
L’inerzia governa il mondo.
L’inerzia dice: calma, non così in fretta, sono ancora io che comando qui. Come ama dire un mio amico, citando un vecchio poema greco: la mente degli dei eterni non cambia all’improvviso.

L'avevo dimenticato: è nei corridoi degli ospedali che capiamo cos'è la vita.

Voglio vincere.
Lo voglio da matti.
Non è da me desiderare così tanto di vincere.
Di solito quello che provo è il desiderio di non perdere.



Ma allora perchè ho ancora tanta paura?
La paura non passa mai?
Spero di no, mi risponde. La paura è il tuo fuoco, Andre.
Non vorrei vederti completamente senza.
Saliamo in montagna, facciamo su e giù per la Strip ascoltando il cd speciale di Gil.
Lui lo chiama Mal di pancia.
La filosofia di Gil in tutte le cose è quella di cercare il dolore, sollecitarlo, riconoscere che il dolore è vita.

Se hai il cuore infranto, dice Gil, non lo negare.
Sguazzaci.
Soffriamo, dice, e allora soffriamo.
Mal di pancia è la sua miscellanea delle canzoni d'amore più dolenti mai scritte.

Andre, dice, certe persone sono termometri, altre termostati. Tu sei un termostato. Non registri la temperatura in una stanza, la cambi. Perciò sii fiducioso, sii te stesso, assumi il controllo.br> Mostrale chi sei veramente.

Ingurgito diverse coppe di mirtilli alla vodka.
Non m'importa di giocare in finale contro Roddick domani - sono già il numero uno.
Ed è per questo che lo batto. La miscela perfetta di interesse e disinteresse, la preparazione migliore.

Gioco e continuo a giocare perchè ho scelto di farlo. Anche se non è la tua vita, sceglierla cambia tutto.

Dopo tutto, mio cognato era Pancho Gonzalez, un campione durante il ponte aereo di Berlino, un rivale di Fred Perry, mentre Federer è nato l'anno in cui ho conosciuto il mio amico Perry.

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giovedì 6 febbraio 2014

Frasi Libri: Andre Agassi Open la mia storia. 1.

A nessuno piacciono i cambiamenti; i muscoli poi non li sopportano.
Il traguardo alla fine di una carriera non è diverso dal traguardo alla fine di un match. L'obiettivo è non perderlo di vista, perchè ha una forza magnetica. Quando ci sei vicino puoi sentire quella forza che ti attira e servirtene per tagliarlo. Ma subito prima di entrare nel suo campo di attrazione ne avverti una seconda, altrettanto forte, che ti respinge.

Una cosa che ho imparato in 29 anni di tennis; la vita ti getta tra i piedi qualsiasi cosa, tranne forse il lavello della cucina, e alla fine anche quello. Sta a te evitare gli ostacoli. Se lasci che ti fermino o ti distraggano, non stai facendo il tuo dovere, e non farlo ti provocherà dei rimpianti che ti paralizzeranno più di una schiena malandata.

E, per l'amor di Dio, goditela, o almeno cerca di gustarne alcuni momenti, perfino il dolore, perfino la sconfitta, se è questo che ti attende.

Quant'è più facile essere coraggiosi sotto un getto d'acqua calda. Ricordo a me stesso che in realtà non è questo il coraggio. Ciò che provi alla fine non conta; il coraggio stà in ciò che fai.

Capire la tua agitazione, decifrare ciò che ti dice del tuo stato mentale e fisico è il primo passo per controllarla e farla lavorare per te.

La borsa da tennis assomiglia molto al tuo cuore: devi saprere in ogni momento cosa c'è dentro.

Durante il cambio di campo vedo Baghdatis che si siede. Grave erroe. Un errore da giovani. Mai mettersi a sedere con i crampi. Mai dire al tuo corpo che può riposare e poi fargli: Stavo scherzando! Il tuo corpo è come lo Stato.
Ti dice: fà quello che vuoi, ma se ti colgo sul fatto non mi mentire.

Papà dice che quando tirava di boxe voleva sempre buscarsi il colpo migliore dell’avversario.
Me lo racconta un giorno sul campo da tennis: se sai di esserti beccato il colpo migliore di quell’altro, e sei ancora in piedi, e lui lo sa - gli strapperai il cuore.

Mi sento come se fossi stato su un’isola deserta, con nessuno con cui parlare ad eccezzione delle palme, fino all’arrivo di un altro naufrago riflessivo e sensibile che la pensa come me.

Quale altro peccato posso commettere per dimostrare al mondo che sono infelice e voglio tornare a casa?

Comunico al direttore del torneo che prenderò i soldi. Mentre quelle parole mi escono di bocca sento le mie possibili alternative svanire. Non so quali avrebbero potuto essere le alternative, ma il punto è proprio questo - non lo saprò mai.

L’ispirazione, dico a Philly - è questo il segreto.

Vorrei possedere un pò della rabbia di mio padre.
Vorrei potervi attingere durante gli ncotri più duri.
Mi chiedo cosa potrei fare in campo tennistico se potessi prendere quella rabbia e dirigerla al di là della rete. Invece, tutta la rabbia che provo la dirigo verso me stesso.

Dice: soltanto i forti sopravvivono, giusto?

Ci sono molti modi per diventare forti, dice Gil, e talvolta parlare è il migliore.

Que lindo es sonar despierto, dice. Com’è bello sognare ad occhi aperti. Sogni ad occhi chiusi, Andre. Sono capaci tutti di sognare dormendo, ma tu devi sognare sempre, e raccontare a voce alta i tuoi sogni, e crederci.

Non ti posso promettere che non ti stancherai, risponde. Ma sappi questo. Ci sono un sacco di belle cose per te al di là della stanchezza. Stancati, Andre. E’ li che conoscerai te stesso. Al di là della stanchezza.

Vincere non cambia niente. Adesso che ho vinto uno slam, so qualcosa che a pochissimi al mondo è concesso sapere.
Una vittoria non è così piacevole quant’è dolorosa una sconfitta. E ciò che provi dopo aver vinto non dura altrettanto a lungo. Nemmeno lontanemente.

Dal nulla spunta sua madre. Ci diamo la mano. E' cordiale, ma sostenuta. Ho una strana sensazione. So istintivamente che, qualunque cosa accada, questa donna e io non andremo d’accordo.

Sono i tuoi occhi che trovo attraenti. E il tuo cuore. Non i tuoi capelli.

Brad dice ceh il mio problema fondamentale, il problema che rischia di metter prematuramente fine alla mia carriera - il problema che sembrerebbe un’eredità di mio padre - è il perfezionismo.

Cerchi sempre di essere perfetto senza riuscirci, dice, e questo ti fa andare fuori di testa. La tua fiducia in te stesso è distrutta e la colpa è del perfezionismo.

Se insegui la perfezione, se fai della perfezione il tuo obiettivo ultimo, sai che succede? Insegui qualcosa che non esiste.

La perfezione?
Saranno si è no cinque in un anno le volte che ti svegli perfetto, le volte che non puoi perdere con nessuno, ma non sono quelle cinque volte che fanno un tennista.

E' pensare positivo, capisci?


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lunedì 20 gennaio 2014

Recensione libro: Andre Agassi Open la mia storia.

Le frasi del libro: Andre Agassi Open la mia storia.

"Odio il tennis".

Così inizia il libro di Agassi e così prosegue il libro di Agassi.
Non vi dico il finale naturalmente.

Odia il tennis, il suo lavoro.
Odia il suo lavoro come la maggior parte delle persone?
Il rischio è subito pensare ai nostri giorni e al "non sono soddisfatto del mio lavoro".
Ormai quasi un ritornello.
Mancanza di stimoli sono alla base del giovane lavoratore italiano in pieno stile fantozziano.

Difficile oggi essere contenti di alzarsi alla mattina e andare a lavorare e difficile credo fosse anche ieri.
Oggi ci vantiamo di avere aziende 2.0 ma in realtà siamo più ingessati della vecchia F.I.A.T. anni 70.
Anzi, probabilmente no. Quella F.I.A.T. aveva progettato l'automobile a idrogeno già in quegli anni.

Perchè? I motivi sono tanti: stipendio, tipologia del lavoro, soddisfazioni.

Ma meglio parlare del libro. Non roviniamoci la giornata.

400 pagine che si fanno leggere volentieri anche dai non appassionati di tennis.
In realtà di tennis "tecnico" si parla poco e chiunque può leggere questo libro.
Anche chi, il tennis non lo ha mai visto in tv.
Libro che racconta delle difficoltà di un campione dello sport.

Di come sia difficile affrontare una partita importante e di come sia difficile arrivare preparati a questa partita, questo incontro.
Di come il tennis, ed anche altri sport direi io, siano analogie con la vita.

Sono delle metafore che ci ripropongono sotto altra forma i problemi che affrontiamo, le soddisfazioni, le tensioni e le gioie.

Si perchè lo sport è questo, e la difficoltà è nel proseguire dopo la sconfitta.

E nel tennis, nella testa di Agassi, è tutto amplificato.
Perchè, come gli sport singoli, sei tu e l’avversario e nessuno ti può aiutare.
Devi esserti allenato, devi essere pronto.
Non sempre la pioggia di Wimbledon ti può salvare, o in caso stia andando tutto per il verso giusto, ti può rovinare.


Ci spiega come è complicato essere sempre al top quando si avvicina un impegno importante.
Un colloquio di lavoro o una sfida sulla terra rossa del Roland Garros.
Fisicamente che mentalmente, la strada verso una forma ottimale è piena di imprevisti, soprattutto a certi livelli.

Ma ognuno nel suo piccolo può provare le stesse cose. Anche a livello amatoriale viviamo le stesse pressioni, sensazioni simili.
Per questo il libro è bello, perchè lo puoi adattare a te stesso.
Vedere l’avversario in difficoltà, sentire la vittoria vicina per poi invece, ritrovarti a battere i pugni contro un muro.

Nel libro si parla anche delle vicende esterne al lato sportivo, si parla della sua fondazione, di droga, di matrimoni e figli.

Di scelte.

Delle sue scelte, prese.
Delle sue scelte prese in ritardo!
Perchè prendiamo delle decisioni in ritardo?
Perchè scegliamo di non decidere?
Anche in altri libri letti si ripropone sempre la stessa domanda.
Ad esempio nel libro di Armstrong, anche lui vive senza decidere per parte della sua vita rendendosi conto che anche la sua testa ha bisogno di rigenerarsi.
Odia anche lui la bicicletta e il suo lavoro.

E’ forse nella nostra natura lamentarci?
Può darsi.
Ma l’importante è cercare di prendere queste lamentele in modo positivo per migliorarci.

La lamentela fine a ste stessa non porta da nessuna parte.
Lamentarsi e cercare dove si è sbagliato e migliorarsi è invece il modo giusto.

Dicono che insegni di più una sconfitta di una vittoria.

Mai stato facile dico io.

La teoria è sempre diversa dalla pratica ma riuscire a fare anche solo l’1% della teoria è un buon inizio.

A certi livelli, la fortuna, il momento giusto, la scelta corretta fanno la differenza tra diventare qualcuno e rimanere uno sconosciuto.

Tutti siamo portati a farlo.
Ad andare avanti fino a che la strada non finisce o arriva inesorabilmente a un incrocio.
La lettura del libro è piacevole con alcuni spunti di riflessione e inoltre fa rivivere per gli appassionati del genere alcune tra le sue sfide più importanti.

Tra queste anche la sfida con la perdita di capelli.

Inoltre ci fa vedere sotto un altro punto di vista la vita del campione che nel nostro immaginario è sempre in spiaggia a bere dei cocktail e quando è l’ora di giocare si mette le scarpette e scende in campo.

Non è sempre cosi, la sua vita è fatta di duri allenamenti, di pressioni psicologiche da parte dei media, di sofferenza, impegno, passione. Sconfitte.
Cadute, dubbi e certezze.
Questo vale per tutti.. Balotelli escluso?


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giovedì 18 luglio 2013

Pensieri su Lance Armstrong - 2.

Le frasi del libro: Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

"Se non si è spaventati, non si è normali." Quante volte abbiamo paura ad ammettere di aver paura?

Se qualcuno vi dice che non ha paura, significa che mente.
Tutti abbiamo paura, la paura è un naturale come tutti gli altri, come l’amare o come il soffrire.

La paura è utile è indispensabile.
Se non provassimo paura il nostro organismo non sarebbe in grado di attivare determinati stati che servono appunto al nostro corpo per sopravvivere.

Quando abbiamo paura tutte le risorse disponibili vengono predisposte in attività necessarie ed indispensabili, eliminando quelle che non ci servono.


Pensieri Lance Armstrong
Ad esempio il cuore inizia a battere per pompare più sangue in modo da essere pronti a una fuga o a una corsa.
Diminuzione di alcuni sensi, come l’udito, o la vista (non vedete quello che è attorno a voi ma focalizzate l’obiettivo).

Insomma aver paura è un processo naturale che se negato non vi permetterebbe di attuare tutti quei meccanismi necessari a superare determinate situazioni.

Quindi nessuna vergogna, nessun timore.

Riconoscere la paura e sfruttarla è indispensabile.
Essere dei fifoni è un altro discorso.

Le frasi del libro: Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

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giovedì 15 novembre 2012

Frasi Libri: Lance Armstrong - Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita 4.

Le frasi del libro: Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

"Lance" disse Chris, "perchè stai giocando a golf? La tua professione è il ciclismo."
Ho scosso il capo , scettico. "Non lo so", dissi.
"Hai paura?".
Si, ce l’avevo. Ero stato forte come un toro, sulla bici, e se non lo fossi più stato? E se gareggiare mi avesse fatto ammalare di nuovo?

Ci ho pensato su per un paio di giorni. Una cosa è sottoporsi alla chemio e poi tornare al proprio lavoro di ragioniere. Ma fare il ciclista?
Non sapevo come sarebbe stato. Dopo la chemio, la scalata più faticosa delle Alpi assomigliava alla pianura più piatta.
Il 4 settembre 1987, sono andato all’Interbike Expo, con Bill, per annunciare il mio ritorno al ciclismo nella stagione 1998. Ho tenuto una conferenza stampa e ho riempito una stanza di giornalisti e di esperti di ciclismo informandoli della mia intenzione di tornare a gareggiare.
Ho spiegato la situazione ocn Cofidis ed ho detto apertamente che mi sentivo abbandonato.
Avevo perso un anno intero, a causa del cancro, e Cofidis aveva dei dubbi su di me proprio quando mi sentivo bene ed ero pronto a gareggiare di nuovo, dissi.
A questo punto, tutto il mondo ciclistico sapeva che ero stato messo all’asta.
Mi sono seduto ed ho aspettato che iniziassero le offerte.
Non ne sono arrivate.
Non mi volevano.

Un’altra squadra, Saeco-Cannondale, disse che poteva fare un’offerta ed ha fissato un appuntamento con Bill per il giorno seguente.

Nessuna squadra europea mi avrebbe ingaggiato.
Per venti chiamate che Bill faceva ne riceveva forse tre.


frasi Lance Armstrong
Kik ha detto solo: "Sai, preferirei vivere un anno meraviglioso che sette mediocri. Ecco cosa ne penso. La vita è un’incognita. Non si sa mai. Neesuno lo sa".

Mentre ero malato, mi sono ripromesso che non avrei mai più bestemmiato, bevuto un’altra birra ne perso le staffe.
Volevo diventare il più bravo ragazzo che si potesse sperare di conoscere.
Ma la vita continua.
Le cose cambiano, le buone intenzioni si perdono.
Si beve un’altra birra.
Ci scappa un’altra bestemmia.

Ho smesso di sfogarmi con Bill, ma continuavo a rimuginare sul fatto che nessuno mi volesse.
Nessuna squadra europea mi voleva, e nemmeno quelle americane.
Nell’area della partenza, mi sono seduto in macchina, cercando di mantenermi caldo, ed ho pensato a quanto non volessi trovarmi in quel luogo.
Quando si cominciano a fare pensieri di quel tipo, le cose non possono di certo migliorare.

Il vento di traverso mi penetrava negli abiti e mi rendeva difficoltoso tenere la bicicletta, mentre pedalavo in maniera scomposta.
All’improvviso, ho portato le mani sull aparte superiore del manubrio.
Mi sono sistemato sulla sellae sono arrivato per inierzia fino alla transenna.
Mi sono messo da parte.
Ho lasciato.
Ho abbandonato la gara.
Mi sono tolto il numero.

Ho pensato: "Non è così che voglio trascorrere la mia vita, infreddolito, bagnato fradicio e nelle retrovie.
La decisione di abbandonare non aveva nulla a che vedere con le mie condizioni fisiche.
Ero forte.
Solo, non volevo stare la.
Non sapevo che andare in bicicletta, sopportando la pioggia ed il dolore, era quello che volevo fare per il resto della mia vita.

Non ho più nulla da dimostrare a me stesso, ne alla comunità del cancro, ecco tutto.

"Sai quelle gare, la Ruta del non so che e la Parigi-non so che?" disse Bill. "Nessuno in america ne ha mai sentito parlare, ragazzo. Nessuno qui sa che sei tornato sulla bicicletta.


frasi Lance Armstrong
"Sono arrivato 14° alla Ruta del Sol", dissi, sulla difensiva.
"Lance", disse Bill, "sarai l’uomo che ha avuto il cancro e che non è mai tornato a gareggiare. E’ così che andrà".

E' stata una pacchia, giocavo a golf tutti i giorni, facevo sci nautico, bevevo birra e me ne stavo sul divano a guardare la televisione, passando da un canale all’altro.

Mi stavo comportando in una maniera che non era assolutamente appropriata, ed il motivo era la sopravvivenza. Era la classica situazione: "E adesso?".

Odiavo la bicicletta, ma pensavo: Cos’altro andrò a fare? Il ragazzo che porta il caffè in ufficio? Non mi sentivo un campione in modo altro.. Non sapevo cosa fare e, per il momento, volevo solo fuggire, ed è ciò che ho fatto. Mi sono sottratto alle mie responsabilità.
Adesso so che sopravvivere al cancro implicava molto di più di una semplice convalescenza del corpo. Anche la mia mente e la mia anima avevano bisogno di un periodo di convalescenza.

"Lance", disse kik, "cosa faccio io oggi?".
"Cosa vuol dire?"
"Ti importa quello che farò io?".
"Oh scusa", dissi.
"Cosa faccio oggi?" disse. "Cosa faccio? Dimmelo".
Sono rimasto in silenzio. Non sapevo cosa dire.
"Devi prendere una decisione", mi disse. "Devi decidere se ritirarti per davvero e diventare uno zoticone che gioca a golf, beve birra e mangia messicano. Se è così, va bene. Ti amo e ti sposerò comunque. Ma devo saperlo, così posso farmi forza ed andare la fuori a cercarmi un lavoro per mantenere te che giochi a golf. Basta che tu me lo dica".
"Ma se non hai intenzione di ritirati, allora devi capirlo e smetterla di mangiare e bere come stai facendo adesso e di vivere da parassita, perchè tu, non decidendo, stai decidendo, e così diventi un non-Lance."

"Va bene", dissi. "Lascia che ci pensi un pò su".
Sono andato a giocare a golf comunque, perchè sapevo chec a kik non importava. Il problemaq non era il golf. Il problema era ritrovare me stesso.
Abbiamo continuato a pedalare, sotto una pioggia costante, per quattro ore, e poi cinque. Arrivati ai piedi della Beech, eravamo sulla bicicletta già da sei ore, inzuppati. Ma mi sono alzato sui pedali ed ho spinto la bicicletta su per la salita, lasciando indietro Bob Roll.
Mentre affrontavo la scalata, ho avuto una visione quasi soprannaturale: sulla strada c’era ancora scritto il mio nome.
Sono passato con le ruote sopra le lettere gialle e bianche, ormai sbiadite. Ho guardato verso il basso, tra i miei piedi. C’era scritto, anche se non nitidamente, Viva Lance.
La scalata ha fatto scattare qualcosa in me. Mentre mi davo da fare per salire, riflettevo sulla mia vita, ripercorrendo tutti i momenti importanti, l’infanzia, le prime gare, la malattia, e come mi ha cambiato. Forse è stato l’atto primitivo di salire a farmi afforntare le questioni che avevo evitato per settimane. Ho capito che era arrivato il momento di smettere di temporeggiare. Muoviti, mi sono detto. Se puoi ancora muoverti, non sei malato.

Mentre continuavo a salire, ho visto tutta la mia vita. Ne ho visto i contorni e le prerogative, ed anche lo scopo. Era semplicemente questo: ero nato per una lunga, faticosa scalata.

Non è stato tutto così semplice come saltare sulla bicicletta e vincere. Ci sono stati molti alti e bassi, risultati positivi e negativi, ma questa volta non mi sono fatto demoralizzare da quelli negativi.

A luglio , ho saltato il Tour de France, in quanto non ero ancora pronto per la faticosa routine di una gara a tappe di tre settimane.
Ho fatto alcuni commenti per la televisione ed ho osservato il tutto dalla strada. Mentre quel tour si trasformava nella gara ciclistica più polemica e traumatica della storia. In una serie di controlli a sorpresa sulle automobili delle varie squadre, la polizia francese aveva trovato intere scorte di EPOe di sostanze anabolizzanti. Sono stati arrestati i menbri e i responsabili delle squadre, si sospettava di tutti, mentre i ciclisti erano furibondi per i metodi utilizzati dalle autorità.
Delle 21 squadre all’inizio della gara, solo 14 sono arrivate in fondo - una è stata espulsa, mentre le altre cinque hanno abbandonato per protesta.

Il doping è una triste realtà del ciclismo, come di qualsiasi altro sport di resistenza.
Inevitabilmente, pensano che le cose vadano come le armi nucleari - bisogna ferne uso, se si vuole rimanere competitivi all’interno del gruppo.
Personalmente, non l’ho mai vista così e, di certo, dopo la chemio, avevo la repulsione ad introdurre qualsiasi sostanza estranea nel mio corpo.

Quello che si impara durante la sopravvivenza è che, dopo tutto il clamore, quando la disperazione e la crisi sono finite, dopo che si è accettata la proppria malattia e si è festeggiato il ritorno a una vita sana, sono proprio la solita routine e le vecchie abitudini, come farsi la barba al mattino con uno scopo, un lavoro da svolgere, una moglie da amare e un figlio da crescere, che, come i fili, cuciono insieme i propri giorni, in un quadro generale che merita il nome di vita.

La vita è lunga - se tutto - va bene. Ma lunga è un termine relativo: un minuto può sembrare un mese, quando si pedala in salita, ed è per questo che poche cose sembrano più lunghe di un tour de France.

Sarebbe facile considerare il Tour de France l’impresa monumentale ed illogica di 200 corridori che percorrono in bicicletta l’intero perimetro della Francia, montagne comprese, per tre settimane nella calura estiva.
Non vi è alcun motivo per tentare un’impresa tanto idiotra, se non il fatto che alcune persone, ossia alcune persone come me, sentono il bisogno di cercare il massimo della loro capacità di resistenza al fine di autodefinirsi (io sono l’uomo che può farlo).

Ero intenzionato a sacrificare l’intera stagione per prepararmi al Tour. Ho puntato tutto su quello.

Le frasi del libro: Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

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martedì 13 novembre 2012

Frasi Libri: Lance Armstrong - Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita 3.

Le frasi del libro: Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

Quali sono le mie possibilità di sopravvivenza? Era una domanda che mi ripetevo all'infinito.

La speranza, infatti, è l’unico antidoto contro la paura.

Cos'è più forte, la paura o la speranza? Inizialmente, ero assai timoroso e non avevo molta speranza; tuttavia, mentre me ne stavo li, seduto, ad apprendere l’entità della mia malattia, ho impedito alla paura di annientare completamente il mio ottimismo.

"Hai scelto il ragazzo sbagliato", dissi. "Se cercavi un corpo in cui vivere, hai commesso un grosso errore, scegliendo il mio."


Anche se pronunciavo quelle parole, tuttavia, sapevo che si trattava solamente di millanteria agonistica.
Nel suono della mia voce interiore ho avvertito un tono sconosciuto: l’incertezza.
Nel descrivermi i dettagli, disse chiaramente che avrebbe operato in zone dove il minimo errore avrebbe potuto costarmi la vista oppure la capacità motorie.
Shapiro si rese conto che mi stava davvero terrorizzando.
"Sa, non c’è mai nessuno che vuole un intervento al cervello", disse.
"Se non si è spaventati, non si è normali."

Sapevo molto bene una cosa: credevo nella credenza in sè. Voloevo credere di fronte all’assoluta mancanza di speranza, nonostante tutte le prove contraire.
Siamo molto più forti di quanto pensiamo e la credenza è una delle caratteristiche umane più coraggiose e più durature.

Non avevo capito completamente, fino al cancro, quanto combattiamo, ogni giorno, contro le insidiose avversità del mondo, quanto lottiamo, quotidianamente, contro il lento dilagare del cinismo. I pericoli reali della vita sono lo scoraggiamento e la delusione, non le malattie improvvise nè il cataclisma apoacalittico di fine millenio. In quel momento, ho capito perchè le persone temono il cancro: perchè è una morte lenta ed inevitabilie, è la definizione stessa di cinismo e perdita di forza d’animo. Così, credevo.

"Ho visto persone meravigliose, positive, non farcela alla fine", disse il Dr. Einhorn. "Ed alcune delle persone più litigiose ed irascibili sopravvivere, per riprendere poi la loro vita meschina."

La domanda era: chi avrebbe ucciso per primo la chemio, me oppure il cancro?

La chemio era un continuo tossire, staccando dal profondo del mio petto dei pezzi scuri di una sostanza misteriosa, simile al catrame. La chemio era un bisogno di andare in bagno costante, da farmi piegare in due.

Per sopportare tutto questo, immaginavo che quanto stavo espellendo con la tosse fossero i tumori completamente bruciati.

Il fatto di muovermi è diventata per me una battaglia più grande. Arrivato al quinto giorno consecutivo del terzo ciclo di chemio, non ero nemmeno più in grado di camminare per la corsia. Dovevo rimanere a letto per un giorno intero, al fine di guadagnare le forze per tornare a casa.

Ci si inganna.
Si crede di poter correre più velocemente e di sentirsi meglio di quanto non sia in realtà.
Poi, una donna di mezza età, sulla sua mountain bike, ci sorpassa, e allora capiamo qual’è la verità.
Ho dovuto ammettere di essere assolutamente fuori forma.

Io e Bill parlavamo continuamente di questo.
Io esitavo, un giorno pianificavo il mio grande ritorno ed il giorno dopo gli dicevo che la mia carriera era finita.

Poi è successo un fatto che ha aumentato la mia insicurezza: l’assistente di Bill, la nostra cara amica Stacy Pounds, ha scoperto di avere un cancro ai polmoni.

Stacy non nera fortunata come me: il suo era un cancro incurabile.

"Non sarò mai più in grado di prendere parte a quella gara", dissi.
Steve era sconvolto.
Non mi aveva mai visto arrendermi di fronte a nulla.
"Penso di avere perso", dissi.

"Semplicemente, non sto bene sulla bicicletta:"

Steve mi conosceva in quanto spaccone, mentre adesso parlavo da vittima.
Non avevo più il mordente che lui ricordava.

Carpe diem, mi sono detto, cogli l’attimo. Non importava quanto mi rimanesse, avevo intenzione di spenderlo bene.
Ed è così che io e Kik ci siamo trovati.


"Credo di essermi innamorato di te", dissi, da un capo all’altro della stanza.
Kik si è fermata, davanti allo specchio, ed ha detto: "Credi di esserlo? Oppure lo sei? Perchè ho bisogno di saperlo. Ho davvero bisogno di saperlo".
"Lo sono".
"Lo sono anch’io", disse.
Se mai doveste sperare di incontrare qualcuno ed innamorarvene, dovrebbe succedervi proprio come a noi, felicemente, perfettamente. La relazione non era fatta di parole, ma di molti sguardi profondi, intensi, lunghi e di un complesso concerto di emozioni.


Le frasi del libro: Lance Armstrong: Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita.

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mercoledì 7 novembre 2012

Frasi Libri: Lance Armstrong - Non solo ciclismo, il mio ritorno alla vita 2.

Non so perchè sono ancora vivo. La mia professione mi ha insegnato a combattere in condizioni di assoluta inferiorità e di grandi avversità.

Non posso impedirmi di credere che la mia sopravvivenza è stata piuttosto un caso di fortuna cieca.

L’acido lattico è la sostanza chimica che il proprio corpo produce quando è senza fiato e affaticato - è quello che fa bruciare i polmoni e dolere le gambe.

La verità è che il cancro è la cosa migliore che mi sia mai capitata.

Le persone muoiono.



Ma vi è anche un’altra verità. Le persone vivono. E’ una verità uguale e contraira. Le persone vivono, e nei modi più straordinari.

Nero è positivo. Bianco è negativo.
Il Dr. Reeves ha sistemato le mie radiografie su un ripiano luminoso appeso al muro.
Il mio torace sembrava uan tormenta di neve.
"Bene, la questione è seria" ha detto il Dr. Reeves. "Si tratta di un cancro testicolare con ampie metastasi ai polmoni."
Ho il cancro.
"Ne è sicuro?", chiesi.
"Sono assolutamente sicuro”, rispose il Dr. Reeves.
Ho 25 anni. Perchè dovrei avere il cancro?
"Non potrei sentire un altro parere?", dissi.
"Certamente", rispose il Dr. Reeves. "Lei ha tutti i diritti di farlo.
Ma devo dirle che sono certo della diagnosi. Le ho fissato un intervento per domani mattina alle sette per asportare il testicolo."

Avevamo deciso che le loro lezioni sarebbero state recepite a poco a poco.
Ci sono cose che s’imparano meglio con l’esperienza, ed Och e Chris hanno lasciato che lo capissi da solo. All’inizio, non valutavo mai le mie gare.
Pensavo: "Ero il più forte; gli altri non riuscivano a starmi dietro."
Ma, quando ho cominciato a perdere parecchie gare, sono stato costretto a ripensarci, ed un giorno finalmente ci sono arrivato: "Un momento. Se sono il più forte, perchè non ho vinto?"

Così, ho smesso di mangiare dolci, ho rinunciato al Tex-Mex ed ho capito che avrei dovuto trovare un nuovo tipo di forza, la forza interiore chiamata autodisciplina.

Penso che la caratteristica che contraddistingue maggiormente un uomo da un ragazzo sia la pazienza.

Sul traguardo ho provato un’emozione che non avrei mai più rivissuto.
Sentivo che stavo vincendo per Fabio, per la sua famiglia, per il suo bambino e per tutta l’Italia in lutto.



Ho imparato cosa significasse partecipare al Tour de France.
Non ha nulla a che vedere con il ciclismo.
E’ una metafora per la vita: non rappresenta solo la gara più lunga del mondo, ma anche la più esaltante, la più estenuante e la più potenzialmente tragica.

Anche durante la nostra vita siamo posti di fronte a così tanti elementi diversi, incontriamo così tanti ostacoli imprevisti, combattiamo un simile corpo a corpo con i fallimenti, abbassiamo la testa sotto la pioggia, cercando di rimanere in piedi e di mantenere una piccola speranza.
Il Tour non è solo una gara di ciclismo, nient’affatto. E’ una prova.
Ti prova fisicamente, ti prova mentalmente e ti prova persino moralmente.

Pensavo di sapere cosa fosse la paura, fino al momento in cui ho sentito le parole "hai il cancro".

Le mie paure precedenti, di non piacere agli altri , di venire deriso, di perdere tutti i miei soldi, improvvisamente mi sono sembrate soltanto espressioni di codardia.

Adesso, tutto assumeva un’importanza diversa: le preoccupazioni della vita - una gomma a terra, la carriera che svanisce, un ingorgo per strada - sono state riclassificate secondo il criterio dell’opposizione fra bisogno e desiderio, fra problema vero ed allarme di minore entità.
Un volo aereo pieno di sobbalzi era semplicemente un volo aereo pieno di sobbalzi, non il cancro.



Ho fissato un appuntamento con un nutrizionista.
Sono sceso dal divano, zoppicando, e ci siamo recati da lui; egli ci ha dato degli orientamenti per combattere il cancro ed un elenco di alimenti compatibili con i medicinali della chemioterapia.
Pollo ruspante in abbondanza, broccoli, niente formaggi o grassi di altro tipo e molta vitamina C, per contrastare le tossine della chemio.

"Sono deciso a combattere questa malattia", ho concluso. "E vincerò."

La chemio è così potente che non è possibile farla tutti i giorni. Sono necessari dei cicli di tre settimane: la cura viene somministrata per una settimana e sospesa nelle due successive, così da consentire al corpo di ristabilizzarsi e di produrre nuovi globuli rossi.

Mi sono detto che dovevo continuare a fare movimento.
Tutte le mattine, durante la prima settimana di chemio, mi alzavo presto, indossavo una tuta, mettevo le cuffie e camminavo.
Percorrevo la strada a passo sostenuto per un’ora o più, respirando e sudando.
Tutte le sere, andavo in bicicletta.

Molto spesso, ciò che facciamo non ha senso per noi nel momento stesso in cui lo facciamo.

Ero così concentrato a star meglio che, durante quel primo ciclo di chemioterapia, non sentii nulla.
Nulla.
Ho persino detto al Dr. Youman: "Forse è necessario che ne assuma di più."
Non capivo di essere estremamente fortunato per il modo in cui il mio corpo stava tollerando la chemio.

I risultati delle analisi giunsero quasi immediatamente. Mia madre, mia nonna e Bill aspettarono nell’ingresso, ma volevo che Lisa fosse con me nell’ufficio del dr. Youman.
Le stringevo la mano.
Il Dr. Youman diede uno sguardo all’immagine e disse, con tono riluttante: "Hai due macchie sul cervello."

Lisa e mia madre non potevano trattenersi dal piangere; stavano sedute nell’ingresso, con le lacrime agli occhi.
Ma io, stranamente, non provavo emozioni.
Era stata una settimana piena, ho pensato.
Mi avevano fatto la diagnosi il mercoledì, operato il giovedì, dimesso il venerdì sera; avevo depositato lo sperma il sabato, tenuto una conferenza stampa per annunciare al mondo che avevo un cancro testicolare il lunedì mattina, iniziato la chemioterqapia il lunedì pomeriggio.
Adesso era giovedì, ed era nel mio cervello.
Questo avversario si stava rivelando più forte del previsto.
Non riuscivo ad avere nemmeno una notizia buona: è nei tuoi polmoni, è nello stato tre, non hai un’assicurazione, adesso è nel tuo cervello.


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