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venerdì 4 novembre 2016

Tennis: Il gioco interiore fuori dal campo.

Il gioco interiore fuori dal campo.

In sintesi ci preoccupiamo troppo e ci concentriamo male.

Anche gli ostacoli interiori sono sempre presenti: la mente che usiamo per ottenere i nostri obiettivi esterni viene facilmente distratta dalla sua tendenza a preoccuparsi, a rimpiangere, o a confondersi, provocando infinite difficoltà.

E’ utile ricordare che per quanto le nostre mete esterne siano molto varie, e richiedano abilità diverse per raggiungerle, gli ostacoli interiori provengono da un’unica origine e le abilità necessarie per superarli sono sempre le stesse.

Se non viene domato, il Sè 1 è capace di produrre paure, dubbi e delusioni dovunque siate e qualunque cosa facciate.

Imparare a dare il benvenuto agli ostacoli nella competizione aumenta automaticamente l’abilità di trarre vantaggio da tutte le difficoltà che si incontrano.

Forse lo strumeno più importante di questi tempi è l’abilità di retare calmi al cospetto dei cambiamenti rapidi e sconvolgenti.

Chi sopravvive meglio è chi riesce prima a non perdere la testa, quando tutti gli altri la perdono.
La stbilità interiore non si raggiunge nascondendo la testa nella sabbia davanti al pericolo, ma acquistndo l’abilità di vedere la vera natura di quello che succede e rispondere in modo adeguato.

Lo stress può aver vita facile quando siamo sottopostia vari tipi di pressione.
Mogli, mariti, datori di lavoro, bambini, bollette, pubblicità, la società stessa continueranno sempre a fare delle richieste: “fai questa cosa in modo migliore, fai quest’altra, devi essere cosi e non essere cosi, fai qualcosa della tua vita, assomiglia di più a lui o a lei, ora devi cambiare”.
Il messaggio non è diverso da: “Colpisci la palla così o cosà, e se non ci riesci sei un buono a nulla”.
Una cosa però è sicura: la pressione esterna non si placherà mai, e potrà anzi diventare sempre più intensa.

Spero che abbiate ormai capito che non vi sto proponendo quel tipo di pensiero positivo secondo cui le cose sono meravigliose anche quando non lo sono.
E nemmene quello per cui: “se penso di essere gentile lo sono, se penso di essere un vincente lo sono.”
Per quanto mi riguarda, questo è il Sè 1 che cerca di migliorare il Sè 1.
Un cane che si morde la coda.

Il messaggio del gioco interiore è semplice: mettete a fuoco.
Focalizzate l’attenzione sul momento presente, l’unico nel quale potete vivere.


Ecco il cuore di questo libro e il cuore dell’arte di far bene ogni cosa.

Focus significa non indugiare nel passato, pensando agli errori e ai trionfi andati.
Significa non farsi rapire dal futuro, che sia fatto di sogni o di paure.
Significa dare tutta l’attenzione al presente.
Focalizzare la mente significa non farla scorrazzare lontano.

Quando imparo che devo accettare quello che non posso controllare e controllare quello che è nelle mie possibilità, la stabilità aumenta.



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Riassunto degli altri capitoli: Il gioco interiore del tennis.

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Tennis: Il significato della competizione.

Il significato della competizione.

Di rado si riconosce che il bisogno di avere conferme è basato su insicurezza e dubbio.
Solo chi non sa chi è e quello che fa sente il bisogno di provare a se stesso o agli altri quanto vale.

Mancava però qualcosa.
Non avevo voglia di vincere, e pertanto mi mancava la determinazione.

Stavo giocando con una determinazione insolita; stavo giocando scollegato dalla mia mente.
In qualche modo, la rabbia mi aveva spinto oltre i miei limiti preconcetti.

Non voglio dire che giocare arrabbiati si la chiave per vincere.
L’aspetto importante di quella giornata fu che giocai sinceramente.
Quella sera ero arrabbiato, e lo espressi tramite il tennis.
Mi fece stare bene e funzionò.

Solo contro le onde più grandi può usare tutto il suo coraggio, la sua abilità e la sua concentrazione, solo in uel modo può rendersi conto dei propri limiti e arrivare al massimo.

Vincere vuol dire superare degli ostacoli per raggiungere una meta, ma il vero valore della vittoria è grande solo quanto il valore della meta raggiunta.

L’avversario naturalmente!
L’avversario è pertanto un amico o un nemico.
E’ un amico se fa il possibile per renderti le cose difficili, comportandosi da nemico.
Ogni giocatore si impegna al massimo per sconfiggere l’altro, ma in questo tipo di competizione non si batte l’altra persona, ma solo gli ostacoli che essa ci presenta.

Innanzitutto, invece di sperare che il vostro avversario commetta un doppio fallo, desidererete che metta la sua prima di servizio.
Il desiderio che la palla sia buona vi aiuterà a raggiungere uno stato mentale migliore per rispondergli.

“Lascia che accada”.
Significa massimo impegno fisico e mentale.



Si può però controllare l’impegno che si mette per vincere.
Si può sempre fare del proprio meglio, in ogni momemtno.

Una persona saggia una volta mi disse: “quando si tratta di superare gli ostacoli ci sono tre tipi di persone.
La prima considera insuperabili la maggior parte degli ostacoli e se ne va.
La seconda vede un ostacolo e dice: “posso farcela”, e comincia a scavare per passare sotto, ad arrampicarsi, o a cercare di abbatterlo.
Il terzo tipo di persona, prima di decidere se oltrepassare un ostacolo, cerca un punto di osservazione per riusire a vedere che cosa c’è oltre l’ostacolo.
Poi, solo se la ricompensa è all’alteazza del suo impegno, prova a superare l’ostacolo.



giovedì 3 novembre 2016

Tennis e concentrazione: imparare a focalizzare l’attenzione.

Concentrazione: imparare a focalizzare l’attenzione.

Negli anni ho imparato che il modo migliore per calmare la mente non è dirle di stare zitta, litigare con lei o criticarla perchè ti sta criticando.
Combattere la mente è un modo inefficace.
Bisogna imparare a concentrarsi.

Anche dopo aver provato i benefici pratici di una mente quieta, questo stato mentale continua a sfuggirci.

Per calmarla bisogna imparare a dirigerla da qualche parte.
Si deve focalizzare su qualcosa.

Focus significa tenere la mente sul qui e ora.

Nel tennis, l’oggetto sul quale è meglio focalizzarsi è la palla stessa.
L’imperativo più ripetuto è guarda la palla., eppure pochi giocatori la vedono bene.

La palla va guardata da quando si stacca dalla racchetta dell’avvversario fino a quando colpisce la vostra.

Focalizzarsi sulla sua giuntura

Finchè la mente si preoccupa solo della palla, non interferisce con i movimenti naturali del corpo.
La palla è sempre qui e ora, e la mente evita di vagabondare nel passato o nel futuro.

Il focus arriva naturalmente quando la mente è coinvolta.
Se state strizzando gli occhi vi state sforzando troppo.
Un primo modo è consideerare singolarmente i propri colpi a rallentatore.
Potete farlo come esercizio, spostando di volta in volta l’attenzione su diversi parti del corpo.
Cercate di conoscere ogni vostro colpo, centimetro per centimetro, per ogni muscolo.
Poi, ripetendo i colpi a velocità normale, potreste diventare consapevoli del lavoro di alcuni muscoli.

E’ inoltre importante diventare più consapevoli del ritmo.





Imparare a focalizzare l’attenzione è un’abilità magistrale dalle applicazioni illimitate.

Se smettete di ascoltare quello che stanno sentendo le vostre orecchie, senza dubbio potrete distinguere suoni ai quali prima non avete dato attenzione, per quanto fossero comunque presenti.
Se ascoltate questi suoni attentamente, li sentirete meglio.
Probabilmente non eravate consapevoli della sensazione della vostra lingua nella bocca ma, presumibilmente, leggendo queste parole ora lo siete.
E’ bastato un riferimento, perchè la vostra mente spostasse l’attenzione da una cosa all’altra.
Quando l’attenzione si focalizza su qualcosa, arriva la conoscenza.
L’attenzione è consapevolezza focalizzata, e la consapevolezza è il potere della consocenza.

Il qui e ora sul campo da tennis.
Ritorniamo sul campo da tennis.
Concentrarsi sulla giuntura della palla vuol dire scegliere un focus a stretto raggio, e può essere efficace per frenare il nervosismo ed evitare la distrazione di altri oggetti.

I maggiori cali di concentrazione avvengono quando ci consentiamo di fantasticare su quello che sta per accadere o indugiamo su ciò che è già successo.
La mente si lascia conquistare facilmente dai se.

Uno degli aspetti più belli del tennis è che ben presto il vostro avversario colpirà la palla, riportandovi al presente.
Ma di solito parte dell’energià viene lasciata nel passato o nel futuro e il presente non viene visto con piena consapevolezza.
Di conseguenza, l’oggetto sembra sfocato, la palla appare più piccola e veloce, e anche il campo sembra restringersi.
Visto che la mente sembra avere una volontà tutta sua, come possiamo imparare a mantenerla nel presene?
Con la pratica?
Non c’è altro modo.
Ogni volta che la vostra mente comincia a sfuggire, riportatela delicatamente al suo posto.

Ma il tempo è una cosa relativa, ed è possibile davvero rallentarlo.
Concentrarsi durante una partita.
La maggior parte dei sistemi di concentrazione nominati prima funzionanao meglio in allenamento.
In partita è decisamente preferibile scegliere un solo focus.
Come rimanere concentrati sul qui e ora tra un punto e l’altro.
Il mio sistema, che si è rivelato efficace anche per molti miei allievi, è quello di concentrare l’attenzione sul respisro.

Fare attenzione al respiro significa semplicemente osservare il ritmo naturale con il quale si inspira e si espira.
Non significa contollare intenzionalmente il proprio modo di respirare.

L’ansia è la paura di quello ch può succedere nel furturo e si verifica solo quando la mente può immaginare quello che può portare il futuro.

Cali di concentrazione.
Come mai a volte abbandoniamo il qui e ora?
E’ una domanda che lascia perplessi.
Qui e ora sono il solo spazio e il solo tempo dove ci si può godere la vita e fare qualcosa.
La maggior parte delle sofferenza si verifica quando consentiamo alla mente di immaginare il futuro o di rimuginare sul passato.

Il nostro desiderare cose diverse spinge la mente in un mondo irreale, e di conseguenza siamo meno capaci di apprezzare il presente.


Siamo quel che siamo, non siamo le nostre performance.
Il voto in pagella può misurare quanto siamo bravi in aritmetica, ma non quanto valiamo.



mercoledì 2 novembre 2016

Tennis: Cambiare le abitudini.

Cambiare le abitudini.

Il groove diviene riconoscibile e la puntina del disco, il vostro comportamento finisce per cadervi automaticamente.
Il comportamento comincia a seguire un tracciato predefinito.

Visto che questi schemi hanno una funzione, il modo di fare viene forzato e ricompensato, e tende a continuare.
Più profondo è il groove, più sembra difficile liberarsi dall’abitudine a esso collegata.

Un bambino non abbandona i vecchi groove, semplicemente ne inizia nuovi!
Magari esiste un groove, ma non ci entate a meno che non lo decidiate.
Non c’è alcun bisogno di combattere le vecchie abitudini.
Iniziatene nuove.


Cancellate qualsiasi preconcetto e iniziate a servire senza controllare consapevolmente il vostro corpo.

Supponiamo che vogliate un servizio più potente.
Il passo successivo è immaginarlo.

Avete chiesto maggiore potenza: lasciate che succeda.

Il modo consueto di imparare:
criticate o giudicate il comporttamento passato.
dite a voi stessi che dovete cambiare, con continue indicazioni verbali
sforzatevi: cercate in tutti i modi di fare la cosa giusta.




Imparare conil gioco interiore:
osservate i comportamenti esistenti senza giudicarli
immaginate i risultti che desiderate
lasciate che succeda: date fiducia al Se 2.
osservando con calma e senza giudicare i vostri risultati, giungete a uno stato di osservazione e apprendimento continuo.

Attenzione al ritorno del Se 1.
Quando ti sforzi di colpirla correttamente e ci riesci, ottieni un certo tipo di soddisfazione dell’ego.
Senti che sei tu a controllare il gioco, ed avere la situazione in pugno.
Quando ti limiti a lasciare che il servizio vada da se, non ritieni di potertene prendere il merito.
E’ come se non fossi stato tu a colpire la palla.
L’abilità del tuo corpo ti da una buona sensazione, magari può anche esalarti per i risultati, ma la sensazione di trionfo personale viene rimpiazzata da una soddisfazione di altro tipo.

"Adesso conosco il segreto di questo gioco, non devo far altro che rilassarmi".
Ovviamente, però, appena si sforza di rilassarsi, il vero relax svanisce, sostituito da uno strano fenonmeno chiamato "sforzarsi di rilasssarsi".
Il rilassamento avviene solo quando gli viene concesso, non è qualcosa che si “fa” o ci si sforza di "fare".



Tennis: Riscoprire la tecnica.

Frasi del libro: Il gioco interiore del Tennis.
Riscoprire la tecnica.


Nei capitoli precedenti è stato sottolineato quanto sia importante placare la mente pensante e smettere di darsi da soli delle indicazioni, focalizzando l’attenzione e fidandosi del proprio corpo.

Meno indicazioni interferiscono con il processo di apprendimento insito nel nostro DNA, più efficaci saranno i progressi.
In altre parole meno paura e dubbio vi sono implicati, più facile sarà imparare naturalmente.

Per quanto la mente possa immagazzinare delle indicazioni cosi concepite, ricordarle non è come ricordare il colpo stesso.
Naturalmente, fa comodo pensare che dandoci le indicazioni giuste, “colpisci dal basso verso l’alto”, per esempio, non faremo altro che colpire dei rovesci in top spin spettcolari.

Vogliamo cioè credere al procedimento concettuale e alla tecnica di apprendimento del Sè 1, invece di credere al Sè 2, che impara dall’esperienza.
Se pensate però di aver messo a segno un buon colpo perchè avete seguito le indicazioni, ignorando il ruolo del Sè 2, resterete delusi quando fornirete le stesse indicazioni e non incorrerete in un buon risultato.
Penserete di aver commesso un errore, visto che l’indicazione era corretta.





Tendiamo a perdere il libero accesso alla memoria muscolare, che detiene una conoscenza maggiore delle azioni desiderate.

Quando si da un’indicazione a una persona che non ha immagazzinato alcuna esperienza a riguardo, nella sua mente tale informazione resta scollegata all’azione.

Non c’è insegnante migliore della propria esperienza.

Come osservare i professionisti: il metodo migliore è semplicemente osservarli senza pensare che il loro modo di colpire la palla sia quello giusto per voi.
E’ natura del Sè 2 evolversi ogni volta che ce n’è la possibilità.

Con la scoperta delle capacità di apprendimento del Sè 2, non solo migliorerà il vostro tennis, ma anche la capacità di imparare qualsiasi cosa.



Tennis: fidarsi del proprio corpo.

Frasi del libro: Il gioco interiore del Tennis.
Fidarsi del Sè 2.


Una volta compiuto questo passo, si sviluppa la fiducia, e alla fine arriva l’ingrediente basilare ma sfuggente di tutte le migliori performance: la sicurezza in se stessi.

Chi e cosa è il Sè 2?
Se al servizio c’è un Roger Federer, avete meno di mezzo secondo per riuscirci.
Anche se state rispondendo al servizio di un giocatore medio avete soltanto un secondo circa.
Il solo fatto di colpire la palla è chiaramente un’impresa considerevole, farlo in modo efficace e accurato è un trionfo sconvolgente.
Eppure è piuttosto comune.
La verità è che chiunque abbia un corpo possiede uno strumento grandioso.
Alla luce di tutto questo è inappropriato insultare il nostro corpo.

Nessun computer esistente può avvicinarsi alla complessità delle azioni fisiche di un tennista, perfino un principiante.
"Credi in te".
Che cosa significa “Credi in te” sul campo da tennis?
Non significa “pensiero positivio”, aspettarsi ad esempio di fare ace ogni volta che si serve.
Credere nel vostro corpo significa lasciare che il vostro corpo colpisca la palle.

Se credete nella competenza del vostro corpo e del suo cervello, lascerete a loro il compito di muovere la racchetta.

Spesso, in allenamento, diamo fiducia ai nostri corpi, visto che la mente si dice che non c’è in gioco nulla di importante.
Una vota iniziato il gioco, però, potete osservare il Sè 1 che prende il controllo.
Arriva il momento cruciale nel quale comincia a dubitare del Sè 2.
Più un colpo è importante, più il Sè 1 cerca di controllarlo, e per questo il corpo si irrigidisce, con risultati quasi sempre frustranti.

Lo studio dell’anatomia ci dice che i muscoli sono meccanismi a due fasi: un muscolo può essere rilassato o contratto.
Non può essere parzialmente contratto, proprio come un interruttore non può essere parzialmente spento.

Quanti e quali muscoli servono per un servizio veloce?
Non lo sa nessuno, ma quando la mente consapevole pensa di saperlo, cerca di controllare questi muscoli, e inevitabilmente finisce per usare i muscoli non richiesti.

Ricordatevi che non siete il vostro tennis.
Non siete il vostro corpo.



Date fiducia al corpo perchè impari e giochi come dareste fiducia a una persona che deve fare un lavoro per voi, e in breve le sue performance supereranno le vostre aspettative.

Lasciate che cresca come un fiore.

Lasciate che succeda.
Ogni volta che copite una palla, correttamente o meno, la memoria computerizzata del Sè 2 registra delle informazioni preziose per usarle in futuro.
Mentre vi allenate, il Sè 2 affina e amplifica le informazioni che conserva nella memoria.

Per il Sè 2, un’immagine vale più di mille parole.

Nei successivi paragrafi di questo capitolo, parleremo di tre metodi fondamentali per comunicare con il Sè 2.

Se Mr. A vuole essere sicuro che il suo messaggio arrivi a Mr. B utilizzerà, se possibile, la lingua madre di Mr. B.
Qual’è la lingua madre del Sè 2?
Di certo non le parole!
Il Sè 2 impara le parole solo molto tempo dopo la nascita.
La lingua madre del Sè 2 è invece quella delle immagini: immagini sensoriali.

Avere un’immagine il più possibile chiara dei risultati desiderati è il metodo più utile per comunicare con il Sè 2, specialmente in partita, quando è troppo tardi per lavorare sui colpi ma è ancora possibile formarsi un’immagine di dove si vuole che finisca la palla, e consentire al corpo di fare il necessario per riuscirci.

Mentre il Sè 1 impara a lasciarsi andare, emerge una sempre maggiore sicurezza nell’abilità del Sè 2.

Mostrate a voi stessi quello che volete che faccia il Sè 2.
Dategli un’immagine visiva molto chiara, muovendo la racchetta lentamente nel modo desiderato, e osservate con attenzione.

Chiedere della qualità.
Il giudizio spesso sia il frutto di un’immagine negativa di se stessi.
Si comincia a credere di non essere buoni giocatori e poi ci si comporta effettivamente in quel modo.
La maggior parte dei giocatori si ipnotizza, costringendosi a interpretare il ruolo di tennisti non bravi.
In altre parole, meno paura e dubbio vi sono implicati, più facile sarà imparare naturalmente.



Tennis: Mente e Corpo. Sè1 e Sè2


Frasi del libro: Il gioco interiore nel tennis frasi.

Riflessioni sull’aspetto mentale del tennis.

In verità, chi gioca "senza pensarci" è ancor più cosciente della palla, del campo e, quando necessario, del suo avversario.
Ma non è cosciente delle indicazioni che si sta dando, non pensa a colpire la palla, a come correggere gli errori passati, o a come rifare quel che appena fatto.
È cosciente, ma non sta pensando, non si sta sforzando troppo.

In genere il giocatore è "caldo" fino a quando non pensa a quello che sta facendo: nel momento in cui cerca di mantenere il controllo, lo perde.

La scoperta dei due se.

"Forza, Tom, colpisci quella palla".
Quello che accade nella mente di un giocatore è interessante.
Chi sta dicendo cosa a chi?
La maggior parte dei giocatori non fa che parlare da sola quando è in campo.

Un giorno mi posi un quesito importante: chi stava parlando a chi?
Chi era che rimproverava, e chi veniva rimproverato?
La maggior parte delle persone risponderebbe: "sono io che parlo con me stesso".
Ma chi è questo "io" e chi è "me stesso"?
Ovviamente, "io" e "me stesso" sono entità searate, altrimenti non ci sarebbe conversazione.

Ora siamo pronti per il primo postulato fondamentale del gioco interiore: in ogni giocatore il rapporto tra Sè 1 e Sè 2 è il fattore primario per determinare la capacità di trasformare in azione la propria conoscenza della tecnica.
In altre parole, la chiave per un tennis migliore - o per perfezionare qualunque cosa - è migliorare il rapporto tra chi dice ed è consapevole, Sè 1, e le capacità naturali del Sè 2.

La tipica reazione tra Sè 1 e Sè 2.

Sè 1 non ha fiducia in Sè 2, per quanto incarni tutte le potenzialità già sviluppate e gestisca il sistema muscolare con un controllo di gran lunga maggiore di Sè 1.

Sforzarsi: una virtù discutibie.

Nell’ultima serie di palle Sè 1 era completamente occupato a osservare la "giuntura" delle palle.
Di conseguenza, Sè 2 era stato in grado di agire senza impedimenti, rivelandosi piuttosto bravo.
Calmare il Sè 1.






Siamo così arrivati a un punto chiave: la continua attività "pensante" del Sè 1, l’ego della mente che interferisce con le capacità naturali del Sè 2.

Il lettore può fare un esperimento: provare a smettere di leggere questo libro per un minuto e provare semplicemente a smettere di pensare.
Vedere quanto a lungo riesce a rimanere senza pensieri.
Un minuto?
Dieci secondi?
Probabilemnte avrete trovato difficile, forse impossibile, fermare del tutto la mente.

Abbandonare il giudizio:

Il giudizio è dire che alcune situazioni che vivete sono buone e vi piacciono, mentre altre sono cattive e non vi piacciono.

E’ l’atto iniziale di giudicare che induce a pensare.
In un primo momento, infatti, la mente di un giocatore giudica un colpo come giusto o sbagliato.
Se lo giudica sbagliato, comincia a pensare a che cosa ci sia di sbagliato.
Poi si dice come correggerlo.
Quindi si sforza, e si dà degli ordini mentre lo fa.
Poi torna a giudicare.
Ovviamente in questo modo la mente non è mai quieta, e il corpo è teso per lo sforzo.

Il Sè 1, dopo aver valutato diversi colpi, comincerà probabilmente a generalizzare.

Altre generalizzazioni comuni sono: "Oggi è un giornataccia", "Sbaglio sempre i colpi facili", "Sono lento".

Può cominciare lamentandosi: "Che pessimo servizio", poi arriva a dire: "Oggi sto servendo malissimo".
Dopo altri servizi "sbagliati", il giudizio può espandersi fino a "Ho un servizio terribile", per finire con "Sono un buono a nulla".

La mente giudica prima un evento, poi gruppi di eventi, successivamente si identifica con una serie di eventi e alla fine giudica se stessa.

Di conseguenza, tali giudizi diventano profezie che si realizzano da sole.

Sono messaggi che Sè 1 esprime a proposito del Sè 2 e che, dopo essere stati ripetuti di continuo, si sono trasformati in aspettative, o forse perfino in convinzioni, sul Sè 2.
Di conseguenza, Sè 2 comincia a comportarsi secondo tali aspetttative.

Facciamo chiarezza: abbandonare i giudizi non vuol dire ignorare gli errori.
Significa semplicemente vedere gli eventi per quello che sono, senza aggiungere nulla.

Allo stesso modo, gli errori che commettiamo possono essere visti come una parte importante del processo di sviluppo.
Mentre si evolve, il nostro modo di giocare a tennis ricava molto dagli errori.
Anche gli sbagli sono parte del processo.

La consapevolezza di quello che è:

Nel gioco del tennis bisogna sapere due cose importanti.
La prima è dov’è la palla.
La seconda è dov’è la testa della racchetta.

Ti limiti a guardare la palla e a lasciare che venga messa in atto la miglior risposta possibile.
Non devi pensare a dove dovrebbe trovarsi la testa della racchetta, ma devi renderti conto dell’importanza di essere sempre consapevole di dove esssa si trovi.
Non puoi guardarla per sapere dov’è, visto che stai guardando la palla.
Devi sentirla.

Che dici del pensiero positivo?
L’ansia di miglioramento non è necessaria per cambiare le nostre abitudini “sbagliate”.
Semplicemente, potremmo aver bisogno di essere più consapevoli.

Riconoscere e rispettare le proprie capacità aumenta la fiducia nel Sè 2.
I giudizi del Sè 1, invece, cercano di manipolare e sabotare tale fiducia.

Smetterre di giudicarsi.
L’ingrediente fondamentale quanto sfuggente di ogni grande performance: la fiducia in se stessi.


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Riassunto degli altri capitoli: Il gioco interiore del tennis.

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Frasi del libro: Il gioco interiore del Tennis. Indice.

Il gioco interiore del Tennis.

- Recensione del libro: Il gioco interiore del Tennis.

- Tennis, mente e corpo: Il Sè1 e il Sè2.

- Tennis: Fidarsi del proprio corpo.

- Tennis: Riscoprire la tecnica.

- Tennis: Concentrazione.

- Tennis: La competizione.

- Tennis: Fuori dal campo.


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