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mercoledì 3 gennaio 2018

Frasi Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. Espandere il senso di autoefficacia.

Espandere il senso di autoefficacia.
Non esistono condizioni meteo sfavorevoli, esistono uomini che si arrendono.
Cit. Bill Bowerman.

Non è perchè le cose sono difficili che non osiamo farle, è perchè non osiamo farle che diventano difficili. Seneca.

Uno dei principali ostacoli alla motivazione è rappresentato da un debole senso di autoefficacia.
Chi pensa che difficilmente ce la farà, chi nutre forti dubbi sulle sue possibilità di riuscita non si impegnerà per raggiungere un obiettivo.

Ma che cos’è il senso di autoefficacia?
E’ un processo cognitivo che riguarda ambiti specifici: attiene alla mia convinzione di riuscita in contesti molto delimitati.
Per esempio, posso avere un basso senso di autoefficacia in cucina, e allo stesso tempo - e senza che questo venga vissuto come una contraddizione - avere un elevato senso di autoefficacia come nuotatore.

L’autostima invece è una cosa diversa: è la percezione generale del mio valore come persona. Non riguarda le mie capacità, riguarda il mio valore.
E’ un pò il bilancio generale di noi stessi in termini di “mi piaccio”, “non mi piaccio”.



Il senso di autoefficacia si sviluppa attraverso le esperienze di successo: più successi ottengo, più mi sento bravo e capace, più sono motivato a fare.
Eseprienze occasionali di insuccesso non compromettono questa percezione, specialmente quando è consolidata; invece sistematiche esperienze di fallimento l’azzerano.

Un problema più sottile, però, si verifica quando permettiamo non alle esperienze reali, ma ai nostri “sabotatori interni” di prevalere.


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giovedì 7 dicembre 2017

Frasi Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. Sviluppare la resilienza individuale, sostenere l’automotivazine.

Sviluppare la resilienza individuale, sostenere l’automotivazine.

Convincersi di farcela, tenere duro: i due cardini dell’automotivazione.

La resilienza ha due anime.

Vediamo il primo caso di “demotivazione”.
E’ la situazione di qualcuno che non si impegna per ottenere un obiettivo, non perchè non vi aspiri, ma perchè ritiene di non poterlo raggiungere.
La frase tipica che riassume la situazione è: “Tanto non ce la farò mai, quindi meglio lasciar perdere!”.

Sentirsi autoefficace significa sentirsi adeguato o capace di raggiungere un dato obiettivo.

Il “senso di autoefficacia” è uno dei principali componenti della resilienza .
Quando manca la convinzione di potercela fare, di potere superare gli ostacoli, la motivazione risulta debole e crolla alle prime difficoltà.
Tuttavia il nostro linguaggio utilizza il termine “demotivazione” anche per indicare una situazione completamente diversa.

In questo caso parliamo di “demotivazione” da bassa capacità volizionale, cioè da scarsa volontà.
Se la frase tipica della prima situazione era :”Tanto non ce la farò mai, quindi meglio lasciar perdere!”, quella della seconda è: “Ma chi me lo fa fare?”, Oppure : “Non ne vale la pena!” O ancora: “Troppo sbattimento!”.
Le capacità volizionali rappresentano l’altro componente centrale della resilienza.

Senza capacità volizionali, la motivazione si arresta al primo sentore di disagio, alle prime fatiche.
E i desideri restano semplici velleità.


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lunedì 27 novembre 2017

Frasi Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. Automotivazione. I punti chiave.

La motivazione intrinseca o automotivazione, legata al piacere di sentirsi capaci, ha una base biologica profonda.
Da essa dipende la nostra sopravvivenza come animali non specializzati che nascono con un cervello incompiuto.
Questo tipo di spinta motivazionale genera più impegno di qualsiasi altra motivazione basata su rinforzi esterni (autortità, sanzioni, incentivi).

Facendo leva sul senso di competenza, sul piacere di farcela, possiamo ottenere dalle persone un impegno straordinario.
Chi è mosso dalla motivazione intrinseca è più resiliente.
La sua spinta motivazionale non viene demolita dalle difficoltà come invece succede comunemente con chi è mosso da rinforzi esterni.
Essa infatti trasforma gli ostacoli in sfide.
Solo sulla base del senso di competenza, del piacere di sentirsi capaci, è possibile spiegare come mai ci siano cosi tanti partecipanti a gare massacranti come il Tor De Géants.



Le performance degli atleti straordinari che vincono queste gare non possono essere spiegate interamente con dati fisiologici.
Cosi come non è stato trovato un fattore fisico che spieghi lo strapotere africano in certe discipline di resistenza.
Il vantaggio è mentale, ma la loro resilienza sbalorditiva ha anche una base culturale.
Essa si fonde su “modelli di impegno”, cioè modelli di accettazione del disagio, della sofferenza e della responsabilità che in età giovanile vengono assorbite tramite figure di riferimento e veicolaate a te dall’educazione.
La superiorità della società spartana tra i greci antichi non può essere spiegata su base genetica (i greci di allora erano geneticamente identici fra loro e sono geneticamente identici a quelli di oggi) o di selezione dei talenti.
Era l’Agoghè, il sistema educativo spartano, che faceva la differenza.


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mercoledì 19 luglio 2017

Frasi Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. l’effetto dei modelli culturali su automotivazione e impegno.

La volpe di Sparta: l’effetto dei modelli culturali su automotivazione e impegno.

Spiega Ulrich: "Credo che oggi si sia più infelici di allora.
Oggi la gioventù ha troppo e si lamenta subito.
Una volta non si aveva nulla o comunque poco, ma la gente era più felice e non si lamentava come adesso.
Oggi c’è chi si suicida per un semplice contrattempo".

Qualche volta la resilienza trae origine da esperienze giovanili di mancanza, di disagio o di sofferenza personale.

I greci dicevano che Eros, il desiderio, era figlio di Penia, la mancanza.
Fuor di metafora, i greci avevano capito che la spinta motivazionale è tanto più forte quanto più origina dal desiderio di "farcela", di sentirsi capace, di superare le proprie incapacità.
A volte questa spinta diventa fortissima nelle persone che hanno vissuto esperienze precoci di vulnerabilità.

Molti sono finiti emarginati.
Del resto non tutti i giovani del ghetto diventano grandi pugili o star del rap.
L’equazione "disagio giovanile = resilienza da adulti" risulta spesso troppo semplicistica.
Qualche volta funziona.
Qualche volta la magia non riesce.
Ma la maggior parte delle volte fallisce.
Ci vogliono altri ingredienti che stimolino il desiderio di riuscita oltre al vissuto pregresso di vulnerabilità: e questi ingredienti sono i modelli di impegno, uniti alla possibilità di sperimentare occasionalmente un pò di frustrazione e disagio.


Per "modelli di impegno" intendo degli schemi cognitivi che vengono assimilati durante l’infanzia dalle figure di riferimento.
Il termine "schemi cognitivi" indica delle modalità consolidate di vedere e valutare il mondo.

L’esempio del padre insegnava loro a equilibrare le aspettative, a vedere la fatica come un elemento naturale per raggiungere lo scopo.

E’ un segreto che appartiene al cognitivo, non alla genetica.

La cultura media tutti i nostri atteggiamenti.
Perfino la percezione del dolore.
Conoscete la storia del ragazzino spartano e della volpe.

Ancora oggi ai nostri occhi Sparta simboleggia la forza del cambiamento che i modelli culturali e l’educazione hanno sugli individui.
Sono i modelli culturali a plasmare gli schemi cognitivi e, di conseguenza, i loro comportamenti.
Oggi la scienza ha dimostrato definitivamente che la percezione del dolore è mediata culturalmente.


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martedì 27 giugno 2017

Frasi Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. Tor des Géants.

Benvenuti al Tor des Géants.

Il nome "Giro dei giganti" fa riferimento alle montagne più alte d’Europa, lambite dalle due Alte vie: Monte Bianco, Grandes Jorasses, Monte Rosa, Cervino, Grandes Murailles, Dent d'Hérens, Grand Combin, Gran Paradiso.

L'uomo è fatto di carne e ossa e di una fibra miracolosa detta coraggio.
Cit George Patton.

Percorrere l'intero anello in una sola gara no-stop è stata l'idea che ha portato alla nascita del "Tor des Géants" ("Tor" e non "Tour" perchè è patois e non francese).

Al termine di un’edizione della gara vado a trovare Carletto, un conoscente che ha dovuto ritirarsi proprio per un’infiammazione.
Carletto viene da Venezia e fa il parrucchiere.


Si rimbocca una gamba dei pantaloni della tuta e noto con stupore che nasconde all'interno dell'indumento un pallone da calcio .
Regolamentare.
Ricoperto in pelle umana, peli compresi.

Poi guardando meglio capisco che il pallone è il ginocchio.
Non credevo che un’articolazione umana potesse gonfiarsi in questo modo, riempiendosi di liquidi.

Il cacciatore persistente continua ancora oggi la sua corsa, ma non bracca più l’antilope: insegue i propri limiti.
Perseverare è umano.


Alle gare non ci accompagnava nessuno.
Solo l'autista del pulmino.
Non come oggi che la gara sembra la facciano i genitori.
Era davvero solo un’avventura.
Si partiva di colpo, sulla linea di partenza con il gelato ancora in mano.


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mercoledì 21 giugno 2017

Frasi Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. Automotivazione. Cos’è, da dove viene, come funziona.

Automotivazione.
Cos'è, da dove viene, come funziona.

Ciò che considero di maggior valore è stato dovermela cavare da solo.
Piero Angela.

Anche gli animali possono impegnarsi pur in assenza di incentivi diretti e senza essere spinti dall'urgenza di un bisogno immediato.
Al pari di un uomo che scala una montagna senza essere mosso da una ricompensa, o dall'ordine di qualcuno, ma solo per il piacere di verificare i propri limiti.
Così anche negli animali sono presenti comportamenti lucidi ed esplorativi.

Quando facciamo qualcosa per passione, perchè proviamo piacere nel farlo, indipendentemente da ricompense o da un’approvazione esterna, siamo di fronte alla motivazione intrinseca.
Possiamo allenarci a correre per avere un aspetto migliore o per cercare nell’agonismo una sorta di status: e questa è una motivazione estrinseca.
Ma ci sono sempre più persone che corrono perchè amano farlo, perchè vogliono scoprire i propri limiti, perchè amano sentirsi "capaci", a prescindere dalla classifica o dai premi: e questa è una motivazione intrinseca.

Nella vita siamo sempre mossi da una mescolanza di entrambe le tipologie, anche se possiamo quasi sempre distinguerne una prevalente.

La sindrome di Ulisse.
I piedi sono congelati, il vento aspira ogni stilla di calore dai muscoli e dalle giunture, e io sento che non potrò mai più riuscire a scaldarmi per il resto della mia vita.
Vorrei rimanere qui, rinchiuso nella tenda, ma poi quella voce mi ordina: "vai fuori, vai fuori e provaci".
D. Hempleman-Adams, Polo Nord.

Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza.
Dante, Inferno, Canto XXVI.


Facendo leva sul senso di competenza, sul piacere di farcela, possiamo ottenere dalle persone un impegno straordinario.
Chi è mosso dalla motivazione intrinseca è più resiliente.
La sua spinta motivazionale non viene demolita dalle difficoltà, come invece succede comunemente da chi è mosso da rinforzi esterni.
Essa infatti trasforma gli ostacoli in sfide.

Come abbiamo visto, la peculiarità del cervello umano risiede nella sua incompiutezza al momento della nascita: due settimane dopo la nascita, il cervello del neonato presenta pochissimi prolungamenti dendrici (cioè collegamenti tra neuroni): esso è del tutto immaturo.
Ciò conduce ad un’importante conseguenza: per lunghi anni, mentre si sta ancora formando, il cervello umano rimane esposto all’influenza dell’ambiente.
Alla fine è l’ambiente che lo plasma.

E proprio perchè è il più immaturo, è anche il più modellabile.

Il destino dell’uomo è quello di un perpetuo allenamento.

La motivazione produce l’impegno, e a furia di impegnarci diventiamo più bravi, aumentando il nostro senso di competenza o senso di autoefficacia.
Sentirsi competenti è fonte di piacere e di emozioni positive.
Questo piacere, a sua volta, stimola livelli più elevati di impegno.
L’impegno sviluppa nuovi apprendimenti e nuove connessioni cerebrali oltre ad accrescere il senso di competenza.
L’accresciuto senso di competenza produce nuovo piacere, dando origine ad un circolo vizioso motivazionale.

Dobbiamo sottolineare i progressi!
Diversi studi dimostrano che i soggetti che ricevono un feedback prestativo e che possono monitorare i propri progressi, si divertono maggiormente e sono motivati a impegnarsi di più.

Un caratteristica importante dell’automotivazione sta nella sua paradossale proprietà di non essere abbattuta dalle situazioni difficili.


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martedì 13 giugno 2017

Frasi Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. Impegno, talento, motivazione. I punti chiave.

Il primo grande demotivatore è il mito del talento, sempre più diffuso nella nostra società. Credere ciecamente che il nostro destino sia determinato dalle predisposizioni naturali o dai geni conduce alla passività e alla rassegnazione.
Un uso troppo semplicistico e distorto della genetica contribuisce a rafforzare questa mentalità.

Le grandi realizzazioni in qualsiasi campo (artistico, sportivo, lavorativo, accademico) sono spiegabili solo molto parzialmente con il concetto di “talento”.
E' l'impegno il fattore decisivo come documenta la "legge delle diecimila ore" formulata da Anders Ericsson.

Un’altra leggenda che appesta il mondo sportivo - e non solo - è quella del "motivatore magico".
E' vero: gli altri influenzano la nostra motivazione con i loro comportamenti e i loro atteggiamenti.
Ma non si tratta di un processo magico come vorrebbero far credere taluni, quasi la motivazione fosse una sostanza che coloro possono iniettare a piacimento nel prossimo.
Noi influenziamo gli altri attaraverso la relazione, un processo che si costruisce faticosamente nel tempo.
Gli allenatori e i coach lo sanno bene.
I guru dell'istant motivation invece sono ridicoli e nascondono sotto il velo di narcisismo il loro vuoto pneumatico.


Chi usa "il bastone" - direttività e autoritarismo - per "motivare" il prossimo plasmerà solo degli automi in attesa di ordini quando lui è presente e persone incapaci di autoregolarsi quando lui non c’è.
L’autodisciplina, tuttavia, è disciplina interiorizzata.
In certi casi un pò di direttiva non guasta, soprattutto con i giovani.
Lasciar crescere i bambini solo all'insegna del "Cosa vorresti fare oggi? Cosa vorresti mangiare?.." è abbastanza pericoloso.

La leggenda degli incentivi danneggia gravemente la motivazione.
Gli incentivi funzionano come motivatori solo a breve termine, e solo se l’obiettivo da realizzare non è troppo costoso in termini di fatica del disagio personale.
Inoltre, compiere delle attività non perchè lo si è liberamente scelto, ma perchè viene erogato un incentivo, viene vissuto dalla maggior parte degli esseri umani come una perdita della propria autonomia (“Effetto Tom Sawyer”).
E quindi l’incentivo produce a lungo termine un paradossale effetto demotivante.


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martedì 30 maggio 2017

Frasi Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. La favola dei motivatori.

Il modello dell'asino e la favola dei motivatori.
Trenta monaci e il loro abate non possono far ragliare un asino contro la sua volontà. (Miguel de Cervantes).

Gli psicologi distinguono tra motivazioni intrinseche, quelle che vengono da dentro, e motivazioni estrinseche, legate a fattori esterni.
Usando un linguaggio un pò meno oscuro potremmo parlare di "automotivazione" nel primo caso, e di motivazioni provenienti dall'esterno nel secondo.

Questo "altrove fuori da te stesso" può assumere molte forme a seconda di quale leggenda motivazionale si vuole scegliere.
Una delle più intriganti è quella del cosidetto "motivatore": essa propugna l’idea che la motivazione sia qualcosa che alcuni privilegiati hanno il potere di infondere negli altri a proprio piacimento.

Succede al cinema, questo si: tutti si ricordano il discorso di Al Pacino nello spogliatoio di "Ogni maledetta domenica".

Altolà: non sto dicendo che la motivazione interna non sia influenzata da fattori esterni: che il potere persuasivo di una persona non ci possa condizionare, che i nostri comportamenti non siano influenzati da quelli degli altri.
Ovviamente lo sono.
Il punto è un altro.
Un conto è sostenere (e sono il primo a farlo!) che ogni allenatore (o coach o manager) possiede una serie di strumenti per sostenere e rinforzare la motivazione dell’atleta.
Un altro conto è credere nell’esistenza di strumenti magici, istantanei, miracolosi per manipolare le relazioni umane.


Un’altra menzogna sulla motivazione riguarda il potere dei rinforzi esterni, ovvero degli incentivi e delle punizioni.
Io lo chiamo “il modello dell’asino”.

Chi condivide questo modello ritiene che indolenza, demotivazione e immobilismo a oltranza rappresentino lo stato naturale dell'essere umano.
Stando così le cose, per motivare le persone non rimarrebbe che il ricorso ai due sacri strumenti: il bastone e la carota, nel giusto mix.

Il “bastone”, cioè l’uso costante di uno stile direttivo o addirittura autoritario non ha una grande efficacia per motivare le persone.

Chi è abituato a funzionare perchè spinto dall'esterno non riesce a fare nulla quando la spinta esterna viene a cessare.

Un buon esempio della differente efficacia dei due tipi di spinte è rappresentato dall'approccio alla pratica sportiva giovanile.

E’ uno spettacolo consueto e desolante, al giorno d’oggi, assistere al fenomeno dei genitori che “spingono“ i figli.
Con il termine “spingere” intendo il fatto di imporre ai propri figli una determinata pratica sportiva.

L'automotivazione rappresenta infatti l’unica garanzia per non fermarsi alla prima difficoltà, ai primi intoppi, all'insorgere della fatica, del disagio, dei primi dolori.

L'automotivazione si leghi al piacere di sentirsi competenti e al gioco, al divertimento.
In realtà tutti questi fattori formano un triangolo ai cui vertici stanno piacere e divertimento, senso di competenza e impegno.
Sentirsi capaci produce piacere e divertimento, e questo spinge a impegnarsi.
L’impegno fa diventare ancora più capaci e competenti e cosi via in un circolo virtuoso.


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Frasi Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. La regola delle 10.000 ore.

Impegno, talento, motivazione.

Il primo grande demotivatore: il mito del talento.

Tutto ciò che siamo è il risultato di ciò che abbiamo pensato. Gautama Buddha.

Recandosi la domenica in un centro commerciale si può assistere al naufragio dell’umanità.

Non saprei definire in altro modo un certo tipo umano sempre più diffuso nella nostra società, il cui comportamento è caratterizzato da passività, apatia e disinteresse totale verso il mondo esterno, fatta eccezione per il consumo dei beni.

Sono gli effetti lontani di una cultura che rende gli individui passivi, perchè celebra con la massima forza concetti fuorvianti come il “talento”, insieme al suo braccio “scientifico”: la genetica-da-rotocalco.

Credere ciecamente che il nostro destino sia determinato esclusivamente dai geni o dalle predisposizioni naturali conduce alla passività e alla rassegnazione.

Se per esempio definiamo qualcuno “non portato per la matematica” gli stiamo implicitamente dicendo due cose: la prima è che se va male in matematica la colpa non è del tutto sua, perchè non ha ricevuto nessun dono a questo proposito.

La seconda è che d’ora in avanti può evitare di impegnarsi per cambiare la situazione, perchè essa non è modificabile per definizione.

Questa mentalità è dura da estirpare perchè i suoi vantaggi a breve termine sono notevoli: de-responsabilizzazione e fuga dalla fatica dell’impegno.
Il problema sono gli svantaggi sul lungo periodo.

Nel tempo, gli svantaggi consistono nel fatto di crearsi una serie di limiti e di barriere autoindotte.

La credenza che tutto sia geneticamente determinato e che le nostre capacità siano determinate dal possesso del talento funziona come una sorta di impotenza appresa: sul piano comportamentale conduce alla passività e alla rassegnazione.


Ci protegge dallo sforzo di compiere una serie di attività e di porsi degli obiettivi, ma alla lunga ci danneggia perchè limita il nostro campo di possibilità.

La regola delle diecimila ore.
La regola delle diecimila ore è stata applicata persino alla biografia di personaggi universalmente riconosciuti come dei geni, vale a dire dotati di capacità naturali superiori.

La carriera di uno di questi, il genio per antonomasia, Wolfang Amadeus Mozart, è stata analizzata dallo psicologo e Michael How, nel libro ”Anatomia del genio”.
Ebbene, secondo Howe la composizione in cui Mozart dimostra per la prima volta in maniera “indubitabile” il suo genio è il concerto n° 9 K 271.
Quando lo scrive, Mozart si stava dedicando alla composizione già da 10 anni, impegnandosi certamente più di tre ore al giorno: dunque aveva già passato ampiamente le diecimila ore di esercizio.

E’ molto comune nel mondo sportivo vedere atleti che si allenano in modo adempitivo, cioè come se stessero svolgendo un compitino obbligato.

“Come il semplice fatto di vivere in una caverna non ti rende un geologo, così non tutte le pratiche di rendono davvero perfetto.
Per sviluppare una padronanza in una determinata prestazione, hai bisogno di un particolare tipo di pratica: la pratica intenzionale.
Perlopiù le persone quando si esercitano si focalizzano su quello che sanno già fare.
La pratica intenzionale è differente.
Essa richiede un considerevole, specifico e continuo sforzo per fare qualcosa che non sai fare bene, o addirittura non sai fare per nulla.”


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Frasi Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. Resilienza e motivazione. Punti chiave.

Resilienza e motivazione: i punti chiave:

Poichè la nostra cultura ha smarrito il senso dell'impegno e della volontà individuali, siamo portati a pensare la motivazione come qualcosa che dipende esclusivamente dalle condizioni esterne.
Ci motivano sempre gli altri o le situazioni fuori da noi.
In realtà essere automotivati non è una condizione eccezionale: rappresenta la norma per la nostra specie.

Tutti abbiamo delle motivazioni.
La differenza tra gli individui sta nella loro capacità di farle durare a lungo nonostante ostacoli, difficoltà e problemi.
La capacità di perseverare, di far durare a lungo la motivazione viene detta resilienza.


La resilienza non è un dono magico o sovrannaturale: è una capacità cognitiva, cioè legata al modo con cui elaboriamo le informazioni e ci rapportiamo con la realtà.
Essa può essere allenata e accresciuta da tutti, in qualsiasi momento della vita.
Ma richiede impegno e disciplina.
Non ci sono ricette miracolose.

Perchè l'automotivazione è una condizione ordinaria per gli essere umani?
Per una ragione non filosofica ma evolutiva.
Per un milione e mezzo di anni i nostri antenati sono sopravvissuti accrescendo la loro disponibilità di calorie e proteine - grazie alla "caccia persistente": l’inseguimento degli ungulati per diverse ore, fino al loro collasso circolatorio.
Era l'unica possibilità di cacciare queste prede quando ancora non esistevano lance o archi.
Bramble e Lieberman hanno dimostrato gli adattamenti fisici e biomeccanici che questo milione e mezzo di anni ha comportato per la nostra specie.
Oggi cominciamo a scoprire anche quelli cerebrali: mantenere elevata la motivazione sulla preda per ore nonostante fatica e pericoli ha sviluppato nuove aree del cervello.
E’ il cervello motivazionale.


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Frasi Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. Resilienza e motivazione.

Parte prima:
Resilienza e motivazione.

Errare è umano, perseverare è diabolico.
Proverbio popolare fuorviante.

Al contrario di quello che sostiene il noto detto, perseverare non è diabolico: è umano.
Diabolico è rinunciare a impegnarsi, rimanere immobili, mettersi ad aspettare che la motivazione arrivi dall’esterno.

Se impegno e motivazione mettono in grado di raggiungere risultati straordinari, diabolico è sprecare questa opportunità.

La motivazione viene percepita sempre di più come qualcosa di esterno: qualcosa che non ci si può dare da soli, che si ha quasi per caso.
Che dipende da incentivi, dall’essere fortunati o dalla volontà altrui.

Finisce che il luogo del controllo è sempre esterno: se sei nato cosi con queste caratteristiche, a che pro lottare per cambiare la situazione?
Se per la corsa o per quella attività “non sei portato”, oppure sei di quel segno zodiacale che non è adatto, o se non hai il gene giusto, perchè continui ad affannarti?
Se sei furbo aspetti la fortuna, la spintarella, il cambiamento di vento.
Nel frattempo è inutile stancarsi.

La scomparsa dell’impegno lascia spazio all’adorazione delle scorciatoie: abbiamo una pillola per raggiungere senza fatica qualsiasi obiettivo, da oggi perfino la crema per dimagrire mentre si dorme.

Il prodotto finale di questo modo di pensare sono passività ed apatia.
Soprattutto nelle nuove generazioni.
Allevate con questa mentalità, non rimane altro destino per le nuove generazioni che crescere come buoni e docili consumatori.
Una sorta di schiavitù edulcorata.

Il concetto di “resilienza”.
La resilienza è la capacità di persistere, di far durare la motivazione nonostante gli ostacoli e le difficoltà.

Due parole sul termine “cognitivo”.
E’ importante evitare di cadere in certi equivoci.
Cambiare la propria percezione del mondo non significa crearsi illusioni o raccontarsi menzogne.
Significa, al contrario, diminuire il tasso di falsità, inesattezza o distorsione con cui costantemente leggiamo la realtà.

Attraverso continue endovene di vittimismo, ci si consola del fatto che il mondo è cattivo e non ci merita, e che quindi non abbiamo alcuna responsabilità.

Per duemila anni in occidente abbiamo vissuto con la falsa credenza che "mente" e "corpo" fossero separati.
Oggi sappiamo che non è così.
I pensieri influenzano il funzionamento del corpo e viceversa.


Mi ha sempre colpito il fatto che quando dobbiamo pensare alla massima espressione sportiva, la maggior parte di noi indica la finale olimpica dei cento metri: la suprema manifestazione di potenza e velocità.
Eppure, la nostra specie è poco adatta a quel tipo di prestazioni.
Un leone affamato impiegherebbe meno di venti secondi a raggiungere Usain Bolt, l’uomo più veloce del pianeta.


Altro che sprint: la specie umana è molto lenta se consideriamo la velocità massima su brevi distanze.
Ma indubbiamente l’uomo è l’animale più resistente (in senso fisico) sulla faccia della terra: quello capace, cioè, di tenere una bassa velocità per un tempo maggiore.

Mantenere la motivazione è una disciplina, è esercizio, richiede risorse.
La motivazione non è equiparabile al desiderio: o per lo meno non è solo questo.
E’ anche abitudine a mantenere il disagio, a sopportare.
Parte del nostro cervello si è sviluppata per permetterci questo.

1.2 La lezione.

Ci sono tre grandi cose al mondo: gli oceani, le montagne e una persona motivata (Winston Churchill).

La persuasione verbale non basta a motivare le persone.
Per lo meno non in contesti dove la posta in gioco diventa alta in termini di sacrifici e rinunce personali.

Ciò che insegna l’università è spesso una generalizzazione di comportamenti osservati in contesti sperimentali, oppure il retaggio di teorie filosofiche sull’agire umano o di modelli assolutamente astratti.

Ma altrettanto deludente mi pareva l’applicazione di metodologie apparentemente più pratiche, insegnate spesso ai venditori o nelle aziende.
Provate ad applicare la programmazione neurolinguistica o tecniche simili a persone furiose perchè immobilizzate da giorni in tenda e costrette a razionare il cibo.

E’ importante sgombrare il campo da una serie di leggende intorno al concetto di "motivazione".

Queste leggende sono essenzialmente tre: il mito del talento, la sopravvalutazione degli incentivi e delle spinte esterne alla volontà dell’individuo, e infine la favola dei motivatori.


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Frasi Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. Prefazione.

Frasi Perseverare è umano. Pietro Trabucchi.

Prefazione:

Senza forza di volontà, senza impegno non si va da nessuna parte.

Una volta questa era una lezione ben chiara.
Oggi lo è molto meno.

Forse la gente ha disimparato a lottare, è rassegnata, passiva, specialmente i giovani.

Questo può essere pericoloso, visti i tempi che probabilmente ci aspettano.
Se sono riucito a correre sull’Everest senza ossigeno o a salire e scendere dal Cervino in tre ore e quattordici minuti non è stato per le mie capacità fisiche.
O per lo meno non solo per queste.


Mi hanno sostenuto quelle che una volta si chiamavano le "doti morali", la forza di volontà e tutto il resto che oggi va sotto il nome scientifico di "resilienza".
L’allenamento è tutto.

Bruno Brunod
Due volte campione del mondo di skyrunning.
Record mondiale salita e discesa Cervino (3h:14’:44’’)
Record mondiale salita e discesa Aconcacagua.
Record mondiale salita e discesa Monte Rosa.
Ex record mondiale salita e discesa Kilimanjaro.
Più veloce salita al Campo 3 Everest North Face.

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Frasi Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. La leggenda degli incentivi.

La leggenda degli incentivi.

Si cercano uomini per viaggio pericoloso, paga minima,, freddo tremendo, lunghi mesi di completa oscurità, rischio costante, ritorno in dubbio, onore e riconoscimenti in caso di successo.
Annuncio pubblicato nel 1914 dall’esploratore britannico Ernest Shackleton per effettuare la traversata a piedi dell’Artico.

Furono in cinquemila a rispondere all’annuncio di Shackleton (e ne vennero selezionati ventisette).
Eppure la paga era davvero bassa e i rischi enormi.


Se la motivazione crescesse al pari degli incentivi economici, come si potrebbe spiegare la passività e la rassegnazione con cui la nostra rappresentativa nazionale si è fatta buttare fuori dai mondiali 2010?
Come può accadere che una squadra di semi-sconosciuti fra cui un giardiniere e un elettricista in ferie (la Nuova Zelanda) ridicolizzi una compagine di professionisti milionari (l’Italia)?

In realtà Edward Deci nei primissimi anni settanta aveva messo in guardia il mondo accademico circa i pericoli degli incentivi intesi come la soluzione di tutti i problemi motivazionali.


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martedì 23 maggio 2017

Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. La regola delle 10.000 ore.

Impegno, talento, motivazione.

Il primo grande demotivatore: il mito del talento.

Tutto ciò che siamo è il risultato di ciò che abbiamo pensato. Gautama Buddha.

Recandosi la domenica in un centro commerciale si può assistere al naufragio dell’umanità.

Non saprei definire in altro modo un certo tipo umano sempre più diffuso nella nostra società, il cui comportamento è caratterizzato da passività, apatia e disinteresse totale verso il mondo esterno, fatta eccezione per il consumo dei beni.

Sono gli effetti lontani di una cultura che rende gli individui passivi, perchè celebra con la massima forza concetti fuorvianti come il “talento”, insieme al suo braccio “scientifico”: la genetica-da-rotocalco.

Credere ciecamente che il nostro destino sia determinato esclusivamente dai geni o dalle predisposizioni naturali conduce alla passività e alla rassegnazione.

Se per esempio definiamo qualcuno “non portato per la matematica” gli stiamo implicitamente dicendo due cose: la prima è che se va male in matematica la colpa non è del tutto sua, perchè non ha ricevuto nessun dono a questo proposito.

La seconda è che d’ora in avanti può evitare di impegnarsi per cambiare la situazione, perchè essa non è modificabile per definizione.

Questa mentalità è dura da estirpare perchè i suoi vantaggi a breve termine sono notevoli: de-responsabilizzazione e fuga dalla fatica dell’impegno.
Il problema sono gli svantaggi sul lungo periodo.

Nel tempo, gli svantaggi consistono nel fatto di crearsi una serie di limiti e di barriere autoindotte.

La credenza che tutto sia geneticamente determinato e che le nostre capacità siano determinate dal possesso del talento funziona come una sorta di impotenza appresa: sul piano comportamentale conduce alla passività e alla rassegnazione.


Ci protegge dallo sforzo di compiere una serie di attività e di porsi degli obiettivi, ma alla lunga ci danneggia perchè limita il nostro campo di possibilità.

La regola delle diecimila ore.
La regola delle diecimila ore è stata applicata persino alla biografia di personaggi universalmente riconosciuti come dei geni, vale a dire dotati di capacità naturali superiori.

La carriera di uno di questi, il genio per antonomasia, Wolfang Amadeus Mozart, è stata analizzata dallo psicologo e Michael How, nel libro ”Anatomia del genio”.
Ebbene, secondo Howe la composizione in cui Mozart dimostra per la prima volta in maniera “indubitabile” il suo genio è il concerto n° 9 K 271.
Quando lo scrive, Mozart si stava dedicando alla composizione già da 10 anni, impegnandosi certamente più di tre ore al giorno: dunque aveva già passato ampiamente le diecimila ore di esercizio.

E’ molto comune nel mondo sportivo vedere atleti che si allenano in modo adempitivo, cioè come se stessero svolgendo un compitino obbligato.

“Come il semplice fatto di vivere in una caverna non ti rende un geologo, così non tutte le pratiche di rendono davvero perfetto.
Per sviluppare una padronanza in una determinata prestazione, hai bisogno di un particolare tipo di pratica: la pratica intenzionale.
Perlopiù le persone quando si esercitano si focalizzano su quello che sanno già fare.
La pratica intenzionale è differente.
Essa richiede un considerevole, specifico e continuo sforzo per fare qualcosa che non sai fare bene, o addirittura non sai fare per nulla.”


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Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. Resilienza e motivazione. Punti chiave.

Resilienza e motivazione: i punti chiave:

Poichè la nostra cultura ha smarrito il senso dell'impegno e della volontà individuali, siamo portati a pensare la motivazione come qualcosa che dipende esclusivamente dalle condizioni esterne.
Ci motivano sempre gli altri o le situazioni fuori da noi.
In realtà essere automotivati non è una condizione eccezionale: rappresenta la norma per la nostra specie.

Tutti abbiamo delle motivazioni.
La differenza tra gli individui sta nella loro capacità di farle durare a lungo nonostante ostacoli, difficoltà e problemi.
La capacità di perseverare, di far durare a lungo la motivazione viene detta resilienza.


La resilienza non è un dono magico o sovrannaturale: è una capacità cognitiva, cioè legata al modo con cui elaboriamo le informazioni e ci rapportiamo con la realtà.
Essa può essere allenata e accresciuta da tutti, in qualsiasi momento della vita.
Ma richiede impegno e disciplina.
Non ci sono ricette miracolose.

Perchè l'automotivazione è una condizione ordinaria per gli essere umani?
Per una ragione non filosofica ma evolutiva.
Per un milione e mezzo di anni i nostri antenati sono sopravvissuti accrescendo la loro disponibilità di calorie e proteine - grazie alla "caccia persistente": l’inseguimento degli ungulati per diverse ore, fino al loro collasso circolatorio.
Era l'unica possibilità di cacciare queste prede quando ancora non esistevano lance o archi.
Bramble e Lieberman hanno dimostrato gli adattamenti fisici e biomeccanici che questo milione e mezzo di anni ha comportato per la nostra specie.
Oggi cominciamo a scoprire anche quelli cerebrali: mantenere elevata la motivazione sulla preda per ore nonostante fatica e pericoli ha sviluppato nuove aree del cervello.
E’ il cervello motivazionale.


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Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. Resilienza e motivazione.

Parte prima:
Resilienza e motivazione.

Errare è umano, perseverare è diabolico.
Proverbio popolare fuorviante.

Al contrario di quello che sostiene il noto detto, perseverare non è diabolico: è umano.
Diabolico è rinunciare a impegnarsi, rimanere immobili, mettersi ad aspettare che la motivazione arrivi dall’esterno.

Se impegno e motivazione mettono in grado di raggiungere risultati straordinari, diabolico è sprecare questa opportunità.

La motivazione viene percepita sempre di più come qualcosa di esterno: qualcosa che non ci si può dare da soli, che si ha quasi per caso.
Che dipende da incentivi, dall’essere fortunati o dalla volontà altrui.

Finisce che il luogo del controllo è sempre esterno: se sei nato cosi con queste caratteristiche, a che pro lottare per cambiare la situazione?
Se per la corsa o per quella attività “non sei portato”, oppure sei di quel segno zodiacale che non è adatto, o se non hai il gene giusto, perchè continui ad affannarti?
Se sei furbo aspetti la fortuna, la spintarella, il cambiamento di vento.
Nel frattempo è inutile stancarsi.

La scomparsa dell’impegno lascia spazio all’adorazione delle scorciatoie: abbiamo una pillola per raggiungere senza fatica qualsiasi obiettivo, da oggi perfino la crema per dimagrire mentre si dorme.

Il prodotto finale di questo modo di pensare sono passività ed apatia.
Soprattutto nelle nuove generazioni.
Allevate con questa mentalità, non rimane altro destino per le nuove generazioni che crescere come buoni e docili consumatori.
Una sorta di schiavitù edulcorata.

Il concetto di “resilienza”.
La resilienza è la capacità di persistere, di far durare la motivazione nonostante gli ostacoli e le difficoltà.

Due parole sul termine “cognitivo”.
E’ importante evitare di cadere in certi equivoci.
Cambiare la propria percezione del mondo non significa crearsi illusioni o raccontarsi menzogne.
Significa, al contrario, diminuire il tasso di falsità, inesattezza o distorsione con cui costantemente leggiamo la realtà.

Attraverso continue endovene di vittimismo, ci si consola del fatto che il mondo è cattivo e non ci merita, e che quindi non abbiamo alcuna responsabilità.

Per duemila anni in occidente abbiamo vissuto con la falsa credenza che "mente" e "corpo" fossero separati.
Oggi sappiamo che non è così.
I pensieri influenzano il funzionamento del corpo e viceversa.


Mi ha sempre colpito il fatto che quando dobbiamo pensare alla massima espressione sportiva, la maggior parte di noi indica la finale olimpica dei cento metri: la suprema manifestazione di potenza e velocità.
Eppure, la nostra specie è poco adatta a quel tipo di prestazioni.
Un leone affamato impiegherebbe meno di venti secondi a raggiungere Usain Bolt, l’uomo più veloce del pianeta.


Altro che sprint: la specie umana è molto lenta se consideriamo la velocità massima su brevi distanze.
Ma indubbiamente l’uomo è l’animale più resistente (in senso fisico) sulla faccia della terra: quello capace, cioè, di tenere una bassa velocità per un tempo maggiore.

Mantenere la motivazione è una disciplina, è esercizio, richiede risorse.
La motivazione non è equiparabile al desiderio: o per lo meno non è solo questo.
E’ anche abitudine a mantenere il disagio, a sopportare.
Parte del nostro cervello si è sviluppata per permetterci questo.

1.2 La lezione.

Ci sono tre grandi cose al mondo: gli oceani, le montagne e una persona motivata (Winston Churchill).

La persuasione verbale non basta a motivare le persone.
Per lo meno non in contesti dove la posta in gioco diventa alta in termini di sacrifici e rinunce personali.

Ciò che insegna l’università è spesso una generalizzazione di comportamenti osservati in contesti sperimentali, oppure il retaggio di teorie filosofiche sull’agire umano o di modelli assolutamente astratti.

Ma altrettanto deludente mi pareva l’applicazione di metodologie apparentemente più pratiche, insegnate spesso ai venditori o nelle aziende.
Provate ad applicare la programmazione neurolinguistica o tecniche simili a persone furiose perchè immobilizzate da giorni in tenda e costrette a razionare il cibo.

E’ importante sgombrare il campo da una serie di leggende intorno al concetto di "motivazione".

Queste leggende sono essenzialmente tre: il mito del talento, la sopravvalutazione degli incentivi e delle spinte esterne alla volontà dell’individuo, e infine la favola dei motivatori.


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Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. Prefazione.

Frasi Perseverare è umano. Pietro Trabucchi.

Prefazione:

Senza forza di volontà, senza impegno non si va da nessuna parte.

Una volta questa era una lezione ben chiara.
Oggi lo è molto meno.

Forse la gente ha disimparato a lottare, è rassegnata, passiva, specialmente i giovani.

Questo può essere pericoloso, visti i tempi che probabilmente ci aspettano.
Se sono riucito a correre sull’Everest senza ossigeno o a salire e scendere dal Cervino in tre ore e quattordici minuti non è stato per le mie capacità fisiche.
O per lo meno non solo per queste.


Mi hanno sostenuto quelle che una volta si chiamavano le "doti morali", la forza di volontà e tutto il resto che oggi va sotto il nome scientifico di "resilienza".
L’allenamento è tutto.

Bruno Brunod
Due volte campione del mondo di skyrunning.
Record mondiale salita e discesa Cervino (3h:14’:44’’)
Record mondiale salita e discesa Aconcacagua.
Record mondiale salita e discesa Monte Rosa.
Ex record mondiale salita e discesa Kilimanjaro.
Più veloce salita al Campo 3 Everest North Face.

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Resilienza. Perseverare è umano: Pietro Trabucchi. La favola dei motivatori.

Il modello dell'asino e la favola dei motivatori.
Trenta monaci e il loro abate non possono far ragliare un asino contro la sua volontà. (Miguel de Cervantes).

Gli psicologi distinguono tra motivazioni intrinseche, quelle che vengono da dentro, e motivazioni estrinseche, legate a fattori esterni.
Usando un linguaggio un pò meno oscuro potremmo parlare di "automotivazione" nel primo caso, e di motivazioni provenienti dall'esterno nel secondo.

Questo "altrove fuori da te stesso" può assumere molte forme a seconda di quale leggenda motivazionale si vuole scegliere.
Una delle più intriganti è quella del cosidetto "motivatore": essa propugna l’idea che la motivazione sia qualcosa che alcuni privilegiati hanno il potere di infondere negli altri a proprio piacimento.

Succede al cinema, questo si: tutti si ricordano il discorso di Al Pacino nello spogliatoio di "Ogni maledetta domenica".

Altolà: non sto dicendo che la motivazione interna non sia influenzata da fattori esterni: che il potere persuasivo di una persona non ci possa condizionare, che i nostri comportamenti non siano influenzati da quelli degli altri.
Ovviamente lo sono.
Il punto è un altro.
Un conto è sostenere (e sono il primo a farlo!) che ogni allenatore (o coach o manager) possiede una serie di strumenti per sostenere e rinforzare la motivazione dell’atleta.
Un altro conto è credere nell’esistenza di strumenti magici, istantanei, miracolosi per manipolare le relazioni umane.


Un’altra menzogna sulla motivazione riguarda il potere dei rinforzi esterni, ovvero degli incentivi e delle punizioni.
Io lo chiamo “il modello dell’asino”.

Chi condivide questo modello ritiene che indolenza, demotivazione e immobilismo a oltranza rappresentino lo stato naturale dell'essere umano.
Stando così le cose, per motivare le persone non rimarrebbe che il ricorso ai due sacri strumenti: il bastone e la carota, nel giusto mix.

Il “bastone”, cioè l’uso costante di uno stile direttivo o addirittura autoritario non ha una grande efficacia per motivare le persone.

Chi è abituato a funzionare perchè spinto dall'esterno non riesce a fare nulla quando la spinta esterna viene a cessare.

Un buon esempio della differente efficacia dei due tipi di spinte è rappresentato dall'approccio alla pratica sportiva giovanile.

E’ uno spettacolo consueto e desolante, al giorno d’oggi, assistere al fenomeno dei genitori che “spingono“ i figli.
Con il termine “spingere” intendo il fatto di imporre ai propri figli una determinata pratica sportiva.

L'automotivazione rappresenta infatti l’unica garanzia per non fermarsi alla prima difficoltà, ai primi intoppi, all'insorgere della fatica, del disagio, dei primi dolori.

L'automotivazione si leghi al piacere di sentirsi competenti e al gioco, al divertimento.
In realtà tutti questi fattori formano un triangolo ai cui vertici stanno piacere e divertimento, senso di competenza e impegno.
Sentirsi capaci produce piacere e divertimento, e questo spinge a impegnarsi.
L’impegno fa diventare ancora più capaci e competenti e cosi via in un circolo virtuoso.


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giovedì 27 aprile 2017

Combattere lo stress. Prendiamocela con il cuscino del letto.

Combattere lo stress

Cosa fare?

Parto subito spiegandovi cosa ha funzionato per me!
Quella che per esperienza personale mi ha aiutato di più nel combattere lo stress.

Si perchè quando cerchi e ho cercato su internet l’argomento “come combattere lo stress” ho trovato solo articoli dove, dopo un’infinita introduzione, dicevano sempre le stesse cose.

Quindi, veniamo prima al dunque, poi all’introduzione.

Come combattere lo stress?

Sfogandosi e buttando tutto fuori.
Bisogna buttarlo fuori, perchè fin che ci resta dentro, questo maledetto stress, non ce lo leveremo mai dalle scatole (per non dire altro).

Come fare?

Prima soluzione:
Quella che dicevo all’inizio.
Sfogarsi, buttare fuori tutto.

Come?
Lasciate stare le passeggiate, gli esercizi per il collo.
Leggete articoli dove elencano i metodi migliori per lo stress e trovate sempre le solite cose:

la passeggiata
concedersi un dolce
respirare profondamente
fare stretching
ascoltare la musica preferita
guardare un bel film
ridere
ecc. ecc.
Ma voi quando siete stressati veramente che state quasi male, avete mai provato a mangiare un dolce?
O fare una cavolo di passeggiata?
E come vi siete sentiti dopo?
Uguali.

Allora il mio consiglio è: sfogatevi.
Prendete un cuscino, appoggiatelo in mezzo al letto e dategli un pugno.


Si, non vergognatevi, non c’è nessuno che vi guarda in casa.
Dategli un bel pugno.
E poi un altro.
Bang!
E un altro.
Sentite i battiti del cuore che aumentano.
Un altro pugno.
Un vaffanculo intanto che ne date un altro.
Bang, vaffanculo collega del lavoro (per fare un esempio che riprenderò dopo).
Bang altro pungo.
E via un altro.
E un altro ancora.
Bang, bang, bang!
Incazzatevi, pensate a quella cosa e incazzatevi veramente.
E poi bang un bel pugno.
Vi viene da piangere intanto che colpite il cuscino?
Bene piangete, un vaffanculo e un altro pugno.
Dopo 3 minuti sarete stanchissimi.

Adesso si che potete coricarvi e fare dei bei respiri profondi.
Adesso che vi siete sfogati si che potete fare una camminata o seguire uno dei consigli precedenti.
Adesso anche quei consigli, come la passeggiata, avranno una loro utilità.

Parere mio: lo stress fa parte di un patrimonio cosi intimo che non esiste la soluzione ma bisogna provare e riprovare fin che si trova quello che funziona per noi.

Quindi io vi riporto la mia esperienza e vi consiglio di provare il metodo che vi ho detto prima.
Se non funziona?
Almeno ci avete provato.

Sfogarsi e buttare fuori lo stress.
Quando prendete a pugni un cuscino dovete cercare di buttare fuori quel pensiero o problema che vi stressa e vi crea ansia, magari nominandolo ad alta voce.

Facciamo un passo indietro.
Ho voluto scrivervi subito cosa fare ma è necessario anche capire perchè farlo.
Innanzitutto bisogna capire cos’è lo stress e cosa ci stressa!
Non c’è mai una sola causa ma sono tante le cause e i pensieri che aumentano il livello di stress.


Rendiamo le cose semplici: tanto nessuno riesce mai a spiegare in maniera chiara cos’è lo stress.
Lo stress è questo, lo stress è quello ma un’idea chiara di cosa sia non ce l’abbiamo mai.

Quindi per farla facile, pensiamo allo stress come ad una torta.
Questa torta possiamo suddividerla in tante fette.
Ogni fetta si prende una percentuale della torta.
Quindi ho la fetta del lavoro che si prende un 45% di stress.
Poi ho la fetta della famiglia e dei figli che si prendono un 35% di stress.
Mi resta ancora un 20% di stress da poter gestire e le mie giornate filano via abbastanza lisce senza particolari intoppi e ripercussioni sulla mia salute.

Perchè fin che non ho ripercussioni sulla salute, non mi sento stanco, non ho mal di stomaco per 10 giorni di fila, non mi gira la testa, fin che non ho un’evidenza dello stress sono convinto di non essere stressato.

Invece come abbiamo visto sono già all'80%

Prendo una multa e aggiungo un 5%.
Arrivano le bollette e aggiungiamo un altro 15%.

Torta completa.
Siamo al 100%.
Zona rossa, allarme acceso, siamo arrivati al capolinea.

Ma teniamo botta, il nostro fisico non molla e proseguiamo, andando avanti in riserva!

E adesso.
Al lavoro la situazione migliora e quindi il suo 45% di stress scende a 40%
Siamo momentaneamente salvi.

Questo è quello che succede, per farla semplice, nella maggior parte dei casi.

Non abbiamo nessun bisogno di intervenire per diminuire il nostro livello di stress!
Notate bene come ho scritto “livello di stress” e non genericamente “diminuire lo stress” o “eliminare lo stress”.

Ma attenzione, la metterò sul ridere per fare un esempio, ma sfortunatamente a volte funziona cosi: in famiglia la moglie ci cambia la serratura della porta, e al lavoro la situazione precipita.

Le due torte passano dal 40% al 60% per il lavoro e la famiglia da 35% a 60%
Quindi siamo ampiamente sopra il 100% che possiamo sopportare.
E adesso?

Adesso siamo nella emme!

Dobbiamo assolutamente ridurre questo 130% di stress perchè dopo pochi giorni dove non molliamo e teniamo duro, ci arriva tutto addosso e questo maledetto stress va a colpire i nostri punti deboli.
Stomaco per chi soffre di stomaco, testa, cervicale e chi più ne ha più ne metta.

Quindi, per concludere, provate!

Prossimamente altre indicazioni.
Nel frattempo mettete sul letto quel maledetto cuscino e buttate fuori un pò di stress!
Poi fatevi una passeggiata e ascoltate la vostra musica preferita.
Magari cosi funziona!

p.s.: lo stress non va e viene in modalità "on" e "off", ovvero oggi sono stressato e domani no, ma è un procedimento che richiede tempo, giorni, sia per accumularsi che per essere smaltito.
Quindi portate anche un pò di pazienza e accrescete la vostra resilienza!

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